Pronto nonni? In quarantena #ilnonnoracconta…

nonni

Pronto? #ilnonnoracconta 

Molti di voi in questo periodo non possono vedere i nonni. È un bel sacrificio!  Però dovete sapere  che lo state facendo per il loro bene. Per una volta siete voi,  ragazzi, che li state proteggendo.

Quante volte sono stati il nonno e la nonna a prendersi cura di voi? Portandovi a giocare al parco, preparando qualcosa di buono da mangiare e coprendovi magari di vizi?

Adesso, non stando con loro, parlandoci solo da lontano, o per telefono siete voi a ed essere i loro super eroi! Perché per le persone più anziane questo virus è più pericoloso. 

Però potete sentire i nonni per telefono! Una telefonata, magari più lunga del solito può fare bene a voi e sicuramente fa benissimo a loro.

I racconti dei nonni!

Fatevi raccontare dai nonni una storia. Un’ avventura del loro passato, per esempio. Qualcuno di loro avrà sicuramente vissuto la guerra e tutto questo stare in casa li avrà riportati con la mente a quel periodo.

Fatevi raccontare come ne sono usciti. Come vivevano le loro paure e come le hanno vinte?  Erano bambini o ragazzi a quel tempo, proprio come voi.  Vedrete che il tempo passerà via veloce…

E allora #ilnonnoracconta!

Allora ecco la nostra storia!Per  #ilnonnoracconta  le Storie di nonno Franco (Coppetti).

Si intitola il “Coprifuoco” ed è un viaggio nella Firenze del Dopoguerra, lungo le sue strade, alla scoperta di alcuni suoi monumenti. A condurci per mano è un Franco oggi nonno, allora un ragazzino come voi, anzi un bel birbante… che ne ha combinate di tutti i colori! Leggete un po’…  

IL COPRIFUOCO (di nonno Franco)
© vietata la riproduzione anche parziale

Da giorni con un decreto del governo siamo tutti costretti a non lasciare le nostre abitazioni. Sembra di essere tornati nel lontano 1944/45 quando per effetto della guerra il “coprifuoco” ti costringeva a rimanere “rintanato” ognuno nella propria abitazione o negli improvvisati rifugi.

Allora il pericolo era quello delle incursioni aeree e di morire sotto le loro micidiali bombe, oggi il pericolo viene da un invisibile morbo il “coronavirus che senza fare tanto rumore miete innumerevoli vittime.

In questo isolamento, con i “bollettini di guerra” che quotidianamente ti aggiornano su questa improvvisa immane tragedia, viene spontaneo riassumere i tanti momenti di vita passata con gioia o tristezza nei nostri anni di vita. Ma oggi è una bellissima giornata di sole. Sono seduto su un alto scalino del giardino di casa. Il leggero calore del sole ed il profumo di una primavera in arrivo mi coccola in un piacevole dormiveglia e mi fa rivivere, quasi come un sogno tanti ricordi, e rivedo con estrema lucidità quegli anni, anno 1946, anno del dopo guerra.

A scuola

Sono tornato di nuovo nella mia vecchia scuola elementare Giovanni Boccaccio a Firenze e ho ancora il mio vecchio, caro maestro Zecchi. Ricordo che tra le materie d’insegnamento è stata finalmente abolita quella di “Cultura fascista” e tra le canzoni patriottiche non cantiamo più “Giovinezza, giovinezza primavera di bellezza” ma al suo posto cantiamo “L’inno di Mameli” “Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta” e speriamo che rimanga sveglia e sveglia bene per non farsi “abbindolare” nuovamente da qualche chiacchierone.

Il maestro ci ha parlato e fatto scrivere sul quaderno qualche articolo della nuova Costituzione italiana. Il primo ha particolarmente sollecitato le nostre osservazioni: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Il lavoro che è, dopo la guerra e tante tragedie, la speranza di tante famiglie.

