#PalermochiamaItalia (dal balcone) 28 anni dopo la strage di Capaci

Eroe è chi si sacrifica per affermare un ideale. Giovanni Falcone è stato un eroe. Anzi un supereroe. Sapeva di essere nel mirino della mafia. Sapeva di mettere a rischio la sua vita. Ma tutto questo non la ha fermato.

Perché lo ha fatto? Lo spiega bene sua sorella, Maria. «Quando i giornalisti chiedevano a mio fratello perché andasse avanti nonostante i rischi e i sacrifici, lui rispondeva con una frase semplice che dice tutto di lui: “per spirito di servizio”». Significa senso del dovere. Lui si sentiva a servizio dello Stato, della comunità. Si sentiva uno strumento della giustizia. Non pensava a se stesso, ma al bene più grande. E in nome di questo ha lavorato e vissuto. Per questo è stato ucciso da coloro che combatteva. Ma le sue idee non sono state fermate. Anzi. 28 anni dopo la sua morte sono più forti che mai.

Aveva paura? Sicuramente sì. Ma aveva più coraggio. Ecco cosa diceva.

“L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”

La strage di Capaci

Il 23 maggio 1992 sull’autostrada A29 che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, il giudice Falcone con la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, con gli agenti della scorta stavano rientrando da Roma come facevano ogni fine settimana.  Ed è proprio qui che la mafia aveva piazzato una carica di cinque quintali di tritolo.
 Era posizionata in una galleria scavata sotto la sede stradale nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine. Alle  17.58 una  terribile esplosione apre una voragine sulla strada e uccide il giudice Falcone, la moglie e i tre agenti della scorta Vito Schifano, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Chi era Giovanni Falcone

Giovanni Falcone, era direttore degli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia e candidato alla carica di procuratore nazionale antimafia,

Era un  magistrato che faceva parte del  pool anti mafia costituito a Palermo nel 1980 per combattere Cosa Nostra. Lui è  tra i primi a intuire cosa era e come era organizzata la mafia siciliana, in un’epoca in cui si negava generalmente l’esistenza della mafia e se ne confondevano i crimini con scontri fra bande di delinquenti comuni. E capisce che per scoprire i legami mafiosi deve seguire i flussi di denaro, seguire la strada del denaro mafioso.

Aveva ragione. E la sua tesi è stata confermata dalle dichiarazioni rilasciate nel maxiprocesso dal primo importante pentito di mafia, Tommaso Buscetta, e, negli anni seguenti, da altri rilevanti collaboratori di giustizia.

Nel 1985  insieme  all’amico e collega Paolo Borsellino (che sarà ucciso solo un mese e mezzo dopo) vengono trasferiti per sicurezza nella foresteria del carcere dell’Asinara dove iniziarono a scrivere l’istruttoria per quello che passerà alla storia come il Maxiprocesso.
Manderanno alla sbarra ben 475 imputati.
È la prima volta che lo Stato fa sentire la sua voce forte contro la mafia e lo fa grazie soprattutto ai due magistrati. Il Maxiprocesso produrrà 360 condanne per 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di vecchie lire di multe da pagare.
Falcone e Borsellino non hanno mai smesso di combattere contro Cosa Nostra ben sapendo che questo avrebbe messo a rischio la loro stessa vita.

Gli uomini passano – disse una volta Giovanni Falcone – ma le idee restano. Restano le tensioni morali che continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.

Tante  le manifestazioni per ricordare i magistrati che, pur sapendo di essere nel mirino della mafia, continuarono a lavorare in nome della giustizia e della legalità.

Ogni anno la barca della legalità porta a Palermo migliaia di ragazzi per commemorare questa giornata. Ma quest’anno la pandemia ha impedito che questo avvenisse. Ma le iniziative non mancheranno.  Come quella di mettere alle 18 un lenzuolo bianco alle finestre di tutta Italia.

