È la sera del 4 aprile 1968 quando in un motel di Memphis, Martin Luther King, Nobel per la pace e leader del movimento per i diritti civili in America, si affaccia al balcone di Mulberry street, dove viene  raggiunto dal proiettile di un assassino.

A 39 anni muore così il più importante e carismatico sostenitore della causa dell’uguaglianza e della  non violenza nella lotta al razzismo in America.

Martin Luther King ha dedicato la sua vita a combattere la discriminazione razziale. Una battaglia basata sulla nonviolenza. E per questo è stato ucciso.

 

Martin Luther King. Da grande e da piccolo. Le foto sono tratte dal (bel) video realizzato da tre giovani della provincia di Cuneo che trovate in fondo al post

 

 

I HAVE A DREAM

Era nato ad Atlanta, in Georgia, il 15 gennaio 1929 in quel  profondo sud degli Stati Uniti dove il razzismo era particolarmente radicato. Ma ci sono stati alcuni fatti, fin da bambino che lo hanno portato a essere quello che poi è diventato.
Li racconta lui stesso nell’autobiografia “I have a dream”  dove Calyborne Carson  ha raccolto gli scritti pubblici e privati di  King, pagine scritte di suo pugno per raccontare la sua storia.

5 COSE DA SAPERE  
  1. Da bambino. “Tra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’adolescenza  accaddero due fatti che ebbero un effetto fortissimo sulla mia evoluzione”, scrive King nell’autobiografia.  Il primo, racconta, fu la morte della sua nonna: “(…) io rimasi convinto che in qualche moda la nonna viveva ancora. A mio parere dipende da questo episodio se oggi credo con tanta fermezza nell’immortalità dell’individuo”.
    Il secondo accade quando ha 6 anni. “Fin da quando ne avevo tre avevo avuto come compagno di giochi un bambino bianco più o meno della mia stessa età. Ci eravamo sempre sentiti liberi di condividere  tutti nostri svaghi infantili. Lui non abitava nel nostro quartiere, ma lo frequentava abitualmente tutti i giorni; il padre era proprietario di un negozio di fronte alla nostra abitazione”.A 6 anni il piccolo Martin e il suo amici iniziano la scuola, “s’intende – scrive – due scuole separate”. Solo perché uno era bianco e l’altro nero.
    “Ricordo che la nostra amicizia cominciò a guastarsi proprio da allora; e fu lui a volerlo non io” Finché un giorno “mi disse che il padre gli aveva ordinato di non giocare più con me. Non dimenticherò mai il trauma violento che ne ebbi”. Martin non capisce. “Perché?” chiede ai suoi genitori. “Perché non posso più giocare con lui”. “L’argomento fu trattato a tavola, durante il pranzo: per la prima volta mi si rivelava l’esistenza di un problema razziale. In precedenza non me ne ero mai reso conto”.Ad Atlanta la divisione fra bianchi e neri è molto forte. “Ho dovuto aspettare molti anni prima di poter andare a nuotare”.  I bambini neri non possono frequentare i parchi pubblici. Non potevano entrare nei cinema. “Ce n’erano due o tre per i neri dove però non davano mai film importanti. O comunque li davano con alcuni anni di ritardo”. In molti negozi delle vie del centro non possono neanche avvicinarsi al ancone per prendere un caffè o mangiare un hamburger.
  2. L’autobus. Al liceo ogni giorno deve prendere l’autobus che attraversa la città. “Allora gli autobus erano sottoposti a un rigoroso regime segregazionista: i neri dovevano occupare i posti in fondo alla vettura, mentre i bianchi davanti“. Così anche se non saliva nessun passeggero bianco, i neri non potevano occupare i posti davanti ed erano costretti a stare in piedi nonostante ci fossero dei posti liberi.
    “Ogni volta che salivo, lasciavo che la mia mente occupasse un sedile davanti. E dicevo fra me: uno di questi giorni, anche il mio corpo andrà in quel posto dove si trova adesso la mia mente“.
    A 14 anni è in viaggio con una sua insegnante, la signora Bradley, da Atlanta a Dublin, in Georgia dove vince un premio in una sfida oratoria.”Durante il viaggio salirono sull’autobus alcuni passeggeri bianchi e l’autista bianco ci ordinò di alzarci e di cedere il posto. E siccome secondo lui non ci spostavamo abbastanza in fretta, prese ad insultarci bestemmiando. Io avrei avuto l’intenzione di restarmene seduto ma la signora Bradley insistette perché mi alzassi, dicendo che dovevamo obbedire alla legge. Restammo in piedi nel corridoio per tutti i 140 chilometri di percorso che restavano prima di Atlanta. Quella notte non ci cancellerà mai dalla mia memoria.
    Non sono mai stato così furibondo in vita mia”.
    Ma non dimentica.
    Il 1 dicembre 1955  Rosa Parks, una sarta che vive in Alabama, si rifiuta di cedere il suo posto sull’autobus, uno di quelli che stavano in mezzo, a disposizione di tutti, a un uomo bianco. Viene arrestata. Martin Luther King aveva 26 anni, decise di avviare un’azione di protesta non violenta: boicottare tutti i mezzi pubblici. Per oltre un anno nessun nero salì più sugli autobus che viaggiavano completamente vuoti!
  3. “I have a dream”. Nell’estate 1963 un corteo di oltre 200mila persone invase il centro di Washington per chiedere la legge sui diritti civili. Martin Luther King tenne qui il suo celebre discorso che inizia con “I have a dream”, cioè “Io ho un sogno  che i miei quattro figli piccoli potranno vivere un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per le qualità del loro carattere”.
  4.  Il Nobel per la Pace. Il 10 febbraio 1964 viene approvata la legge per i diritti civili. Il merito è anche di Martin Luther King che il 14 ottobre dello stesso anno riceve un telegramma da Stoccolma: “Il premio Nobel per la Pace è stato assegnato a Martin Luther King per avere fermamente e continuamente sostenuto il principio della non violenza nella lotta razziale nel suo paese”. Sarà il premiato più giovane, fino a quando non verrà dato il Nobel a Malala.
  5. Selma. Nella cittadina di Selma, in Alabama,  ci sono state tre importati marce di protesta organizzate da Martin Luther King. Nella prima, il  7 marzo 1965, conosciuta anche come “Bloody Sunday”, circa 600 persone che manifestavano pacificamente per chiedere il diritto di voto per gli afroamericani e la fine della segregazione razziale, sono state caricate dalla polizia. L’ultima, il 25 marzo, le persone che protestavano erano diventate 25 mila. Se avete voglia di sapere di più c’è un filmSelma – la strada per la libertà” che racconta questi fatti (consigliato a partire dai 13 anni).
E PER FINIRE

La storia raccontata semplice è l’idea (che ci piace) di tre giovani della provincia di Cuneo che hanno realizzato questo video-documentario girato fra Mondovì e Villanova Mondovì.

https://youtu.be/Qsc4TqUd30g

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