L’aula è sempre la stessa. Aula al primo ed ultimo piano della vecchia ex importante villa ottocentesca con quell’impiantito di mattonelle di terracotta alquanto malandato per il continuo calpestìo delle nostre scarpe chiodate. Perchè dovete sapere che ai miei tempi era cura dei nostri genitori, quando il calzolaio faceva su misura l’unico paio di scarpe che sarebbe servito per tutte le stagioni, ordinare di mettere a difesa della suola di cuoio tanti  chiodi di ferro.  Così salvavi le scarpe ma il pavimento e le scale, che fossero di legno o altro venivano costantemente “arrotati” e messi a dura prova dal passaggio delle scarpe di agitati ragazzini.

Alla parete bianca di calce è ancora appesa una grande carta geografica dove poco tempo prima il maestro ci indicava, durante la guerra, i territori conquistati o persi dai nostri soldati. Nell’angolo della stanza sempre quella stufa di terracotta alimentata d’inverno dai pezzi di legno che ognuno di noi porta ancora nella cartella. Una  cartella di cartone pressato con dentro un quaderno ad un rigo ed uno a quadretti oltre ad un libro ed un astuccio di legno con vari pennini ed una penna con un pennino a forma di foglia. Pennino che immerso nel calamaio di porcellana, situato sul proprio banchino, ti permetteva di scrivere fino a quando, se usato con poca attenzione, non ti produceva maledette macchie d’inchiostro che ti costringevano a cambiare pagina con qualche
“scapaccione”.

Meglio un asino vivo…

Se d’inverno siamo costretti a portare la legna per riscaldarsi l’estate con il suo caldo soffocante costringe il maestro ad aprire l’unica finestra che guarda la via Faentina. Si dà il caso che questa unica finestra sia dirimpetto ed alla stessa altezza della finestra dell’appartamento abitato da un nostro compagno di scuola.

Una mattina che per motivi diversi era rimasto a casa, il nostro amico, che noi avevamo soprannominato “paperino” per le sue labbra sporgenti si mise, seduto sul letto della propria camera, a lanciare con la cerbottana e con precisione millimetrica cannucce di carta che andarono a conficcarsi dietro il crocifisso appeso alle spalle del maestro promuovendo l’ilarità di tutta la classe.
Al suo ritorno a scuola il maestro l’apostrofò dicendo: “con il tuo comportamento da asino non diventerai mai un dottore!”
E Paperino di rimando:

“Ero malato signor maestro, ma ora sono guarito e allora MEGLIO UN ASINO VIVO CHE UN DOTTORE MORTO”!!

Insomma il clima di noi ragazzi, nonostante tutte le vicende, rimane sempre lo stesso. Il maestro tornando alla cattedra prende lo spunto per farci notare che il proverbio citato dal nostro compagno è uno dei tanti proverbi di cui è ricca la nostra lingua. Ne legge alcuni da un piccolo libro commentandoli e facendoci notare che i “proverbi sono
la saggezza dei popoli”, terminando con quello che dice: “se saran rose fioriranno, se saran spine pungeranno”
e aggiungendo:

“se avrete studiato passerete”
oppure
“saranno spine e sarete…”
BOCCIATI!!

Passeggiata a Firenze

«Quindi ragazzi proprio per questo il vostro compito ora è quello di studiare anche perché avete la fortuna di vivere in una città e un territorio dove ogni passo che percorriamo ci ricorda momenti di storia e uomini famosi.
Pensate che proprio qui, vicino a noi, Giovanni Boccaccio, ha scritto le sue famose novelle.
Quando voi scendete a giocare sull’argine del Mugnone o fare il bagno nella pescaia del Bellucci, lui con i suoi amici forse, tanti anni fa, vi avrà senz’altro preceduto. Se poi alzerete gli occhi verso la collina vedrete la bella villa Palmieri, occupata per alcuni mesi dalle truppe tedesche, e che le cronache riportano come il luogo dove Giovanni Boccaccio scrisse il Decamerone.
Oggi, dunque a fine guerra, il nostro compito è quello di ricostruire e restaurare tante opere di cui è ricca la nostra città iniziando dai ponti sull’Arno e da quella via Por Santa Maria andata completamente distrutta. E poi, cari miei “ciuchini”, fatevi accompagnare dai vostri genitori a conoscere le opere dei più famosi uomini fiorentini da Brunelleschi a Giotto, da Leonardo da Vinci a Michelangelo.
Anzi per cominciare faremo da subito finta di fare insieme una passeggiata per Firenze partendo dalla nostra scuola in mia compagnia.
Io sarò il vostro “cicerone”!

