Lodovica Cima: “Il mio nuovo libro, il vecchio pesco e i consigli per chi vuole scrivere”

Lodovica Cima
Lodovica Cima al lavoro

«Cara Lodovica Cima ti scrivo...». Avete sempre sognato di poter fare delle domande a uno scrittore? Conoscere qualche trucco per scrivere meglio? Avere una dritta per inventare una storia? O semplicemente qualche curiosità? Il Mio Primo Quotidiano vi dà questa possibilità. Scrivete le vostre domande a ilmioprimoquo@gmail.com. e noi le gireremo alla scrittrice Lodovica Cima che vi risponderà.


Lodovica Cima, è la nostra Cacciatrice di storie: ci ha suggerito moltissimi libri da leggere e ha scritto il bel racconto che trovate su Il Mio Primo Quotidiano, «Finalmente è venerdì».  Scrive libri per bambini da 20 anni (ne ha scritti più di 200…). È consulente editoriale, insegna Editoria per ragazzi all’Università Statale di Milano e pubblica libri da brrrrividi!! con la sua casa editrice Pelledoca (storie da far accapponare la pelle dei ragazzi…). Il suo ultimo libro si intitola La voce di carta (ed. Mondadori).

Lodovica CimaLodovica svelaci qualcosa de “La voce di carta”…
«La storia si svolge alla fine dell’800, in  Lombardia in piena Rivoluzione industriale. Protagonista è Marianna, una ragazzina di 14 anni che vive in una cascina della Pianura Padana. Ma la sua vita cambia bruscamente perché viene buttata allo sbaraglio a lavorare in una fabbrica della città».

Da sola a 14 anni?
«Solissima! Siamo nell’800… Marianna va, ubbidisce. Ma è curiosa. Scoprirà chi è, e soprattutto chi vorrà essere nel futuro. La fabbrica dove lavora è una cartiera. Marianna scopre questo fantastico mondo, un mondo di nuvole bianche, pulite. A poco a poco si accorgerà che la carta serve per scrivere. È analfabeta… ma troverà il modo di imparare a leggere e a scrivere»

Come?
«I genitori le trovano un convitto di suore dove andrà ad abitare.  Ho fatto alcune ricerche e ho scoperto che in quel tempo le suore ospitavano le ragazze che andavano in città per lavorare. Qui, una persona in particolare, suor Luigia, le mette in mano i primi libri… “Ho trovato le parole per raccontare la mia storia” dirà Marianna alla fine»

Non ci spoilerare troppo!!! Perché è intitolato “La voce di carta”?
«Perchè Marianna sente questa voce dentro di sé che le parla… la voce di una zia fuggita di casa per inseguire i suoi ideali, per combattere durante le Cinque Giornate di Milano. Una zia considerata un po’ strana da tutta la famiglia. Ma coraggiosa. E Marianna si chiede “Avrò anche io lo stesso coraggio?”»

Il messaggio di Marianna?
«Fare come ha fatto lei: cercare le parole, imparare ad ascoltarsi. E fare dei passi per capire chi vogliamo essere. Imparare progettare il futuro».

Lodovica-la-scrittrice come era a 14 anni?
«Ero una ragazzina un po’ insicura, ammiravo moltissimo quelle più coraggiose di me perché avrei tanto voluto esserlo. E anche quelle più belle ed eleganti. Sognavo di avere la loro popolarità. Stavo sempre un passo indietro per paura di fare figuracce! Ma ero una grande osservatrice, e ascoltatrice. Molto sportiva, ho nuotato per tanto tempo e facevo ginnastica ritmica. Andavo benino a scuola…»

Una secchiona?
«No no! Normale, però leggevo molto. Di tutto, dal rosa al thriller, allo storico. Leggevo per sentirmi bene, una lettrice d’evasione. Andavo a caccia di emozioni nelle letture. E mi piacevano i quaderni, le copertine rigide, di stoffa, i taccuini. Ricopiavo le frasi che mi colpivano nei libri, come per assorbirle meglio, quasi per fare mie quelle parole».

Quasi fossero cibo! A proposito, il tuo piatto preferito?
«Ero un po’… robusta, consolavo la mia insicurezza con il cibo. Il piatto preferito?… gli gnocchi alla romana gratinati, da sempre. E le castagne. Facevo anche tanto sport, però».

Giornata tipo?
«Scuola, casa, ginnastica ritmica e nuoto. Passeggiate in montagna e tuffi nel lago. Mi piace moltissimo ancora, con quella sensazione che vai giù e tutto quel verde sotto… non mi fa schifo per niente! E poi grandi esplorazioni in giardino con i miei 3 fratelli e i cugini. Abitavo in una casa a Lecco con un grande giardino dove c’è anche un pezzo di bosco. E lì, facevamo giochi “selvatici”. Costruivo cose con le cortecce degli alberi, l’arco, le frecce. Raccoglievo sassi, li ho ancora! Ognuno di noi ragazzi aveva scelto un albero preferito e per salirci sopra bisognava chiedere il permesso».

Il tuo che albero era?
«Un pesco, un albero molto romantico. Il cugino più grande aveva scelto la grande quercia però era generoso e ci faceva salire!»

Prof  indimenticabili?
«Una prof di matematica t-e-r-r-o-r-i-z-z-a-n-t-e! talmente cattiva che… mi ha fortificato. Invece una prof di italiano molto creativa. Faceva teatro e ci ha letto ad alta voce tutti i Promessi Sposi, alle medie. A Lecco, dove abitavo io era un obbligo conoscerli e studiarli. Così me li ha fatti amare, da subito… Zappi, Zappi Augusta si chiamava»

Il primo ragazzo?
«Il primo-primo che mi è piaciuto si chiamava Marco. Ho riempito 50 pagine di un quaderno con il suo nome, anche se lui ovviamente non lo ha mai visto!»

Scrivevi fin da allora?
«No, ho cominciato più tardi al liceo. E ho capito che era quello che avrei voluto fare da grande. Proprio come Marianna».

3 consigli per giovani aspiranti scrittori
1 Usare un taccuino NON il telefono per buttare giù le idee. Perché da idea nasce idea. Con il telefono i collegamenti tra le idee non vengono, non li riesci a vedere proprio…

2 antenne dritte Stare sempre attenti a quello che succede intorno. Basta una scintilla per dare il via a una storia, ma bisogna saperla cogliere

3 attendere. L’idea va fatta germogliare, proprio come una piantina

E per chi vuole “solo” scrivere un po’ meglio?
«Scrivere è un allenamento. Come uno sport. Si buttano via un sacco di pagine, scrivere scrivere scrivere, consumare quaderni, cartelle di file, penne. Lasciare cose anche non finite… girare intorno a un’idea. E poi leggere!»

Non si scappa!
«Leggere, qualunque cosa, dappertutto, nutrirsi di libri: per scrivere bene bisogna cibarsi di libri».

 

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