DanteDì! Ma chissà come scriveva il Sommo Poeta…

dante spiegato ai bambini
Inferno? Purgatorio? Paradiso? Ma tutti e tre! (@xilo)

Oggi è il DanteDì. Cioè la giornata dedicata a Dante, quest’anno più importante che mai perché sono passati 700 anni dalla sua morte.

Perché proprio oggi? Perché  secondo gli studiosi, è cominciato proprio il 25 marzo, del 1300, il viaggio che Dante compie nei tre regni dell’Aldilà nella sua Diviiiina «Commedia». Prima l’Inferno, poi il Purgatorio e infine il Paradiso. A proposito: lo sapete che Dante l’aveva chiamata solo Commedia. Anzi, con una «m» sola «Comedia». Ad aggiungere Divina è stato il Boccaccio.   

Ma cos’avrà mai questo Dante per essere diventato così famoso? Addirittura il Sommo Poeta! Il Mio Primo Quotidiano lo ha chiesto a chi Dante lo conosce bene, Mirko Volpi che insegna Linguistica italiana all’Università di Pavia e si occupa di Dante e di antichi volgari italiani. Per lui Dante non ha segreti, tanto che ha scritto insieme a Laura Vaioli con i disegni di Giacomo Guccinelli, il libro appena uscito I mostri di Dante (edito Salani ) (Clicca qui per scoprire il libro).

Qui di seguito non troverete le solite notizie che potete leggere in altri siti, libri dappertutto, insomma. Siamo andati a cercare qualche notizia un po’ diversa grazie a Mirko Volpi, nostra special-guida… dantesca! Per un Dante spiegato ai bambini (ma anche per i grandi!), quindi facile ma soprattutto… come nessuno ve lo ha raccontato!

Tanto per cominciare… lo sapevate che di Dante non abbiamo neanche una-riga-una scritta da lui? 

Cioè non sappiamo come Dante scrive?

Proprio così. Di lui non abbiamo neanche una riga autografa. Non sappiamo come scriveva Dante. Neanche una firma, zero completo. Tutto perso.  È il padre della lingua italiana ma non sappiamo come ha realmente scritto

(secondo voi come scriveva? Lettere allungate, larghe, appuntite? E la sua firma? Si firmava Durante o Dante come si faceva chiamare dagli amici?)

Abbiamo la certezza che tutti i manoscritti della Divina Commedia, a non sono di mano sua.  Come era normale nel Medioevo, copisti più o meno professionisti trascrivevano  e trascrivevano

(e trascrivevano e trascrivevano e trascrivevano… mamma che noia! Però così imparavano anche qualcosa)

e trascrivevano le opere. Più un’opera era richiesta, più era fortunata e più copie venivano prodotte.

Quanti manoscritti ci sono oggi al mondo della Divina Commedia? Quelli scritti tra il ‘300 e il ‘400, prima cioè della stampa di Gutenberg, sono solo 800, almeno altrettante copie sono andate perdute.

Non conosciamo la data di nascita ma conosciamo il suo segno zodiacale!

Nasce nel 1265 tra maggio e giugno, perché nella Commedia dichiara di essere del segno dei gemelli.  Ma non sappiamo la data precisa. Conosciamo la data della morte (il 14 settembre 1321)  e gli studiosi hanno individuato come il  25 marzo la data simbolica dell’inizio del viaggio nell’Inferno.

Dante misterioso

Ha scritto e  scritto, ma non ha mai parlato della sua famiglia, genitori, fratelli, moglie… boh!

Solo di Beatrice, (nella Vita Nova quando la incontra a 9 anni). Unica nota familiare è  nella Commedia quando incontra un suo lontano avo, Cacciaguida, nel Paradiso. Un bis bis  avolo crociato,  cavaliere che per Dante è un modo per mostrare la nobiltà della famiglia da cui lui discende. In realtà  era un  borghese con aspirazioni nobili, ma  ci teneva alla nobiltà. Dante nel Paradiso  si fa dare da lui l’investitura definitiva a raccontare il viaggio: “vai, torna e scrivi tutto quello che hai visto…»

Cos’è la Commedia

La Commedia è il racconto di un viaggio che Dante ha fatto e che lui ci descrive una volta tornato. È un viaggio portentoso, miracoloso e straordinario.

E come in tutti i viaggi si fanno esperienze, si incontrano persone positive e negative

(pure veri e propri mostri come hanno raccontato loro nel libro… brrr che paura! ma dopo averlo letto non ne avrete più…)

Come in tutti i viaggi  si è accompagnati da qualcuno che magari conosce la strada meglio di noi, come Virgilio che fa da guida per quasi tutto il Purgatorio e poi passa la mano a Beatrice che lo condurrà quasi fino alle soglie della visione finale.

come tutti i viaggi lunghi difficili è anche un modo per migliorare se stessi, perchè il percorso che fa Dante è un percorso di crescita

(ragazzi non in altezza…. quella interiore!)

in cui si libera delle cose negative si purifica ed è pronto ad arrivare al Bene supremo.