Il Beato… Angelico

Traverseremo l’argine del Mugnone, ma prima di inoltrarsi verso la città di Firenze desidero farvi conoscere di quanta storia e di quante bellezze è ricca la nostra collina Fiesolana.
Passeremo davanti a villa Palmieri e proseguendo per la vecchia via Fiesolana godremo insieme delle naturali bellezze che emanano queste stradine ricche di storia civile e religiosa fino a raggiungere il convento di San Domenico, dove dimorò per qualche tempo il pittore Giovanni da Fiesole detto il Beato Angelico. “Perchè è stato chiamato Beato Angelico”, chiede il maestro? “Chi mi sa rispondere?”? Scena muta o quasi finché il più coraggioso si fa avanti: “Beato perché era CONTENTO!!”
Risata generale.
Il Beato Angelico nasce nel 1395 a Vicchio, un piccolo paese vicino a Firenze e morì a Roma nel 1455. Prese i voti nel convento di San Domenico di Fiesole entrando nell’ordine Domenicano nel 1418. Poco prima di prendere i voti dipinse una pala d’altare per la chiesa di Santo Stefano a Firenze e fu questa la prima di tante importanti opere. I suoi quadri soni dipinti con colori accesi e luminosi proprio come nelle miniature.

Fiesole cioè Fia…sola

Ancora un po’ di ripide strade per salire fino alla piazza di Fiesole, importante città Etrusca nata, dice il Villani, «come prima città edificata nella detta parte d’Europa e che perciò fu chiamata FIA-SOLA, cioè prima, senza altre città abitata nella detta parte».
Pensate che Fiesole risulta nel IV° secolo prima della nascita di Gesù Cristo una delle più importanti città etrusche.
Fu inizialmente alleata di Roma per poi essere sconfitta dagli eserciti romani ed essere assoggettata alle sue leggi. Per avere una più precisa storia antica della città di Fiesole dovremmo visitare il Museo Civico ricco di tanti ritrovamenti del periodo Etrusco. Oltrepassata la piazza del Duomo entriamo nella via di Monte Ceceri, per ricordare la profezia del volo con l’ardita esperienza di Leonardo da Vinci.

Leonardo da Vinci

«E quale fu l’ardita esperienza di Leonardo da Vinci su monte Ceceri? – chiede il maestro – Non datemi la risposta come l’ultima volta, preferisco dirvelo io».
«Fu quella», secondo le testimonianze, «di riuscire a far planare la sua macchina del volo per circa mille metri».
«Dal monte Ceceri, quindi sarebbe avvenuto il primo volo umano!!»
Ma Leonardo da Vinci fu ben altro.
Nato nel 1452 nel borgo di Vinci divenne a soli otto anni apprendista di un pittore. Trasferitosi con il padre a Firenze studiò per molti anni nell’officina del Verrocchio fino a realizzare importanti opere come tra le altre l’Adorazione dei Magi. Nel 1482 lasciò Firenze per trasferirsi nel Ducato di Milano dove venne incoraggiato a sviluppare i suoi interessi in qualunque campo artistico o scientifico.

Tra le sue opere importanti sono l’affresco «La Vergine delle le Rocce», «Il cenacolo» e il famoso quadro custodito al Louvre di Parigi “Monna Lisa”. Morì in Francia nel 1519.
Quando stiamo per abbandonare la piazza di Fiesole, Robertino interrompe il maestro per far sapere quello che gli ha detto suo nonno. Il nonno vive da sempre con la sua famiglia in prossimità di questa piazza e ricorda quando durante la ritirata i tedeschi cannoneggiarono la città di Firenze.

