Strage Georgofili, «Il tramonto» di Nadia ora è una canzone

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Il Tramonto  la poesia di Nadia
«Il Tramonto» la poesia di Nadia, 9 anni

Nadia Nencioni aveva  appena 9 anni quando esplose la bomba in via dei Georgofili, a Firenze. Era la notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993. L’autobomba piazzata da Cosa Nostra uccise oltre a lei, la madre Angela Fiume, il padre Fabrizio Nencioni, la sorellina Caterina di pochi mesi, lo studente di architettura Dario Capolicchio di 22 anni,  ferendo inoltre 41 persone. Da allora sono passati 26 anni.

 

La poesia

Tre giorni prima dell’attentato Nadia aveva scritto una poesia: «Tramonto». Ora i suoi versi sono diventati una canzone, cantata da un coro di 175 voci bianche. Il «coro di Nadia» è formato dagli alunni e dalle alunne dell’elementare «Nadia Nencioni», la scuola intitolata proprio a lei e alla sorellina Caterina.
Per ricordarla gli alunni della Nencioni hanno preparato uno spettacolo di canzoni e si sono esibiti nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Per tutto l’anno scolastico i piccoli cantori hanno studiato, scritto, provato, sotto la guida del maestro Matteo Ceramelli e della docente Mariangela Accordi.
La canzone scritta e musicata dai bambini  riprende, nel ritornello, alcuni versi proprio la poesia scritta da Nadia (che allora frequentava la scuola Lambruschini)

«Il pomeriggio
se ne va
il tramonto si avvicina
un momento stupendo
il sole sta andando via (a letto)
è già sera, tutto è finito».

La bomba in via dei Georgofili

Danni gravi subirono gli Uffizi, Palazzo Vecchio, la Chiesa di Santo Stefano al Ponte e tutti gli edifici intorno al luogo dove esplose l’ordigno.

In quell’anno altre bombe esplosero a Roma e Milano, secondo un progetto criminale che aveva come obiettivo quello di destabilizzare il funzionamento delle istituzioni democratiche e la vita civile del paese. Come si legge sul sito del Comune di Firenze «Grazie all’impegno di magistrati coraggiosi, tra cui Gabriele Chelazzi e Pier Luigi Vigna, l’inchiesta giudiziaria acquisì la certezza che si era trattato di una strage mafiosa, attuata con la precisa volontà di condizionare la vita politica strappando situazioni di favore per i boss detenuti nelle carceri di massima sicurezza.  Ancora si attende una completa e esaustiva ricostruzione storica e politica di quei tragici eventi, anche se un ulteriore importante passo avanti è stato fatto grazie alla sentenza di Palermo sulla trattativa Stato-mafia».

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