Perché dovremmo leggere oggi quella (vecchia) Divina Commedia

Perché ci mostra come si può… migliorare! In fondo non è proprio questa la vita?

L’inferno è fare i conti con il male

(pensate quante volte diciamo: è un inferno! questa dad è un inferno, questa vita col virus è un inferno!! Andate pure avanti voi…)

Dante compie personalmente il viaggio raccontato nella Commedia

(è proprio lui che parte e va …)

ma lo fa a nome di tutti.

È un viaggio sia personale, in cui lui supera determinate cose, ha un percorso di conoscenza, crescita e  di miglioramento da un punto di vista personale, spirituale anche letterario. Infatti  è come se diventasse un miglior poeta  Cantica dopo cantica.

Dall’altra parte è un viaggio esemplare che lui fa in nome e per conto di tutti per indicare la via per diventare migliori. Come? Prima di tutto facendo i conti con le cose negative di noi stessi e del mondo che ci sta attorno. Che saranno rappresentati dalla gola

(alzi la mano chi sa trattenersi davanti a una bella torta di cioccolata?)

dall’avidità, gli scatti d’ira

(quante volte vi siete sentiti ribollire un po’ il sangue e non avete potuto trattenere la rabbia?)

 il tradimento, la frode,  il furto…

Che inferno!

Dante dice che attraversa l’inferno «per fare esperienza piena del male» (aiuto!), delle cose che non vanno bene, quelle che non funzionano. Non che lui sia carico di tutti quei mali

(attenzione!! non è che Dante fosse supergoloso, avido, un ladro, insomma così mostruoso da concentrare su di sé tutti i mali che poi descrive nei vari Gironi infernali!)

Ne fa esperienza (anche attraverso i mostri).

Invece spesso si ritrova più coinvolto da alcuni mali. Per esempio  quando incontra Paolo e Francesca (è una storia bellissima) perché anche lui forse ha rischiato a un certo punto della sua vita di perdersi in amori non veri. In passioni sregolate che rischiavano di fargli perdere la retta via incarnata da Beatrice. È così coinvolto dalla storia di Paolo e Francesca Dante che alla fine… sviene.

(booom  Dante crolla a terra, quinto canto Inferno) .

Basta un saluto e l’amore è salvezza

Dante si sposa con Gemma, fin da ragazzini  sapevano che sarebbe andati sposi, era un contratto per assicurare stabilità nella famiglia. Ma l’amore di cui parla Dante non ha niente a che vedere con la moglie. L’amore è Beatrice (lo racconta nella Vita Nova, poesia e racconto in prosa di tutta la sua storia d’amore) e nasce quando lui è ancora un bambino.

La incontra a 9 anni, poi è tutto un  ricorrere del numero 9: la rivede quando ne aveva 18 e lui la salutò e sentì tutti i sentimenti accesi da questo semplice saluto che diventa salute che diventa salvezza

(e qui ragazzi spunta un po’  il latino: salus significa salvezza. Ehi! Avete letto le nostre lezioni di latino quotidiano?) .

Però (disastro….) Beatrice muore giovanissima. E Dante ha un momento di traviamento, racconta di essersi fatto consolare da quella che lui chiama una donna pietosa (birichino questo Dante…) e si volge ad altro (anzi ad altre…) dimenticando un po’  la sua Beatrice che poi però gli appare in sogno… Dante  si pentirà e tornerà  a lodarla in maniera ancora più eccezionale.

Anche dopo però dedica qualche rima di amore ad altre donne

(e allora Dante? che fai ci ricaschi? che tanto dopo ti viene il senso di colpa…)

 L’allontanamento da Beatrice lo vive come una colpa perché significa allontanarsi dal vero bene

 (Ora, ragazzi, chiariamo bene una cosa… tra Dante e Beatrice non c’è stato neanche un piccolissimo bacio!)

L’amore per Beatrice è tutto spirituale, niente affatto fisico o carnale. È quel tipo di amore  capace di rispecchiare il Vero Amore con la maiuscola, cioè l’amore di Dio e quindi innalza Dante. Invece volgersi a sentimenti più volgari non nobilitanti come invece quello aveva per beatrice significava il rischio di perdersi nella lussuria cioè un amore non rivolto al Bene e privo della ragione

(Anche Dante è un po’ peccatore insomma…)

Ma che carattere aveva Dante?

