Cessato allarme: il razzo cinese è caduto vicino alle Maldive

Il razzo cinese Lunga Marcia 5B è rientrato nell’atmosfera in un’area vicina alle isole Maldive senza spargere detriti i n Italia come si temeva.

Era  previsto alle 4,52 del 9 maggio, con un margine di incertezza di 6 ore, il rientro nell’atmosfera del secondo stadio del razzo cinese Lunga Marcia 5B. Lo indicavano i dati più aggiornati del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord America. L’Italia centro-meridionale fa ancora parte della vastissima zona sulla quale si era temuto che potesse avvenire il rientro e che comprende l’intera Africa, l’Asia meridionale, l’oceano Pacifico, l’Australia, parte del Nord America, l’America centrale e parte del Sud America.

razzo cinese

Gli avvistamenti del razzo cinese

Il razzo intanto era visibile a occhio nudo ed è stato fotografato nel cielo di Roma. A catturarne le immagini all’alba è stato l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope. «L’osservazione era possibile agilmente ad occhio nudo – spiega Masi – l’oggetto appariva chiaramente lampeggiante, a causa della sua rotazione su sé stesso: per questo la traccia registrata nella fotografia mostra una fitta serie di tratti luminosi». Venerdì lo stesso astrofisico aveva fotografato lo stadio del razzo utilizzando il telescopio. Nel corso della mattinata il razzo lampeggiante è stato avvistato sopra lo stato americano dell’Iowa.

Tutti in allarme

Il 7 maggio  nella sede del Dipartimento della Protezione Civile il primo incontro del tavolo tecnico che ha seguito le operazioni di rientro incontrollato in atmosfera del secondo stadio del razzo cinese. Alla riunione, in video collegamento, oltre all’Asi (Agenzia Spaziale Italiana) hanno partecipato: un membro dell’ufficio del consigliere militare della Presidenza del Consiglio, rappresentanti del ministero dell’Interno, del Dipartimento dei vigili del fuoco, della Difesa, del Coi (Comando operativo di vertice interforze) e degli Esteri, Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile), Enav (Ente nazionale per l’assistenza al volo), Ispra e la Commissione speciale di protezione civile della Conferenza delle Regioni.

Pericolo in Italia?

C’erano «porzioni» di 9 regioni del centro-sud che potevano essere interessate dalla caduta di frammenti del razzo spaziale cinese: Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Le indicazioni arrivavano dal Comitato Operativo della Protezione Civile convocato dal capo Dipartimento, Fabrizio Curcio. Il consiglio era di stare al chiuso e non in luoghi aperti dal momento che «è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici».

La corsa spaziale della Cina

Dal ministero degli Esteri cinese sostengono però che il rischio di danni sulla Terra dalla ricaduta del razzo lanciato il 29 aprile per inviare nello spazio il primo modulo della stazione spaziale orbitante «è estremamente basso» e che dovrebbe distruggersi completamente al rientro nell’atmosfera. La Cina ha investito miliardi di dollari nell’esplorazione spaziale nel tentativo di accrescere la sua statura globale di potenza tecnologica, seguendo le orme di Stati Uniti, Russia ed Europa. Tra i timori sulla traiettoria del razzo di ritorno sulla Terra, moltiplicatisi sui social media, il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin ha affermato che l’esercito Usa non ha intenzione di abbatterlo. Lo spazio è diventato l’ultimo teatro delle grandi lotte di potere tra Cina e Stati Uniti. Il lancio del 29 aprile del primo modulo della stazione spaziale Heavenly Palace, che ospita attrezzature di supporto vitale e uno spazio utile gli astronauti, è stato un passaggio chiave nell’ambizioso piano di Pechino per stabilire una presenza umana permanente nello spazio. Il presidente Xi Jinping lo ha definito come fondamentale nella «costruzione di una grande nazione di scienza e tecnologia»

 

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