Il clima diventa più caldo, lo dimostrano le chiocciole

chiocciola Da cosa si capisce che il clima del mondo sta cambiando? Dal guscio delle chiocciole. Il colore di una specie chiamata Cepaea nemoralis è infatti cambiato a causa della variazione della temperatura, nelle popolazioni che vivono in Europa.

La specie è diffusa in gran parte dell’Europa. In Italia è presente nelle regioni del centro-nord, sino alla Basilicata mentre è assente in Calabria, Sicilia e Sardegna. È presente in una grande varietà di habitat, tra cui boschi, giardini, cespugli, siepi, vegetazione erbosa. La Cepaea nemoralis è un organismo modello utilizzato negli studi sulla ereditarietà e sulla evoluzione.

L’aspetto piú sorprendente di questa scoperta è che non l’hanno ottenuta degli scienziati, bensí migliaia di volontari sparsi in tutta Europa (soprattutto ragazzi e bambini) che hanno pazientemente raccolto e catalogato i gusci di Cepaea. Questo macroesperimento si chiama Evolution Megalab  (www.evolutionmegalab.org/it/) ed è stato lanciato nel 2009, per commemorare l’anniversario di Darwin. (Shrewsbury, 12 febbraio 1809 – Londra, 19 aprile 1882. Darwin è stato un biologo, geologo, zoologo e botanico britannico, celebre per aver formulato la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale e per aver teorizzato la discendenza di tutti i primati uomo compreso da un antenato comune).

Seimila volontari a caccia di chiocciole

Fra aprile e ottobre del 2009, circa 6000 volontari (secondo i promotori dell’esperimento, della britannica Open University) hanno raccolto chiocciole in 3000 località di 15 Paesi europei. La Cepaea  può avere un guscio marrone, rosa o giallo, che può essere striato o no. I volontari hanno classificato gli esemplari in base al colore e al numero di strisce, e hanno caricato i dati sul sito del progetto. «Persino bambini di quattro anni hanno dimostrato la capacità di classificare i gusci» spiega Jenny Worthinghton, responsabile del progetto. «Uscire dalla scuola per andare a cercare le chiocciole è stato interessante e divertente allo stesso tempo», dice invece Yuri, 17 anni, che ha partecipato all’esperimento insieme ad altri compagni di classe del liceo tecnologico di Voghera.

I gusci si fanno più chiari contro il caldo

Evolution Megalab ha dimostrato innanzitutto che il guscio tende ad essere tanto piú chiaro quanto piú si va verso i climi caldi del sud: dove fa caldo, la selezione naturale favorisce gli esemplari con un guscio chiaro che assorbe meno il calore.

Un colore scuro infatti assorbe quasi tutte le radiazioni del sole che si trasformano in calore sulla superficie. Invece i colori chiari riflettono la luce del sole: per esempio, una superficie bianca. reirradia una notevole quantità di energia luminosa, per cui solo una piccola parte si trasforma in calore. 

Ma c’è di piú: l’aumento di temperatura verificatosi in Europa nell’ultimo secolo ha cambiato il colore delle chiocciole. Negli ambienti con pochi boschi e foreste, la popolazione di chiocciole gialle è aumentata a scapito di quelle piú scure. Secondo gli scienziati del progetto, mentre in altri ambienti le chiocciole si possono difendere dall’aumento di temperatura concentrandosi in zone ombreggiate, in queste zone è impossibile. Per questo, la selezione naturale ha favorito le popolazioni chiare rispetto alle scure. Le temperature medie annuali in Italia sono cresciute negli ultimi due secoli di 1,7°C (pari a oltre 0,8°C per secolo), ma il contributo più rilevante a questo aumento è avvenuto in questi ultimi 50 anni, per i quali l’aumento è stato di circa 1,4°C (pari a circa 2,8°C per secolo).

Il mimetismo non serve più

Lo studio ha rivelato anche un risultato inatteso. In tutto gli ambienti, le chiocciole lisce sono diminuite e sono aumentate quelle striate (in particolare, quelle con un’unica striscia). «Un’interpretazione possibile è che i principali predatori delle chiocciole, i tordi, sono diminuiti, e quindi non c’è più una necessità imperiosa di mimetizzarsi assumendo colori uniformi», spiega Giorgio Bertorelle, professore dell’Università di Ferrara e coordinatore del progetto per l’Italia.

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