Dalle sue opere  (l’Epistole latine, il Convivio) si capisce che Dante era un uomo di grande fierezza, molto consapevole delle proprie virtù, anzi delle proprie capacità… insomma  tutto meno che umile. Aveva coscienza di fare qualcosa di straordinario e qualcosa che nessuno aveva fatto prima di lui. E lo dice  a chiare lettere “l’acqua che io prendo giammai nessuno corse”.  E lo straordinario di farlo in volgare e non in latino. Infatti nel Purgatorio prevede che passerà anni nel girone dei superbi.

Ma che scuola aveva fatto?

Di preciso non lo sappiamo. Aveva fatto gli studi previsti per chi apparteneva a una classe sociale media non nobile, ma nemmeno popolare. Di sicuro non ha frequentato l’università, quella che un tempo si chiamava lo Studium, il corrispettivo dell’università odierna. Non ha veri propri studi superiori regolari e canonici.  (Però studia da solo tanto) Approfondisce a Firenze studi filosofici e teologici messi a punto dopo, a Bologna, dove lui risiederà per qualche tempo intorno ai 20 anni.  Sappiamo e questo è certo che era uomo di grandissima cultura, e di grandissima profondità e estensione di interessi (un curioso che non perdeva l’occasione di capire…) 

Dante un uomo davvero… volgare!

In quegli anni le opere più importanti, quelle più prestigiose che parlavano delle cose più alte venivano scritte in latino, la lingua dei dotti e quindi adatte ad una fascia di popolazione più ridotta.

Dante invece sceglie sceglie il volgare per esser compreso da tutti, per arrivare a più persone possibile, o come dice nel Convivio) per offrire “un banchetto di conoscenza” a cui tutte le persone che non hanno potuto studiare il latino potessero attingere

(un po’ rap? non so se può dire…. ma lo dico lo stesso… chissà cosa ne penserà la nostra super guida Volpi…) .

Voleva allargare il pubblico perché il suo messaggio di salvezza arrivasse a più persone possibili. Tant’è che  i dotti dell’epoca non gliela perdonano .

«Non va bene! » (tuonano contro Dante i dotti dell’epoca… questa Commedia è troooppo volgare! ma Dante se infischia)

«Hai scritto nel linguaggio del popolino, delle donnette, delle muliercole» (lo accusano anche dopo morto)

«Non sei degno di essere come i grandi poeti e i grandi autori latini dell’antichità!» (anche i sapientoni si sbagliano… e pensate quanto si sono sbagliati questi!)

Ma lui cosa risponde alle critiche? Quando è ancora in vita, ribadisce sempre questo pensiero  (lo scrive alla fine del primo trattato del Convivio) e cioè che il volgare doveva essere Sole nuovo, la luce nuova che avrebbe illuminato le menti delle persone affamate di sapere, di cultura, di  conoscenza. Rimane convinto (e per fortuna!!! Bravo Dante-rap!) della necessità assoluta di scrivere in volgare la Commedia. Il suo grande messaggio non poteva che essere in volgare perché è  un viaggio esemplare per tutti noi. Quindi usare questo mezzo linguistico per arrivare a più persone.

Perché è il Sommo Poeta? Cos’avrà mai più di tutti gli altri?

Sommo poeta perché,  oltre  ad avere letteralmente inventato la lingua italiana, l’ha resa capace di parlare di qualsiasi cosa. La lingua che noi parliamo oggi deve moltissimo a lui. Se non ci fosse stato lui,  noi oggi parleremo in maniera differente… (urca!)

Sommo poeta anche perché ha parlato di tutto, nella maniera più profonda, più vera, più sottile, più intelligente. Ma «di tutto» significa  proprio tutto-tutto: dalle cose più alte, come la visione di Dio, le grandi questione teologiche, quelle filosofiche ma anche e soprattutto della realtà e di noi.

Dante è definito il poeta della realtà.

Ha parlato di tutta l’esperienza umana, di tutti i sentimenti umani nella maniera più raffinata e perfetta (cose belle e  brutte, sciocche o meravigliose…) . È questo che lo fa grande, cioè Sommo. Lui parlando dell’aldilà, dei morti, dei dannati, dei purganti, dei beati in realtà sta  parlando del mondo di qua

(insomma il nostro ragazzi, quello in cui sguazziamo tutti i giorni come pesci in mezzo al mare!)

In conclusione?

L’importante della Commedia non è l’Inferno… qualcuno vi dirà (fratelli più grandi magari….) che Purgatorio e Paradiso sono noiose. Non è vero! Sono la tappa numero uno, due e numero tre. Con il campionario di mostri e di orrori per passare all’esperienza di purificazione e arrivare alle grandiosità paradisiache.


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