Napoleone, 200 anni dopo la morte (1)

Napoleone spiegato ai ragazzi

Il prossimo 5 maggio saranno celebrati i 200 anni dalla morte. Ecco uno «speciale» de Il Mio Primo Quotidiano su Napoleone. Oggi (la prima delle 4 parti) vi raccontiamo chi era e cosa ha fatto per essere così celebrato e… poi seguiteci e lo scoprirete!


Napoleone spiegato ai ragazzi
Il quadro “Napoleone attraversa il passo del Gran San Bernardo” si trova al Musée national de châteaux de Malmaison. Dipinto da Jacques-Louis David che fu nominato Primo Pittore di Napoleone

Duecento anni fa, il 5 maggio 1821, nell’isola atlantica di Sant’Elena moriva Napoleone Bonaparte: una data che ricordiamo dai banchi di scuola per la celebre ode di Alessandro Manzoni, Il cinque maggio.

L’Ode fu composta quasi di getto in luglio, quando lui seppe la notizia, leggendo la Gazzetta di Milano, mentre era in villeggiatura nella sua villa di Brusuglio. Ma, anche se tutti conosciamo il suo nome, chi era e cosa fece Napoleone? Ne raccontiamo la storia affidandoci come fonte all’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.

Un francese quasi italiano

Nacque ad Ajaccio sull’isola della Corsica il 15 agosto 1769. La Corsica era appena stata inglobata nel patrimonio del re di Francia, ma fino all’anno prima l’isola era sotto il controllo di Genova. Napoleone quindi nacque in una famiglia dove si parlava la lingua italiana. Cresciuto sotto la bandiera francese però, Napoleone intraprese una carriera militare che lo portò lontano dall’Italia, verso Parigi. Qui il giovane sottufficiale dell’esercito mirava a soddisfare la sua grande ambizione.

Generale a soli vent’anni

Allo scoppio della Rivoluzione Francese (1789) che pose fine all’antico regime monarchico, Napoleone prese parte all’esercito della neonata Repubblica francese, mostrando un precoce talento militare durante l’assedio di Tolone. Nonostante le condizioni avverse riuscì a cacciare monarchici e inglesi che volevano la caduta dell’ideale rivoluzionario.

Questa impresa gli valse i galloni di generale di brigata. Dopo la fine del feroce governo di Robespierre (1794), il giovane generale cadde in disgrazia per le sue simpatie politiche. Ma si riprese la scena quando l’amico Paul Barras gli affidò nel 1795 l’incarico di reprimere dei rivoltosi che volevano il ritorno del re.

La campagna d’Italia e i saccheggi

Nel 1796, a soli 27 anni fu mandato sul fronte italiano per arginare le armate austriache che minacciavano i confini francesi. Era l’occasione tanto sperata: con uno sparuto esercito di 38.000 uomini, Napoleone intraprese una sbalorditiva e impensabile avventura di conquista.  Mise rapidamente in fuga gli eserciti austro-piemontesi, impadronendosi in pochi anni di tutta l’Italia settentrionale e centrale. In quei giorni molti patrioti italiani vedevano in Napoleone il tanto atteso liberatore, ma ben presto le loro aspettative di vedere un’Italia libera dall’oppressione straniera fu delusa. Dopo numerosi saccheggi di beni e opere d’arte, Napoleone se ne tornò in Francia da conquistatore.

La battaglia delle piramidi

Napoleone – La battaglia delle Piramidi

L’anno dopo il suo ritorno in Francia, nel luglio 1798 Napoleone era pronto per una nuova sfida e, desideroso di imitare le imprese in Oriente di Alessandro Magno, si fece assegnare dal governo repubblicano una spedizione in Egitto per scacciare gli acerrimi nemici inglesi. Sbarcato in Africa sconfisse velocemente i mamelucchi (erano le milizie turche che governavano l’Egitto) nella battaglia delle piramidi, ma i suoi successi vennero resi vani dall’ammiraglio inglese Horatio Nelson , il quale distrusse la flotta francese e bloccò Napoleone sulla terraferma. Tagliato fuori, Napoleone allora risalì in Siria, ma le sue sortite vennero disturbate dalla traballante situazione in patria. Coperto dagli onori e dalla fama, Napoleone allora decise di tornare a casa per prendersi definitivamente tutto il potere.

