Muore in un incidente con la bicicletta l'erede della Nutella

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nutella1TORINO–  È morto in un incidente in bicicletta in Sudafrica Pietro Ferrero, 48 anni, figlio di Michele Ferrero. Pietro Ferrero era, insieme al fratello Giovanni, a capo dell’industria dolciaria piemontese che produce la Nutella.

Il Mio Primo Quotidiano lo ricorda raccontando la straordinaria storia della Nutella.pietro_ferrero

L’invenzione  Non esiste buongustaio sulla Terra che non conosca il marchio Ferrero. Soprattutto per la Nutella, la famosa crema gianduia a base di oli vegetali, zucchero, nocciole e cacao. Ma i particolari della formula originale sono un segreto custodito negli storici stabilimenti di Alba, in provincia di Cuneo.

Oggi infatti è la crema spalmabile più diffusa, usata su pane, biscotti e frutta, anche se negli anni sono state ideate numerose ricette che la consigliano in torte e crêpes. Tanto che lo slogan che accompagna le campagne pubblicitarie recita: “Che mondo sarebbe senza Nutella?”. La sua invenzione risale agli anni della Seconda guerra mondiale: i tempi sono difficili, con i razionamenti diventano introvabili anche gli ingredienti più semplici. Pietro Ferrero non si scoraggia e ha un’idea geniale: sfruttare una delle ricchezze maggiori del territorio delle Langhe, zona del Piemonte rinomata, oltre che per i vini e i tartufi, anche per le nocciole. Così nel 1946 dal laboratorio di via Rattizzi esce il primo prodotto Ferrero: la pasta gianduia o giandujot, a base di nocciole, avvolta in carta stagnola che si taglia e si mette sul pane, un prodotto buono che costa poco. Infatti incontra i favori del pubblico oltre ogni aspettativa.

La Nutella di oggi
 Ma la Nutella come la conosciamo oggi arriva solo nel 1964 grazie alla mente creativa di Michele Ferrero, figlio del fondatore e grande protagonista dello sviluppo del gruppo:  da tempo sta pensando e sperimentando un prodotto adatto alle nuove esigenze dei consumatori e che sia commerciabile in ogni mercato. Nasce la Nutella, diventata un fenomeno studiato persino dai sociologi e ricordato con affetto in romanzi, canzoni e film. Un altro aspetto importante è l’adozione sin dagli esordi dei contenitori in vetro: una volta svuotati del contenuto possono essere utilizzato come bicchieri di casa.

Furono presto impreziositi con immagini multicolore e una forma caratteristica, in modo che si potessero collezionare. “La trovata vincente fu quella di puntare sul lato gioioso di Nutella – spiegano alla Ferrero –  creando contenitori di vetro sempre nuovi e originali: bicchieri, tazze, vasetti da collezionare e da usare in tavola per colorare la colazione di tutta la famiglia”.

L’uso di immagini serigrafiche stilizzate con temi astratti o legati alla natura è durata sino all’anno 1990, quando furono sostituite da immagini dei personaggi dei cartoni animati. Ma Ferrero non è solo sinonimo di Nutella, attualmente il gruppo piemontese si colloca al quarto posto per fatturato fra le industrie dolciarie mondiali. Nel mondo Ferrero dà lavoro a 21.600 dipendenti, con 38 compagnie operative per la vendita e 14 stabilimenti per la produzione. Sette di queste fabbriche sono distribuite in Europa e le rimanenti sette in Argentina, Australia, Brasile, Ecuador, Porto Rico, Canada e Stati Uniti.

Non solo Nutella 
Altri grandi successi di quest’azienda sono il Mon Chéri creato nel 1956 (un nutella2sottile involucro di cioccolato, con un “cuore” di ciliegia bagnata nel liquore) e il Pocket-Coffee del 1968, l’unica pralina esistente che sia ripiena di caffè liquido. Nel 1982 debutta invece Ferrero Rocher composto da una nocciola tostata, incassata in una sottile cialda che la ricopre. Il nucleo è coperto con crema di nocciola e gianduia, infine lo strato superficiale è formato da cioccolato al latte e graniglia di nocciola. Un altro trionfo, grazie anche a una serie di spot televisivi con personaggi particolarmente graditi al pubblico, che sono rimasti nella storia della pubblicità, come “l’ambasciatore” in Gran Bretagna e il maggiordomo “Ambrogio” in Italia. Un’altra grande intuizione di Michele Ferrero fu anche quella di prestare subito particolare attenzione ai valori nutritivi dei prodotti come impone la tradizione mediterranea, non a caso in Italia i bambini obesi sono molto meno numerosi che in altre nazioni. All’inizio degli anni ’70 le mamme sono più attente all’alimentazione dei figli, mentre ragazzi sempre più esigenti. Ha così il via la rivoluzione Kinder: trovare il giusto equilibrio fra questi due bisogni con  Kinder Cioccolato, una barretta di cioccolato ripiena al latte.

E proprio “più latte meno cacao” diventa il motto per una grande famiglia di dolci destinati ai più giovani. Sempre nello stesso periodo, in cui le grandi aziende si concentrano sulle bibite gasate, la Ferrero esordisce sulla scena delle bevande proponendone una in controtendenza per la sua naturalezza: Estathé al limone, seguito da quello alla pesca e dal theverde. Infatti l’attività della Ferrero non si è limitata alle nocciole e al cacao,  ci sono anche i Tic-tac, confetti venduti in più di cento Paesi e leader mondiali nel settore delle caramelle.

Alla fine degli anni Sessanta, l’azienda di Alba crea un confettino alla menta che diventerà presto famosissimo. Vi contribuisce anche la confezione: una mini-scatola dispenser, che rappresenta una trasformazione nel mondo del packaging e dal cui rumore d’apertura deriva il nome Tic-tac. Ma dalle parti di Alba stanno già lavorando a nuove invenzioni, oggi (dopo la scomparsa del fratello Pietro) tocca a Giovanni, figlio di Michele Ferrero, tenere il timone.

Con una regola di famiglia che li guida: mai dimenticare la loro storia.

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