I ragazzi della Libertà: il Memoriale della Resistenza

Memoriale della Resistenza

Un volto, un nome e una storia che ha contribuito a cambiare il nostro paese. A fare la Storia. C’è ad esempio «Gastone Malaguti che in seconda media quando gli dissero che il suo compagno David in quanto ebreo non poteva frequentare la scuola si ribellò a un gerarca e si mise a urlare. E 5 anni dopo fece il partigiano a Bologna. Oppure Luciana Romoli, che quando la maestra umiliò una compagna di classe ebrea organizzò una rivolta con le altre bambine. Lei divenne poi staffetta partigiana».

Erano dei ragazzi, proprio come lo siete voi oggi, i tanti partigiani che hanno fatto la Resistenza. Ora a raccontarli ci ha pensato Gad Lerner che insieme a Laura Gnocchi, li ha raccolti nel libro «Noi ragazzi della libertà», edito da Feltrinelli, nel quale alcuni partigiani ripercorrono le loro gesta eroiche compiute quando erano dei ragazzini negli anni della Resistenza.

Il memoriale della Resistenza

Tutte le testimonianze sono tratte dagli oltre 500 contributi filmati che Lerner e Gnocchi, in collaborazione con l’Anpi e grazie a molti volontari, hanno raccolto negli ultimi anni. Le potete vedere tutte perché sono online sul sito noipartigiani.it,  come  un  Monumento digitale alla memoria di chi ha fatto la Resistenza.

Già 50 di queste storie sono già confluite nel precedente «Noi, partigiani. Memoriale della Resistenza italiana»(edito da Feltrinelli) e ora 18 compongono questo libro, riadattate per i lettori dai 12 anni in su. «Partigiano è il contrario di neutrale, è chi sceglie di stare da una parte, di non essere indifferente. Si inizia da qui per spiegare ai più giovani chi sono questi bellissimi vecchi che raccontano le loro scelte di gioventù».

Ragazzi come voi

«Sono giornate emozionanti, frutto di un lavoro molto lungo: finalmente i volti e le voci di questi partigiani potranno essere messi a disposizione soprattutto per le giovani generazioni, perché questi sopravvissuti non ce la fanno più ad andare nelle scuole, i meno vecchi hanno 90 anni e c’è il rischio che con la loro morte si perda la catena di trasmissione della memoria – ha spiegato Gad Lerner intervistato dall’Ansa.

Ragazzi e diritti

All’epoca erano solo dei ragazzini «Poteva accadere che fossero i genitori a mettere le armi nelle loro cartelle, nella speranza che nessuno avrebbe controllato ragazzi così giovani» spiega il giornalista.   Ragazzi disubbidienti «sì, perché in queste storie c’è l’ingenuità e il candore di bambini che si sono ribellati a un’ingiustizia e non l’hanno accettata», dice incitando i ragazzi a combattere per i diritti che possono essere in pericolo. «Lo vediamo in Turchia, che era un Paese democratico, o in Bielorussa, Ungheria, Polonia. Non è scontato che le nostre libertà siano garantite in eterno, soprattutto se torna il mito dell’uomo forte, se si usa un linguaggio aggressivo, se ci sono razzismo e misoginia».


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