I bombardamenti

«Lo ricordo anch’io», dice Franco, «perchè le prime bombe caddero vicino alla nostra casa e la nostra scuola».
«Fu un fuggi, fuggi in mezzo a scoppi, fumo e lampi di fuoco».
«Ricordo che la nonna corse in casa per prendere una borsa che teneva chiusa in un armadio».
«Oltrepassata la linea di fuoco, dove già si erano attestate le truppe alleate, e ritenendosi in salvo si accorse di stringere in mano non la borsa custodita nell’armadio ma solo la chiave dell’armadio!!».”
«Allora – dice il maestro – devo aggiungere anch’io cosa accadde in questa piazza il 12 agosto del 1944,».
«Tre giovani carabinieri offrirono la loro vita per salvarla a dieci civili strappati dalle loro famiglie e destinati al plotone d’esecuzione tedesco»…
«Ora però se avete ancora forza nelle gambe saliremo fino al monastero di San Francesco per ammirare ciò che ebbe a testimoniare con le sue parole il Carducci:

«Su l’arce ode mirò Fiesole al basso
Dov’or s’infiora la città di Silla
Stagnar livido l’Arno, a lento passo
Richiama i Francescani un suon di squilla»

Ed io aggiungo: “dall’alto di questo colle un proverbio».”
QUANDO FIESOLE METTE IL CAPPELLO FIORENTIN PRENDI L’OMBRELLO !!
«Vuol dire che quando a Fiesole è nuvoloso certamente è vicina la pioggia».

Firenze capitale

Dopo una breve sosta alla chiesetta di Fonte Lucente c’incammineremo per la via Boccaccio per raggiungere Porta San Gallo. Qui esistevano le vecchie mura che cingevano la città. Alcune di queste vennero eseguite impiegando mattoni impastati con paglia e sterco perché fossero più elastici e non offrissero resistenza rigida alle eventuali palle scagliate dalle bocche di fuoco nemiche.
Parti di queste mura vennero demolite per dar vita ai larghi viali di circonvallazione in occasione di quando Firenze divenne capitale d’Italia.
«Sapete che Firenze è stata Capitale d’Italia?»
Un coro di «sì» sommerge il maestro.
«E bravi!!»
«Ma dove era prima la Capitale d’Italia lo sapete?».
Silenzio di tomba!!

La Capitale era a Torino e venne spostata a Firenze il 3 Febbraio del 1865 dove rimase fino al 30 Giugno del 1871.
Il Re Vittorio Emanuele II scelse come residenza Palazzo Pitti.
La Camera dei Deputati venne ospitata nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio mentre per il Senato e la Presidenza del Consiglio venne scelto Palazzo Medici Riccardi. Lungo la via Cavour raggiungeremo ora Piazza San Marco dove potrete ammirare le opere del Beato Angelico conservate nel museo della bella chiesa di San Marco.

Piazza del Duomo

Lungo la strada che porta alla cattedrale, un tempo chiamata «via larga», incontreremo il primo e più importante palazzo della Firenze del quattrocento il palazzo Medici-Riccardi con all’interno la piccola cappella affrescata da Benozzo Gozzoli con la famosa «Adorazione dei Magi».
Pochi passi e si aprirà ai vostri occhi il meraviglioso scenario della piazza del Duomo con la sua imponente Cattedrale ed, ancora più imponente, la cupola del Brunelleschi con il bellissimo campanile di Giotto ed il Battistero con le famose porte del Ghiberti.
Non distraetevi ma continuate con me questa fantasiosa visita della nostra città.