Il bunkerino

Tutti dentro al cosiddetto Bunkerino. Si può visitare virtualmente il bunker dove vennero rinchiusi Falcone con l’amico e collega Borsellino per essere più sicuri. «Adesso – spiega Leonardo Agueci, presidente della Fondazione Progetto Legalità onlus che supporta l’Anm Palermo nella gestione degli accessi – con le miniclip pubblicate su www.progettolegalita.it è possibile “visitare” on line, da tutta l’Italia e oltre, le stanze in cui hanno lavorato i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e il lavoro del pool quando si rese necessario alzare il loro livello di protezione e trasferire una parte degli uffici del pool antimafia che stava lavorando al maxi-processo. Il lato positivo è che in questo modo potranno accedere anche tutti quelli che non possono viaggiare da altre regioni o essere a Palermo».

Le iniziative

La commemorazione partirà, sabato mattina, con la diretta dal Ministero dell’Istruzione.

  • Ad aprire il collegamento, alle 8.35 (circa), il video messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Subito dopo, dalla facciata del Palazzo dell’Istruzione, saranno srotolate (alle 8.42) le gigantografie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e delle loro scorte. Dal Ministero interverranno la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Franco Gabrielli. La diretta si sposterà a Palermo, alla Stele di Capaci, dove la professoressa Maria Falcone, sorella di Giovanni, e Tina Montinaro, moglie di Antonio, il capo scorta del giudice Falcone, depositeranno una corona in memoria degli agenti caduti durante le stragi.
  • La mattinata proseguirà con un collegamento dalla Nave della  Legalità «per raccontare le storie delle scuole italiane e le esperienze delle tante studentesse e dei tanti studenti e docenti che negli anni passati hanno partecipato all’ormai tradizionale viaggio da Civitavecchia a Palermo. Le telecamere saliranno a bordo della Nave Splendid della SNAV che in questi anni ha accompagnato i ragazzi nella traversata e che in questi mesi è attraccata al porto di Genova ed è stata trasformata in ospedale galleggiante per gli ammalati di Covid-19.
  • Nel pomeriggio con lo Speciale Capaci su Italia Si su Rai Uno verranno  ricordati gli agenti caduti a Capaci e in via D’Amelio con la deposizione di una corona di fiori presso il reparto scorte della Caserma Lungaro di Palermo. Parte fondamentale della trasmissione saranno le video interviste e i collegamenti con quanti, in questo periodo di emergenza, giorno dopo giorno, hanno svolto e svolgono il proprio dovere anche a rischio della vita.
  • Alle 17.58, come ogni anno, ma, stavolta senza la partecipazione dei cittadini, ci sarà il tradizionale momento del «Silenzio» sotto l’Albero Falcone e, in contemporanea, dal Giardino di Capaci. Il tradizionale corteo per le vie del centro di Palermo sarà sostituito – vista l’impossibilità di raduni per l’emergenza sanitaria – da un flash mob organizzato dalla Fondazione Falcone e dal Ministero dell’Istruzione. Nei giorni scorsi una serie di artisti, attori e musicisti italiani con piccoli video, pubblicati sui canali social della Fondazione Falcone, del Ministero dell’Istruzione e di PalermoChiamaItalia hanno lanciato un appello ad appendere un lenzuolo bianco dal balcone di casa e ad affacciarsi tutti insieme alle ore 18. #PalermoChiamaItalia

I film

Per ricordare Giovanni Falcone, su  Rai Play, andranno in onda un docufilm, una fiction e due film per ripercorrere le tappe professionali di Falcone, e conoscerne anche il lato più intimo e personale.

  • Era d’estate Su RaiPlay il film, interpretato da Massimo Popolizio e da Giuseppe Fiorello, è ispirato al soggiorno presso l’isola dell’Asinara vissuto da Falcone e Borsellino insieme ai loro familiari. I due magistrati vengono trasferiti d’urgenza sull’isola insieme alle loro famiglie in seguito a una minaccia più allarmante del solito. I giudici stanno lavorando al maxiprocesso penale che, la storia insegna, porterà in carcere molti dei protagonisti della criminalità organizzata.
  • Giovanni Falcone, l’uomo che sfidò Cosa Nostra La Fiction con Massimo Dapporto, Elena Sofia Ricci e Francesco Pannofino mostra Falcone alle prese con una vicenda di corruzione e di riciclo di denaro. All’epoca dell’episodio il magistrato non era ancora un nome noto, ma la risoluzione del caso ne pose il nome in evidenza, gettando le basi per la sua carriera.
  • C’era una volta a Palermo Un documentario, disponibile adesso su RaiPlay, riprende passo per passo la biografia di Giovanni Falcone, dalla partecipazione al pool antimafia all’esperienza romana. Rispetto alle fiction dedicate al magistrato, il clima è ovviamente diverso, impostato sulle testimonianze di chi lo ha conosciuto e sull’incalzare delle date, fino al tragico epilogo. 
  • U Muschittieri Su RaiPlay un commuovente film realizzato da Vito Palumbo racconta l’infanzia di Giovanni Falcone. Un bambino apparentemente come altri, ma animato in realtà da un profondo senso di giustizia – al punto da diventare, nella sua fantasia, un moschettiere pronto a battersi in difesa del proprio papà. 

