Le curiosità su Napoleone tra verità e fantasia (3)

curiosità su NapoleoneSi narrano tante curiosità su Napoleone: alcune vere e altre frutto della fantasia. Abbiamo raccolto le principali. Per esempio sapevate che fu lui a inventare i licei statali come ci sono oggi?

Il cibo in scatola.

Fu durante le campagne napoleoniche che si cominciò a sperimentare il cibo in scatola: merito del pasticciere Nicolas François Appert che ideò un metodo di cottura del cibo in vasetti di vetro a chiusura ermetica. Appert per la sua invenzione fu premiato con 12.000 franchi.

La Stele di Rosetta.

La più grande conquista della spedizione in Egitto non è militare o politica, ma scientifica: la scoperta da parte di un ufficiale francese della Stele di Rosetta. È una tavola di granito dove accanto ai geroglifici c’è il testo tradotto in greco. Una scoperta di eccezionale importanza: ha aiutato i linguisti a capire finalmente i geroglifici, aprendo la strada allo studio dell’antico Egitto.

Il mistero del pisellino…

John K. Lattimer urologo della Columbia University, nel 1972 disse di aver acquistato il pene di Napoleone per 4.000 dollari. «La misura del pene di Bonaparte – spiegò, senza fornire dettagli – era di 4,5 centimetri in stato di riposo che diventavano 6,1 in erezione». Come l’urologo abbia fatto a capirlo rimane un mistero. La sua diagnosi? L’imperatore avrebbe sofferto di un problema endocrinologico che limitava la crescita degli organi genitali. Il primo a possedere la reliquia sarebbe stato l’abate Vignali, suo cappellano a Sant’Elena ma la questione è tutt’altro che certa e si può probabilmente archiviare come una leggenda.

La superstizione.

E non è vero, come si dice, che avesse la fobia dei gatti. Lo ha precisato la storica Katharine MacDonogh nel libro «Storia dei cani e gatti a corte dai tempi del Rinascimento», dopo averlo letto da più parti: non esiste alcuna evidenza storica che Napoleone soffrisse di ailurofobia. Ma era superstizioso e come molti europei del tempo si teneva sempre lontano i gatti neri.

La mano nel gilet.

Perché lo vediamo spesso ritratto con una mano nel gilet? Che fosse un tic? Un segno del feroce mal di stomaco di cui soffriva? No: semplicemente un’usanza diffusa tra coloro che si prestavano a un ritratto tra il 18esimo e il 19esimo secolo.

Era un nanerottolo?

Napoleone era basso? Non così basso: gli storici concordano che fosse alto circa 1,68, 3 centimetri più della media dei francesi de suo tempo (e 3 centimetri in più dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy). Quella di Napoleone formato mignon sarebbe una maldicenza degli inglesi per sminuirne la fama sui campi di battaglia.

Italiano o francese?

I Buonaparte vantavano nobili origini toscane, anche se si erano trasferiti in Corsica, allora genovese, già nel 1567. Lo stesso Napoleone confessò: «Io sono italiano o toscano, piuttosto che corso». La Corsica, dov’era nato nel 1769, era stata ceduta dalla Repubblica di Genova alla Francia da appena un anno. In casa di Napoleone si parlava italiano. Il futuro imperatore di Francia era infatti nato ad Ajaccio, in Corsica, nel 1769, quarto di 12 fratelli (secondo degli otto rimasti in vita). Pare fosse un ragazzino vivace, pronto a sfidare la severità della madre, Maria Letizia Ramolino (nobildonna discendente da italiani emigrati in Corsica), con un cipiglio da primogenito che mancava al fratello più grande, Giuseppe. Forse per questo, il padre Carlo Maria, avvocato, borghese affascinato dall’aristocrazia, aveva destinato il minore alla carriera militare e il maggiore alla vita ecclesiastica. Entrambi furono spediti in prestigiosi collegi francesi.

La Gioconda.

Fu Napoleone a rubare la Gioconda? Non è vero che trafugò la Gioconda di Leonardo: secondo gli storici il dipinto si trovava in Francia dal 1517, dove lo aveva portato proprio l’autore. In seguito il quadro fu acquistato molto probabilmente dal Re Francesco I: Napoleone, grande appassionato d’arte si limitò ad appenderlo nelle stanze della moglie Josephine e in seguito la Monna Lisa entrò a far parte della collezione permanente del Louvre (che all’epoca si chiamava Museo Napoleone). La bufala del furto napoleonico nasce forse dal fatto che i soldati napoleonici trafugarono davvero molte opere d’arte durante la campagna d’Italia. Ma non la Gioconda.

La legge sull’eredità.

Il più importante lascito dell’età napoleonica sono le riforme attuate fra il 1800 e il 1804, anni durante i quali fu redatto il Codice civile, detto anche Codice Napoleone, approvato il 21 marzo 1804. l Codice andò a toccare anche le regole per la successione imponendo che una parte delle eredità dovesse essere divisa in modo uguale tra i discendenti. Napoleone però volle che nel Codice la donna risultasse totalmente sottomessa all’uomo al quale doveva assoluta obbedienza: non poteva ad esempio sottoscrivere un contratto o avviare un’azione autonomamente. Le controversie tra coniugi potevano tuttavia essere risolte col divorzio (al quale non si fece gran ricorso, almeno in Italia), purché chiesto consensualmente.

Rivoluzione nella scuola.

Grazie a Napoleone venne sviluppata l’istruzione superiore con l’introduzione dei licei statali, scuole impegnative e riservate ai giovani di buona famiglia o di eccezionale talento. I licei napoleonici erano, come quelli di oggi, pubblici, finanziati cioè dal denaro raccolto con le tasse e con gli investimenti del governo, e i docenti erano dipendenti dello Stato. Analogamente a quanto accade ancora oggi, le scuole private venivano sottoposte a controlli e verifiche da parte di funzionari statali e nel 1806 venne introdotto il monopolio statale dell’istruzione universitaria una sorta di Ministero per la ricerca e l’università.


(Napoleone – 3 continua)


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