Palazzo Vecchio

C’incammineremo lungo la via Calzaioli per arrivare in piazza della Signoria dove sorge Palazzo Vecchio nato alla fine del tredicesimo secolo e che è ritenuto opera di Arnolfo di Cambio.
Palazzo Vecchio divenne residenza della famiglia Medici nel 1540 per volere del Duca Cosimo I e anche chiamato Palazzo della Signoria.
Il nome “Vecchio” venne dato dai fiorentini nel 1565 quando la corte di Cosimo si trasferì nella nuova residenza di Palazzo Pitti.
Ma ancora più importante è la Galleria degli Uffizi dove sono conservate, salvate dalla distruzione della guerra e dal saccheggio dei tedeschi, tante importanti opere dai Michelangelo a Botticelli, Raffaello, Caravaggio…
La nostra bella passeggiata finisce qui perché dietro l’angolo troverete purtroppo solo le macerie di quella che era una delle più belle strade di Firenze, quella via Por Santa Maria completamente distrutta dalle truppe tedesche. Troverete solo in piedi sull’Arno il Ponte Vecchio mentre tutti gli altri ponti sono andati perduti.

Le vacanze

Questo ricordo della nostra città distrutta mi fa improvvisamente svegliare e aprire gli occhi per qualche momento per poi farmi sopraffare di nuovo da quella piacevole sonnolenza e farmi tornare a sognare e rivivere quelle che furono le mie vacanze.
Non andiamo più alle colonie Dux ma frequentiamo, per quanto mi riguarda, l’oratorio di San Marco Vecchio e qui passiamo le nostre vacanze. Sopportiamo con la solita ilarità le intimazioni del nostro parroco con le sue “balbuzienti” raccomandazioni.
Ora non sono più in pantaloni grigio verdi e camicia nera un “libro e moschetto fascista perfetto” ma sono iscritto all’Azione Cattolica e questo mi fa sentire piacevolmente libero. Mi hanno proposto di iscrivermi ai Boy Scout per fare tutti insieme belle passeggiate e campi estivi ma non ho accettato, ci sono di nuovo troppe monture, insegne e bandierine!!

Le Am-lire

Siamo “armati” di pala e zappa e ci adoperiamo per trasformare un terreno subito dietro la chiesa, un ex campo santo, in un attrezzato campo di calcio con il desiderio di poter fare presto la prima partita di pallone.

Tra i giornalini dei ragazzi non esce più “Il balilla”, ora dal giornalaio trovo “Gordon e Cino e Franco” ed è davvero tutt’altra cosa!!
Ma è tutt’altra cosa anche il prezzo che è passato con mia grande meraviglia dai 25, 30 centesimi alle 25 lire e oltre!!
È cambiato anche il tipo di moneta.
Le nostre lire sono state sostituite da una moneta completamente nuova, tanto nella forma che nel colore: le AM – LIRE.

Camicia e scarpe nuove

Mi hanno comprato, dopo tanto tempo, un bel paio di scarpe anzi, più che comprate me le hanno fatte fare dal calzolaio, e dalla sarta mi hanno fatto aggiustare, con della stoffa ricavata rovesciando un vecchio vestito del babbo, una giacca ed un bel paio di pantaloni.

Anche la camicia è nuova. È di seta, ricavata, per l’occasione, da un pezzo di paracadute americano.
Così, finalmente rivestito da capo ai piedi, domenica andremo tutti insieme nel centro di Firenze a mangiare “Ai ritti”.
È un locale nato qualche mese fa su “usanza americana” dove, mi dicono, mangeremo su alti sgabelli!!

Le scatolette americane!

La nostra vita in poco tempo è proprio cambiata. Con l’arrivo dell’esercito americano anche la nostra alimentazione è parzialmente diversa.
È una invasione di scatolette.
Scatolette di tutti i tipi.
Dalla carne ai fagioli, dal pesce al latte, ma in particolare mi incuriosisce una farina “L’ovolina!”
Un preparato con il quale si ottengono ottime frittatine. Ma più che altro sono tornato a sentire in cucina il profumo del ragù per le tagliatelle, anche se fatte con il sugo “scappato a Campi”, e perciò senza o con poca carne, ma con l’effetto che è quasi lo stesso.
E le tagliatelle impastate con la prima farina farina arrivata non so da dove con acqua e “ovolina” e tirate sulla spianatoia a regola d’arte!! Cose che riescono, anche se parzialmente, a farmi dimenticare tante giornate passate a minestrine sull’acqua con l’estratto di “Pisonis”.
Molte case sono ancora danneggiate come pure i ponti sull’Arno.

