Marco De Rossi, il boss di WeSchool: “A 14 anni? Ho preso anche 7 in condotta”

marco de rossi

Quando eravamo studenti come voi abbiamo creato questo sito perché sognavamo di poter studiare online, sulle lezioni dei migliori Prof, ovunque e in qualsiasi momento, gratis. Oggi WeSchool (prima “Oilproject”) è usata da milioni di persone e ospita 7000 lezioni: da Pirandello fino alla chimica, da Massimo Temporelli a Umberto Eco. Sei pronto? Be Free To Learn!

Se oggi continuate a fare lezione a distanza, è anche per merito (o per colpa… vedete voi!) sua.  Dovete prendervela con Marco De Rossi , il boss di WeSchool, la piattaforma grazie alla quale oggi 1 milione e 600 mila persone tra voi studenti e  prof fa sì che  la scuola vada avanti. Siete in bona compagnia, insomma!

Magari, ciondolando davanti allo schermo o entrando ogni mattina, puntali e assonnati, nella classe virtuale avete pensato a questa nuova scuola come a un gigantesco meccanismo che arrivava da lontano. America, Silicon Valley, Google… e invece sorpresa! Anche gli italiani  sono anche al top. WeSchool è infatti al secondo posto dopo Google tra le piattaforme di didattica digitale. Come se non bastasse, Marco, ragazzi, non un matusa! Ha 30 anni, è milanese e la sua prima start up è nata quando aveva 14 anni. Un ragazzo come voi! Ora è connesso notte e giorno. Ma non è uno che se la tira… Conosciamolo

Marco che scuola hai fatto?
«Liceo classico Manzoni a Milano. Poi la Bocconi, Economica e scienze sociali. Ho frequentato anche un po’  l’Accademia di Brera… ma sono un nerd cioè programmatore, un tecnico».

A scuola eri un secchione?
«Macché. Al liceo ero un cazzaro… ho anche preso sette in condotta. Facevo il sito della scuola e in cambio di questo, il preside mi faceva andare in giro per le  aule, entrare alla seconda ora senza portare la giustificazione. Però poi alla fine dell’anno riuscivo a portarmi a casa i 7 e gli 8 anche in greco».

Dal sito della scuola alla prima start up
«Sì, quando YouTube non era lo Youtube di oggi. L’idea? A 14 anni solo la voglia di avere belle lezioni. Così è nata Oil Project, una piattaforma di video lezioni on line aperte a perfetti sconosciuti e massimi esperti per condividere le loro conoscenze, da Pascoli alle derivate. È stato l’inizio. Oggi è diventata la Oil Weschool Library, sono i contenuti della nostra piattaforma su cui studiano 2 milioni di ragazzi ma anche qualche settantenne che ripassa Pascoli! Poi ci siamo accorti che la scuola la cambi se cambi i docenti…»

E?
«… e quindi a fine 2016 ho  lanciato WeSchool che permette ai docenti di portare la propria classe on line»

Come funziona?
«Il professore invita i suoi studenti nella classe virtuale e lì può costruire le lezioni come vuole, anche  in base a quanto è smart. Può fare dalla cosa più spiccia come sostituire le fotocopie con copie digitali dei documenti on line, alla classe capovolta..»

Cioè con i banchi sul soffitto? Spiegacela bene
«La lezione è ribaltata: studi la teoria da solo, leggi, analizzi e guardi video di spiegazione. In classe, dopo, fai quello che ha senso di fare… i dubbi, domande, collegamento con altri argomenti sempre diversi».

In pratica… la pratica!
«L’esatto contrario della classica lezione con il prof che spiega e esercizi a casa».

Come hanno reagito i prof?
«Alcuni sono pronti… diciamo c’è un 20% già sgamati digitali, un altro 40%  invece è contrario e non ne voleva sapere e un altro 40% che non sa usare la tecnologia. Con l’emergenza coronavirus anche il 40% dei contrari hanno capitolato sotto la pressione dei genitori. Ed è  successo che noi siamo diventati una squadra di 22 persone che nei primi giorni rispondeva anche  5 mila richieste al giorno…»