La sorella Maria: «Per me è come se fosse ieri».

«Per me è come se fosse ieri non solo perché Giovanni era mio fratello, ma per l’attualità di quello che ha fatto, di quello che ha detto, il suo essere all’avanguardia, ancora oggi, nella lotta alla mafia».

Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone, in un’intervista all’Adnkronos, ricorda così il fratello e giudice ucciso da Cosa Nostra. E ribadisce che «oggi non bisogna pensare che la mafia è vinta perché è sempre presente » . Un anniversario che quest’anno, causa Covid 19, non vedrà la Nave della Legalità arrivare al porto di Palermo carica di studenti, i dibattiti nell’aula bunker, né tanto meno i cortei con striscioni e canti fino all’albero Falcone di via Notarbartolo. Ma sarà comunque un 23 maggio sentito, «moderno”, in cui la vicinanza fisica dei cortei lascerà il posto a quella social del flash mob ‘Palermo chiama Italia al balcone’.

E a un filo che collega il senso del dovere di Falcone, e di chi è morto lottando contro la mafia, «a quello di tanti medici, infermieri, forze dell’ordine, protezione civile, che in questi mesi hanno lottato contro un nemico invisibile per salvare vite”.

«Giovanni – continua – aveva proprio una “religione” del dovere, tanto che quando gli chiedevano “cosa possiamo fare contro la mafia”, lui rispondeva “fate solo e semplicemente il vostro dovere”. Ecco che allora il modo più bello per ricordare quest’anno Giovanni e le vittime del ’92 è unire i nostri morti di questi mesi a loro, per farne una memoria comune e una memoria condivisa da tutti gli italiani».

«Mai abbassare la guardia»

Ma la pandemia non ha portato alla luce solo «eroi». Il lockdown e le sue conseguenze economiche e sociali, sottolinea Falcone, «hanno dimostrato, ancora una volta, come la mafia sia attenta a qualsiasi segnale possa portarle un guadagno.»

«Ho letto la storia di un commerciante che, appena uscito dalla banca dove non gli avevano concesso un prestito, ha ricevuto la telefonata di ‘qualcuno’ che era pronto ad aiutarlo. La mafia è questo. Giovanni parlava di estortori e riciclati, della mafia che impoveriva i commercianti attraverso l’estorsione e poi si inseriva nel commercio trasformando il proprietario nella testa di legno di un esercizio che ormai era nelle sue mani. Oggi tutto questo si ripete con più facilità: non c’è più bisogno di estorcere ma finanziando un’attività commerciale è facile introdursi nel canale dell’economia pulita portando invece guadagni alla mafia».

Il metodo Falcone

Il lavoro in “pool”, la ricostruzione di flussi finanziari per individuare la «strada del denaro mafioso» e, soprattutto, cooperazioni per combattere le mafie a livello transnazionale. Punti cardine del «metodo Falcone » come ricorda, a 28 anni dalla strage di Capaci, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho. «Le mafie nascono, si sviluppano e muoiono, diceva Giovanni Falcone», sottolinea il capo della Direzione nazionale antimafia, secondo il quale l’insegnamento del giudice morto a Capaci «è di grande importanza per uno Stato credibile, impegnato e in grado di conseguire risultati importanti, di difendere i cittadini e di trainare un movimento culturale che deve portare alla liberazione dei territori dalle mafie».

 

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