Silvia Romano: “Sono stata forte”

silvia romano

L’abbraccio più bello nella domenica della Festa della mamma è stato quello di Silvia Romano, la ragazza di 25 anni rapita due anni fa in Kenya e rientrata finalmente in Italia.

Le sue prime parole sono state:

Sono  stata  forte e ho resistito

Domenica ha potuto riabbracciare la sua famiglia ed è stata subito interrogata dagli inquirenti. Silvia Romano ha raccontato di essersi convertita all’Islam, di aver cambiato il suo nome in Aisha  che in arabo significa «viva».  Questo ha scatenato un’ondata di critiche nei suoi confronti.

Ci piace invece riportare una riflessione di Alberto Pellai, psicoterapeuta che parte da quella sua frase “Sono stata forte”  e la condivide con tutti voi, ragazzi. Solo 3 parole, ma dentro c’è coraggio, ci sono sogni, c’è la resilienza, questa capacità di fronteggiare le difficoltà con un atteggiamento positivo.

 

SONO STATA FORTE di Alberto Pellai

«La liberazione di Silvia Romano è un raggio di luce che illumina questo tempo buio. A me, più di tutto, sono piaciute le parole con cui lei ha commentato il suo rilascio: “Sono stata forte”. Nessuna parola di denuncia, di vittimismo, di condanna, di recriminazione. Solo tre parole che sono un manifesto di resilienza: “Sono stata forte”.

Silvia può essere davvero considerata un esempio di “compattezza” e coraggio, molto vicina a quella di tanti altri ragazzi e ragazze che continuano a tenere alto lo sguardo e a trasformare la loro vita in un’opportunità. Noi, i loro genitori, siamo cresciuti in un tempo in cui si poteva coltivare il sogno di diventare ciò che si voleva essere. Studiare, lavorare e impegnarci a noi è servito per abitare la vita con stabilità, ottenendo da essa ciò che le potevamo chiedere.

I nostri figli crescono in un tempo in cui il futuro è raccontato come una minaccia, più che come un’opportunità. Noi genitori, ma in generale tutto il mondo adulto, li allertiamo continuamente su quanto scarse siano le loro probabilità di farcela in un mondo in cui le parole chiave sono “crisi”, “precarietà”, “incertezza”. Eppure loro ci provano. Non mollano. Continuano a fare sogni.

La vicenda di Silvia è quella di molti nostri figli. Non così drammatica, ma molto simile. Provano ad entrare nella vita, ma trovano che quasi tutte le porte sono state chiuse. Eppure loro non mollano: continuano ad avere sogni e ideali. Non tutto andrà bene. Le cadute, gli inciampi, i fallimenti non sono evitabili. Ma cadere non vuol dire finire. E subire una battuta d’arresto non significa doversi fermare per sempre. Questo i nostri figli lo devono sapere. Se lo devono sentir dire.

Oggi è Silvia che glielo comunica con tre parole, le uniche che i media ci hanno consegnato di lei, dopo la sua liberazione: “Sono stata forte”. Grazie Silvia. Oggi prendiamo le tue parole e le regaliamo a tutti i nostri figli. Perché le regalino a se stessi. Al loro presente così faticoso. E al loro futuro, che si sentono raccontare come minaccioso. Ma che, seguendo anche il tuo esempio, continuerà ad essere uno spazio da abitare con la forza dei sogni che ogni giovane non deve mai smettere di sognare.

Molte delle foto di Silvia, la ritraggono con la sua tesi di laurea in mano. Non era un’avventuriera e non era un’ingenua, come nel consueto teatrino della politica e degli opinionisti in voga, qualcuno ha cercato di raccontarcela. Silvia è una dottoressa, giovane e piena di desiderio. E soprattutto è una donna forte. Un buon esempio da raccontare oggi ai nostri figli. Genitori, docenti, educatori, ma soprattutto ragazzi e ragazze: mandate un messaggio a Silvia, oggi, anche voi. Ringraziatela perché la sua resilienza è ciò che serve a tutti noi, oggi, in un tempo che ha bisogno di speranza».

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