La presa del potere

In seguito al suo ritorno da trionfatore, Napoleone venne acclamato dal popolo per divenire uno dei tre consoli che avrebbero retto il potere in Francia. La figura di Napoleone era però troppo ingombrante, e nel giro di poco, nonostante il mantenimento delle istituzioni repubblicane, si instaurò una dittatura con a capo il generale francese. Per rinsaldare la forza dello Stato, Napoleone attuò una serie di riforme che miravano ad accentrare quanto più potere possibile nelle mani del governo centrale, che era rappresentato da lui stesso. Se da un lato si definiva una società borghese basata su principi illuministici e merito, dall’altra si vietò la libertà di stampa e ogni forma di opposizione al nuovo governo.

La nascita dell’impero

Nel 1804, al culmine del suo potere, Napoleone si auto incoronò imperatore di Francia: emblematico dello straripante potere napoleonico fu il fatto che il Papa, il quale di norma poneva sul capo la corona del sovrano per simboleggiare il benestare divino alla cerimonia, fu relegato a semplice spettatore. Napoleone stesso si mise la corona in testa, pronunciando la famosa frase: «Dio me l’ha data e guai a chi me la toglie!». Insignito di un potere pressoché assoluto, Napoleone si rivolse allora contro i nemici esteri, iniziando una cavalcata inarrestabile: Austria, Regno di Napoli, Prussia e stati tedeschi furono ripetutamente surclassati dal genio militare dello stratega francese e dopo ogni vittoria, Napoleone poneva al comando della zona o un suo stretto parente o un suo uomo di fiducia.

Le battaglie come quelle di Marengo, Austerlitz e Ulma divennero celebri per la maestria con cui l’imperatore condusse le sue truppe a dominare gran parte dell’Europa. Unico nemico rimasto in piedi fu l’Inghilterra, potenza marittima che, sempre con l’ammiraglio Nelson, aveva spazzato via le navi francesi a Trafalgar nel 1805 (dove lo stesso Nelson però morì).

La campagna di Russia e il declino

Inebriato dalle sue vittorie, Napoleone appariva invincibile. La sua inestinguibile sete di conquista lo spinse allora contro l’immenso Impero Russo (che pure gli era stato alleato). Non potendo competere con i francesi sul piano militare, i russi del generale Kutuzov attuarono la strategia della terra bruciata, distruggendo campi e città per attirare Napoleone nel cuore dello sterminato territorio russo. Kutuzov infatti contava che una volta arrivato il gelido inverno i soldati francesi si sarebbero trovati in mezzo al nulla, senza rifornimenti o indumenti adeguati a quelle bassissime temperature. Così accadde e Napoleone fu costretto ad una disperata ritirata che costò la vita a quasi tutto il suo esercito. I nemici del generale (stranieri e francesi) approfittarono immediatamente del momento di debolezza dell’imperatore sconfitto. Innescate una serie di rivolte, Napoleone venne sconfitto a Lipsia dalle potenze straniere che riportarono sul trono francese un monarca e confinarono Napoleone sull’isola d’Elba in Toscana.

La morte a Sant’Elena

Stanco, deluso e quasi impotente, Napoleone riuscì comunque a fuggire dall’Elba.  In una rapida riscossa (detta «i Cento giorni di Napoleone») sembrò ad un certo punto in grado di riprendersi il potere.

La definitiva sconfitta di Waterloo (18 giugno 1815) però chiuse per sempre la partita. L’ormai ex-imperatore venne esiliato sull’isoletta atlantica di Sant’Elena, dove morì nel 1821.

Le imprese di Napoleone, l’eroe che nonostante le umili origini era arrivato sulla vetta d’Europa, hanno avuto molta risonanza tra artisti e intellettuali. Moliti celebrarono la grandezza di un uomo che, con pregi e difetti, prese per mano la Storia e la cambiò per sempre.


(Napoleone spiegato ai ragazzi – 1 – continua)


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