I ponti sull’Arno

Per raggiungere l’altra sponda dobbiamo passare lungo una stretta passerella di assi che è ancorata ad un provvisorio ponte di ferro che i soldati hanno sistemato per l’attraversamento dei loro automezzi. Abbiamo fatto questo percorso per andare a trovare alcuni amici del babbo o meglio un ex commilitone a villa Torre Rossa, nella frazione di Bagno a Ripoli dove tra ricordi e fette di pane con l’olio (pane casalingo, fatto da loro in casa e cotto in forno a legna, cosa ben diversa dal bianco pane americano) abbiamo concluso la gita anche se l’attraversamento di nuovo dell’Arno, pur essendo sorretto dai miei genitori, non mi faceva stare tranquillo avendo solo una corda al posto della spalletta che correva lungo tutta la passerella.

I treni

Sono tornate a funzionare, anche se parzialmente, le ferrovie.
Sono treni per la maggior parte con carrozze piuttosto malandate e che costringono il treno, anche per i malridotti binari, ha tenere una velocità da “lumaca”!
Per andare da Firenze al lago Trasimeno a trovare i miei parenti abbiamo impiegato 3 ore per percorrere 150 chilometri.
Ma la notizia di poter salire nuovamente dopo anni su un treno sollecita nella mia mente tanta vivace curiosità.
Il giorno della partenza siamo usciti di prima mattina, perché da casa alla stazione nel pieno centro di Firenze dobbiamo percorrere circa quattro chilometri a piedi non essendo ancora riattivato nessun mezzo pubblico.
È ancora buio, i lampioni che un tempo illuminavano le strade non sono ancora tornati a funzionare e l’unica luce che ci aiuta è la torcia elettrica che il babbo, camminando avanti a noi, illumina i nostri passi.
Passi sempre più veloci per arrivare in tempo a prendere l’unico treno che parte alle sette.
Unico treno che fa servizio, di andata e ritorno su questa linea ogni due giorni.
È giorno quando finalmente saliamo sul treno.
Tre alti scalini di legno di danno la possibilità di arrivare al nostro scompartimento.
Uno squallido scompartimento con sedili di legno alquanto scomodi ma il desiderio di essere in treno fa passare tutto in secondo piano.
Il treno è trainato da una grossa nera macchina a vapore che durante il viaggio ci costringe a tenere per il fumo chiusi i finestrini.

Il viaggio

Si ferma a quasi tutte le piccole stazioncine ma la novità del viaggio ci rende, nella sua lentezza, ancora più felici.
Una volta arrivati siamo accolti dalla verde campagna umbra, anche se il passaggio della recente guerra ha lasciato sul terreno tanti residuati bellici che feriscono questa bella campagna lasciandoci alquanto amareggiati.
Ma ancora più amareggiati ci hanno lasciato le difficoltà nelle quali sono costretti quotidianamente a vivere i nostri parenti.
Nelle loro case non c’è né acqua né luce elettrica e di conseguenza sono mancanti dei più elementari servizi igenici.
Pertanto la sera ceniamo alla fioca luce di un lume a petrolio posto al centro della tavola da pranzo, mentre a pochi metri nel focolare scoppietta e manda luce e calore la fiamma di un bel fuoco.
Nella camera da letto, vicino ad una piccola finestra è sistemata una colorata toeletta con una catinella e grossa brocca d’ acqua.
È il loro lavandino!
Tutto questo non come conseguenza del passaggio della guerra ma perché così è sempre stato.