Un aneddoto? 
«Un prof ci ha scritto di non potersi iscriversi alla piattaforma. “Non ho la casella di posta” ci ha detto…  Ma lo ha fatto scrivendoci una mail!. E una prof…  la vostra piattaforma è bellissima, la prendo, però vorrei la versione cartacea.  Ah un’altra prof… noi abbiamo una funzione su WeSchool che ti dice cosa fanno gli studenti, chi ha visto la lezione. Ecco questa prof ci ha chiesto  “Non si può avere anche il registro delle mie attività, perché mio marito non crede che faccio tutte quelle ore di lezione”. Casi limite…»

Con la didattica a distanza cosa è successo?
«Qualcuno trasferisce la lezione normale sul digitale, con le videolezioni registrate… è la cosa più brutta che ci possa essere. In realtà il digitale può fare molto di più»

Come?
«La scuola digitale aumenta il tempo e la spazio. Puoi fare una domanda al prof alle 16 del pomeriggio ad esempio. Il prof diventa il regista che “progetta” la lezione. E costruisce l’interazione con gli studenti. Parliamoci chiaro…  il principale motivo perché fallisce la scuola è il cervello staccato degli studenti. Il digitale diciamo che riaccende i collegamenti. Dobbiamo fare in modo che la scuola non siano solo quelle 5 ore prima dei Flinstone..

E i ragazzi come hanno reagito?
«All’inizio non benissimo… Hanno iniziato a dare brutti voti  in rete sapendo che in questo modo potevano far saltare la app. Una nuova versione di sabotaggio. Poi ci sono stati gli Zoom boombing entrando in classe non loro… che per fortuna si sono risolte in bravate. I prof si sono spaventati e a noi hanno creato qualche problema»

Cosa succede in questi casi?
«Il docente deve fare la denuncia per intrusione non autorizzata a sistemi informazione. È interruzione di pubblico esercizio. Bisogna fare la comunicazione di polizia per identificare i responsabili. Per esempio abbiamo speso tempo a cercare in un paese vicino a Messina un tale Santino Ciolla. Ma i  ragazzi sentono un sacco  la mancanza del rapporto umano»

Chi l’avrebbe mai detto …  i ragazzi che vogliono tornare in classe!
«All’inizio è stato un “evviva non c’è scuola”… ma ad aprile c’era un sentimento di preoccupazione e di incertezza sul futuro e anche la nostalgia della vita fisica delle scuole».

La didattica digitale di WeSchool potrà continuare anche quando finalmente torneremo in classe?
«Certamente!  Non potremmo mai fare a meno della lezione frontale ma la cosa interessante è che è impossibile disimparare il digitale. Impossibile dimenticarlo. Torneremo in classe ma con l’abitudine per il docente di pensare un’altra scuola. Perché non è la tecnologia che fa la differenza, ma il progetto pensato dal prof. È lui il regista, che può motivare, far capire dove stai andando e qual è la connessione tra quello che studi e la tua vita concreta. Certo si può fare tutta la formazione che vogliamo ma se non paghiamo di più chi lavora meglio, saremmo costretti a rincorrere agli eroi. E ce ne sono tanti».

Facci un esempio di una lezione in tempi normali?
«Tipo,  il prof spiega. Lezione frontale quindi, ma mentre spiega fa un test, subito, in tempo reale per vedere chi ha capito cosa.  Oppure, divide la classe in due gruppi. A uno fa preparare una poesia di Leopardi ,  all’altro un’altra poesia. Poi i due gruppi se la spiegano a vicenda  con la supervisione e la guida del prof che raddrizza il tiro. Questo processo ti fa stare più attento, ti fa crescere anche sulle soft skill come il lavorare in gruppo, il parlare in pubblico. Ragazzi! Non possiamo a 19 anni uscire dalla  scuola e non sapere organizzarsi il lavoro da soli o parlare in pubblico. Bisogna mettere lo studente al centro: se lui non fa, la  didattica non si muove».

Sei diventato ricco con WeSchool?
«Weschool è e resterà gratuita perchè la scuola che sogno non costa nulla».

E il guadagno dov’è?
«Vendiamo i corsi di formazione ai docenti e i progetti con le aziende nelle scuole».

 

I numeri di WeSchool

Prima che l’emergenza covid chiudesse tutti a casa a fare scuola davanti a un computer sulla piattaforma studiavan

  • 620mila persone:i 120mila prof  e 500 mila studenti

Dopo  la bomba del virus

  • 1,6 milioni: 180 mila insegnanti e 1,4 milioni di studenti

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