Quei ragazzini partigiani eroi della Resistenza

La Resistenza italiana vide la partecipazione di bambini e adolescenti che si unirono in maniera spontanea alle formazioni partigiane o ai movimenti clandestini di opposizione al nazifascismo.

I ragazzi partigiani

Erano spesso assegnati a incarichi ausiliari quali vedette, messaggeri o sabotatori. Inoltre, si rivelarono preziose le informazioni raccolte da ragazzini di 13-14 anni che, mentre giocavano ai margini delle strade, tenevano a memoria o disegnavano i numeri e i simboli divisionali dei veicoli tedeschi di passaggio, nonché di reparti in movimento. Le notizie, come informa Wikipedia, erano poi organizzate e fatte pervenire agli Alleati (con Alleati si intendono le tre potenze principali che svolsero un ruolo decisivo nel conflitto contro i tedeschi: gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e il Regno Unito). Altro esempio di giovani in battaglia si ebbe a Modena, nella quale un gruppo di ragazzini aiutò la Resistenza spargendo chiodi sulle strade (allo scopo di forare gli pneumatici dei mezzi tedeschi) oppure rimuovendo i cartelli stradali. I ragazzi si segnalarono anche per prestare soccorso a ebrei e aviatori o soldati alleati, aiutandoli a trovare un nascondiglio.

Soldati a quattordici anni

Ugo Forno

Numerosi furono gli episodi in cui bambini e adolescenti presero parte direttamente ai combattimenti. Gennaro Capuozzo e Filippo Illuminato perirono durante le Quattro giornate di Napoli (tra il 27 e il 30 settembre 1943 un’insurrezione popolare liberò la città dall’occupazione tedesca), combattendo assieme a altri giovani scappati dal carcere minorile e scugnizzi. Ugo Forno (lo vedete nella foto) affiancato da altri giovani combattenti, morì a Roma difendendo un ponte dai guastatori tedeschi. Franco Cesana e Luciano Domenico morirono in scontri armati nel Nord Italia.

Ragazzi fatti prigionieri

Altri giovanissimi membri della resistenza (Franco Centro, Beniamino Cobianchi, Roberto Di Ferro), fatti prigionieri, furono vittime di torture e esecuzioni da parte delle truppe nazifasciste. A 15 anni, Michele Di Verolie e Duilio Cibei perirono nell’eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma. I quattordicenni Marcello Martini e Franco Cetrelli furono i più giovani tra i deportati politici italiani, al campo di concentramento di Mauthausen. Oltre 1.500 bambini in Italia furono vittime di stragi e rappresaglie: 130 nell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, più di 200 nella stra

ge di Marzabotto, gli altri nei numerosi eccidi che si verificarono. Ad essi si aggiungono i perseguitati per cause razziali. Dei 776 bambini ebrei italiani deportati ad Auschwitz ne sono sopravvissuti solo 25. Degli oltre 200 di età inferiore ai 14 anni, che furono deportati dal ghetto di Roma il 16 ottobre 1943 non ne è tornato nessuno.

La storia delle Aquile randagie

Una particolare forma di resistenza al fascismo fu l’esperienza di alcuni giovani che continuarono clandestinamente a formare gruppi scout, ufficialmente disciolti e proibiti dal fascismo. Tra questi vi fu il gruppo che si diede il nome di Aquile randagie. Questi ragazzi erano scout di Milano e Monza che diedero vita all’OSCAR (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati) che si impegnò in un’opera di salvataggio di perseguitati e ricercati di diversa nazione, razza, religione, con espatri in Svizzera e concludendo il proprio servizio proteggendo la vita, a guerra finita, agli stessi persecutori.

La messa al bando degli scout e la nascita dei Balilla

La nascita dello scautismo clandestino è da far risalire alla messa al bando del movimento scout in Italia, previsto dalle leggi fasciste del 1926, con lo scopo di eliminare qualsiasi forma di educazione giovanile concorrenziale a quella dei Balilla. L’Opera nazionale Balilla per l’assistenza e per l’educazione fisica e morale della gioventù (nota come Opera nazionale Balilla, in sigla ONB) fu un’organizzazione giovanile istituita come ente morale durante il ventennio fascista Lo scopo dell’ONB era infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell’educazione militare, renderli consapevoli della loro italianità e del loro ruolo di «fascisti del domani». Il termine Balilla fu ispirato dalla vicenda del giovane Giovan Battista Perasso che nel 1746 incitò alla rivolta i genovesi durante la breve occupazione asburgica del capoluogo ligure.

Resistenza non violenta

Le leggi contro gli scout non fermarono però il movimento che continuò a svolgere clandestinamente le proprie attività. Fu alla firma dell’armistizio di Cassibile che il movimento iniziò una resistenza ancora più radicale. Si propose subito il dilemma se resistere passivamente o diventare partigiani.

La risposta venne data seguendo i principi scout: «Noi non spariamo, noi non uccidiamo… noi serviamo!». Viene quindi combattuta una resistenza disarmata e non violenta. Il 12 settembre del 1943 fu istituita l‘organizzazione OSCAR. Che cosa faceva? La sua  attività consisteva principalmente nell’espatrio di persone ricercate dai vari regimi.

Espatri e documenti falsi

Sino alla fine della guerra l’organizzazione realizzò 2.166 espatri clandestini, procurando più di tremila documenti falsi. Ebrei, oppositori politici, prigionieri di guerra, ma anche disertori tedeschi e italiani furono i beneficiari dei servizi dell’organizzazione. Anche fra le Aquile vi furono dei morti, come Nino Verri, fucilato il 16 aprile 1945 per aver soccorso un partigiano ferito e braccato dai militari della Repubblica Sociale Italiana. Alcuni bambini aiutarono soldati americani trasportando il loro equipaggiamento durante la Liberazione di Roma del 1944.

Ragazzi partigiani e mascotte degli Alleati

Nei teatri di guerra, i bambini delle popolazioni occupate da eserciti stranieri a volte legavano con i soldati per necessità o perché presi in carico dalle unità militari. Anche in Italia avvenne lo stesso. Durate la Campagna d’Italia, alcuni bambini si schierarono al fianco delle unità angloamericane come facchini, o in generale prendendosi in carico qualsiasi servizio di supporto per tali truppe. Inoltre, come i loro colleghi sovietici, anche i soldati americani adottarono alcuni bambini rimasti orfani a causa dei i combattimenti, dando loro uniformi e compiti di supporto, o tenendoli con sé come mascotte.


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