L’estate e le vacanze

L’estate il nostro mare è il torrente vicino casa il Mugnone.
Anche le mamme trascorrono qui le loro vacanze.
Hanno preso l’abitudine la sera dopo cena di ritrovarsi a “chiacchiera” sul praticello che costeggia il torrente.
Dalla collina di Fiesole giunge una fresca arietta che invoglia a farsi compagnia per dimenticare il caldo della giornata prima che il sonno le convinca a salutarsi.
Il praticello è piccolo, ma abbastanza grande da desiderare, se le mamme non l’avessero occupato, di trasformarlo in valido campetto di calcio.
Al termine delle loro confidenze, prima di rincasare le mamme, lasciano lì le loro seggioline per la sera successiva.
È a questo punto che nasce la “birbonata”.

La birbonata

“Ragazzi”, dice uno di noi, “domani sera dobbiamo fare sloggiare dal praticello le vecchiette, potremo così giocare a pallone senza essere sempre rimproverati”.

“E come farai?”, chiediamo tutti in coro.
“Bene”, poi rivolgendosi ad Adolfo che è il più piccino e che ha un canino dice: ”domani raccogli tutta la cacca di Piergiorgio (così è il nome del suo cane) e la metti in un sacchetto.”
“Domani sera, prima che le mamme si ritrovino, spennelleremo sotto le sedie di ognuno di loro il nostro – preparato -”.
La sera dopo cena eccole al solito ritrovo.
Sono tutte in cerchio pronte a “scodellare” le loro chiacchiere.
Ma stasera”, dicono dopo poco, “c’è un gran cattivo odore, qualche cane deve aver lasciato il suo ricordino”. “Sarà bene allontanarsi di qualche metro, anzi andiamo davanti al giardino di Mena”.
Noi cominciamo a giocare, ma il gioco dura poco.
Le mamme si sono accorte della “bella pensata” e a noi non rimane che darcela a gambe pensando a quello che accadrà una volta a casa.

Il frigorifero

Quando esplode l’agosto il caldo nelle case e fuori ti fa impazzire.
Ti svegli, se sei riuscito con difficoltà a prendere sonno in un bagno di sudore.
Cerchi refrigerio facendo scorrere sul tuo corpo l’acqua della doccia con il risultato che alla fine hai più caldo di prima.
Oggi vai al frigorifero e bevi qualcosa di fresco.
Ma allora…  mera chimera!!
Negli anni di cui ti parlo non solo i frigoriferi non c’erano ma era già una cosa da “ricchi” possedere anche una modesta “ghiacciaia”.

Il nostro  mare 

Fa caldo anche oggi come allora ma con una, chiamiamola piccola, differenza: oggi si parte per le vacanze ai monti o al mare.
Ma erano pochi quelli che si potevano permettere questo “lusso”.
Noi ragazzi, a differenza dei nostri genitori che nonostante il caldo devono continuare i loro impegni di lavoro, troviamo rifugio sugli argini e nelle acque di torrenti e fiumi. Il nostro torrente è ovviamente il Mugnone.
E quindi il nostro mare è…”il Mugnone”.
Scorre fresco e limpido ai piedi della nostra bella collina.
Partiamo tutti insieme in pantaloncini, canottiera e mutande da bagno, per chi ce l’ha, (altrimenti vanno bene anche quelle “normali”), zoccoli, borraccia per l’acqua, pane e mortadella.
Adolfo arriva invece con la borraccia e la gavetta militare usata un tempo da suo padre con quello che in casa gli hanno preparato per colpa di una stretta dieta che deve tenere.
C’è anche chi ha ritrovato una vecchia canna da pesca e ognuno di noi si è già prenotato per poterla usare.
Così sistemati ci ritroviamo a traversare una traballante passerella di legno che sostituisce un piccolo ponte distrutto dalle mine tedesche.
Passiamo di fronte alla lavanderia Bellucci e il vedere sventolare quelle bianche lenzuola messe ad asciugare sul grande prato verde ci da già un senso di sublime freschezza.
Ancora pochi passi e siamo già distesi sul grande, spesso muro che circonda la “pescaia”.
La nostra “residenza” estiva ad uso esclusivo dei ragazzi del nostro quartiere.
Mentre la pescaia più grande che è vicino al ponte alla badia è ad uso esclusivo dei ragazzi del quartiere del “ Lapo”.
Non sono permessi invasioni di campo e le regole vengono rigorosamente rispettate dai due gruppi.
Il sole ci abbronza, il bagno in mezzo ai pesci e al gracidar delle rane ci rinfresca e ci rallegra e nessuno a più voglia di ricordare i mesi passati.

