La prof di Palermo e il video degli studenti. Diteci la vostra

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di Carlo Piano

C’è chi sostiene che le opinioni dei ragazzi vadano comunque rispettate e, chi, al contrario che ci sono dei limiti. Per esempio che non si può paragonare quanto avvenne durante il fascismo all’attuale situazione italiana. Chiediamo ai lettori di giudicare da soli.

Questa è la storia

L o scorso 11 maggio un’insegnante di italiano dell’istituto industriale Vittorio Emanuele III di Palermo è stata sospesa per due settimane dall’ufficio scolastico provinciale perché non avrebbe vigilato sul lavoro di alcuni suoi studenti di 14 anni che, durante la Giornata della memoria, avevano presentato un video nel quale accostavano la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al Decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini.
La professoressa sospesa si chiama Rosa Maria Dell’Aria, ha 63 anni ed è insegnante di italiano da quaranta. Per quel che ne sappiamo, non ha obbligato i suoi studenti a fare niente, però non ha bocciato il loro lavoro.

C’è da aggiungere che sono state raccolte 30.000 firme a sostegno dell’insegnante e che, comunque, terminati i 15 giorni di sospensione tornerà in classe.
Il Mio Primo Quotidiano pubblica il video che sta facendo tanto discutere politici e intellettuali.

Diteci la vostra opinione

(anche su Instagram @ilmioprimoquotidiano)
#iopensoconlamiatesta


I commenti

In questi giorni sono stati tanti  i commenti sulla vicenda. Ve ne riportiamo un paio perché nella loro brevità dicono molte cose.

  • Enrico Mentana, direttore della 7, sulla sua pagina Facebook scrive:

Sono per la riabilitazione totale della professoressa di Palermo, senza discussione.
Il provvedimento nei suoi confronti è immotivato e da revocare da subito.
Però va detta anche un’altra cosa, altrettanto chiaramente: non si può guardare con indulgenza a quella ricerca scolastica che ha paragonato le leggi razziali del 1938, il punto più basso e abominevole della legislazione dello stato unitario, a un provvedimento – criticabile quanto si vuole – varato da un governo dell‘Italia democratica, e controfirmato da quel galantuomo palermitano che è a capo della nostra repubblica. Che quel lavoro scolastico sia stato realizzato nel giorno della memoria non fa che peggiorarne la controfattualità. Paragonare quella indelebile vergogna a una legge che non piace porta a una doppia grave distorsione: relativizzare l’infame legislazione razzista e criminalizzare un provvedimento che è stato votato dal parlamento e dovrà passare il vaglio della corte costituzionale. La libera e legittima opposizione al governo (ciò che distingue una democrazia da una dittatura) non si può ridurre a falsificazione storica: che oltretutto finisce sempre per essere controproducente, come è ben noto.

 

  • Massimo Gramellini sul Corriere della Sera: 
    Dell’Aria che tira  “… ladolescenza non è l’età delle elaborazioni raffinate, e se la regola dell’omesso controllo fosse stata applicata nelle scuole della mia gioventù — dove si dicevano e scrivevano cose ben peggiori — i professori dell’epoca sarebbero rimasti in castigo da settembre a giugno. Ma vorrei chiederle scusa anche per la strumentalizzazione grottesca di cui è rimasta vittima”.

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