MILANO – Liliana Segre era una ragazzina di  14 anni quando venne caricata su un treno dal Binario 21 di Milano, con destinazione Auschwitz. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati al Campo di concentramento, Liliana è tra i soli 25 sopravvissuti.
Oggi è una delle più autorevoli Voci della Memoria italiana. E il 19 gennaio  è stata nominata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, senatrice a vita, «per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale».

Le sue parole.  “Io vivevo privilegiata, una principessina che di colpo è passata dalla tiepida casa, come dice Primo Levi, all’inferno di Auschwitz. Oggi ho 86 anni, sono nonna di tre nipoti e dopo tanto odio, sono stata fortunata e ho conosciuto l’amore e la felicità. Io e mio padre eravamo una coppia particolare: dopo la morte di mia madre, lui mi ha fatto da papà e mamma con dolcezza e impegno, negandosi un futuro per rifarsi una famiglia. Decise di dedicarsi a me. Per mano siamo arrivati fino ad Auschwitz, ma là le mani sono state divise. Sono passata davanti a questa casa mille volte, ma non ho avuto mai il coraggio di guardare quelle finestre. Quando tornai dal lager per prima cosa tornai qui e nessuno mi riconobbe all’inizio, il portinaio mi scambiò per una questuante. Poi dissi chi ero e scesero tutti gli inquilini. Avevo 14 anni ma ero vecchia, avevo visto il peggio del mondo”.

 La sua storia.  Liliana a 8 anni fu costretta ad abbandonare la scuola elementare per le leggi razziali.  Tentò assieme al papà e ai suoi nonni prima di nascondersi e dopo l’8 settembre 1943, di fuggire in Svizzera; catturati alla frontiera subirono l’umiliazione del carcere e poi la deportazione ad Auschwitz-Birkenau, dove rimase sola ad affrontare l’inferno del campo di sterminio e del lavoro forzato; sopravvissuta ad Auschwitz e alla marcia della morte, Liliana fu la sola della sua famiglia a ritornare a Milano. Dopo lo sterminio nazista visse con i nonni materni, unici superstiti della sua famiglia. Nel 1948 conobbe Alfredo Belli Paci, cattolico, anch’egli reduce dai campi di concentramento nazisti per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale. I due si sposarono nel 1951 ed ebbero tre figli.

Della sua esperienza, per molto tempo, Liliana Segre non ha mai voluto parlare pubblicamente. Ha deciso di interrompere questo silenzio nei primi anni ’90 e da allora si è resa disponibile a partecipare a decine e decine di assemblee scolastiche e convegni di ogni tipo per raccontare ai giovani la propria storia anche a nome dei milioni di altri che l’hanno con lei condivisa e che non sono mai stati in grado di comunicarla.

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