La libertà

La ritrovata libertà, non tanto come movimento di persone, quanto quella di poter parlare liberamente senza la preoccupazione di essere ascoltati e spesso mal riportati dai vari “capi strada” o “capi quartiere”, con conseguenze spesso poco piacevoli è di grande soddisfazione.
Non solo, ma è anche bello non avere più impegni, in particolare la domenica, di adunate, di esercizi e sfilate.
Ora la domenica, quando il tempo lo concede, partiamo la mattina insieme a genitori e ragazzi per belle passeggiate verso la collina di Fiesole e dintorni.
Prendiamo la vecchia via Fiesolana e qui, subito all’inizio, la bella villa Palmieri ci ricorda, essendo a suo tempo stata sequestrata dall’esercito tedesco, il nostro recente passato, sollecitando alcuni a testimoniare vicende vissute.
È Luciana, la mamma di Paolo, che comincia a raccontare.
Suonava ancora l’allarme, erano circa le quattro di notte e correvo nel campo qui, sotto la villa Palmieri, per cercare di allontanarmi il più possibile dal centro abitato essendo iniziato il bombardamento della città, quando sopraggiunse correndo una donna con il braccio coperto da un’infinità di coperte che urlava di aver perso il suo bambino.
Trovato rifugio in una provvidenziale galleria insieme ad altri abbiamo cercato di tranquillizzare la giovane donna facendole notare che in mezzo a quel groviglio di coperte c’era ancora, nonostante il trambusto, il suo piccolo bambino.
Tra corse salti e grida di noi ragazzi arriviamo alla chiesetta di Montereggi, prendiamola messa e proseguiamo fino alla casa colonica dei Tarchi sul monte Fanna per finire sdraiati all’ombra di alcuni alberi, a dare sfogo al nostro mai sazio appetito.
Pecorino, pane fatto in casa e baccelli.
E ti pare poco ricordando quello che ci è mancato!!
Ma di più.

Al centro del podere troneggia un vecchio carro armato, mezzo distrutto ed in attesa di essere rimosso.
È fatto apposta per trasformarlo in un gran divertimento.
È sera ed è il momento di tornare verso casa pensando a quante belle giornate come questa ci siamo perse per colpa di questa sciagurata guerra.

Il rumore tra le foglie dell’agitata corsa di un gatto interrompe i miei lontani sogni e mi riporta in questa forzata speriamo breve… reclusione!!


… e quindi…

A conclusione di questi ricordi una cosa mi preme dire e cioè che tanto nel bene che nel male, quando il giorno ci appare più buio della notte più profonda, dobbiamo con serena fiducia sapere aspettare il sorgere del sole di un nuovo giorno essendo coscienti che, nel privilegio di essere nati, dobbiamo accettare tutte le varie incognite che la vita ci fa incontrare.
Perché questa è la vita.

(fine #ilnonnoracconta)

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1 commento su “Pronto nonni? In quarantena #ilnonnoracconta…”

  1. Ho letto la terza parte del NONNO RACCONTA. Molto interessante, come le altre due parti. Bravo lo scrittore che intelligentemente ha sapiuto alternare ricordi personali a citazioni erudite. Un modo per istruire i giovani. Un invito ad approfondire la storia del passato e scoprire tutte le bellezze di Firenze. Un racconto, colmo di nostalgia, che ha interessato lettori giovani e vecchi. Compliplimenti !

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