Il 31 luglio di 100 anni fa nasceva Primo Levi…

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Primo Levi
Primo Levi (il disegno è di Flora Di Tullo)

Primo Levi nasceva a Torino il 31 luglio del 1919, esattamente cent’anni fa. Prima di diventare uno scrittore famoso per lungo tempo venne ignorato, addirittura rifiutato da importanti case editrici. Oggi tutti conosciamo il suo primo libro del 1947 Se questo è un uomo, che avete letto a scuola (e se così non fosse, leggetelo). Nelle sue pagine testimonia, da ebreo e protagonista, la sua orribile esperienza della deportazione nel campo di concentramento di Aushwitz e gli orrori del regime nazista. Una delle sue frasi più celebri dice: “L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”. Perché, come scrive Levi nell’introduzione a Se questo è un uomo, quando la convinzione che ogni straniero è nemico si fissa nelle coscienze, alla fine della catena c’è il lager.

Il manoscritto rifiutato


Ma pensate che Primo Levi non fu capito quando consegnò il manoscritto di quest’opera, che infatti fu rifiutato dalla casa editrice. Il manoscritto fu terminato a gennaio del 1947 e fu proposto all’Einaudi, ma Natalia Ginzburg diede un parere sfavorevole, seguito poi da un’altra bocciatura illustre, a opera di Cesare Pavese. Il libro approdò così alla piccola casa editrice De Silva che Franco Antonicelli fondò a Torino nel 1942. Fu proprio questo piccolo miracolo editoriale a dare alle stampe, per la prima volta in Italia, questo capolavoro: ne stampò 2500 copie, di cui mille restarono invendute. Solo nel 1958 Einaudi ci ripensa e pubblica Se questo è un uomo decretandone il successo e facendone un best seller.
Ma Primo Levi non fu capito neanche dopo, per tanti decenni, visto che nessuna storia della letteratura in uso nelle scuole lo includeva. Oggi invece è considerato il più importante scrittore italiano del Novecento. Dove sta la sua grandezza? Sta nell’aver vissuto in prima persona e osservato e descritto la massima colpa della storia.

La macchia sulla laurea

Ci piace raccontare qui una parte della sua vita, quella scolastica prima che venisse internato nel campo di concentramento di Fossoli e successivamente deportato ad Auschwitz nel 1943 (verrà liberato dai militari russi e farà ritorno in Italia nel 1945).
Nel 1934 Primo Levi si iscrive al Ginnasio e Liceo classico D’Azeglio di Torino, istituto noto per aver ospitato docenti illustri e oppositori del fascismo come Augusto Monti, Norberto Bobbio e molti altri. Si dimostra un eccellente studente, uno dei migliori, grazie alla sua mente lucida ed estremamente razionale. A questo si aggiunga, come poi dimostreranno i suoi libri, una fantasia fervida e una grande capacità d’immaginare, tutte doti che gli permettono di brillare sia nelle materie scientifiche che letterarie. In prima liceo, fra l’altro, ha per qualche mese come professore d’italiano nientemeno che Cesare Pavese, lo stesso che poi boccerà Se questo è un uomo. È comunque già evidente in Levi la predilezione per la chimica e la biologia, le materie del suo futuro professionale. Infatti dopo il liceo si iscrive alla Facoltà di Scienze dell’Università di Torino dove si laurea in chimica con lode nel 1941. Un piccolo particolare macchia però quell’attestato, esso infatti riporta la dicitura “Primo Levi, di razza ebraica”. Lui commentava in proposito: “Le leggi razziali furono provvidenziali per me, ma anche per gli altri: costituirono la dimostrazione per assurdo della stupidità del fascismo”.

L’omaggio agli antipodi

L’omaggio più alto e curioso a marcare il centenario viene dalla Nuova Zelanda ed è una traduzione delle poesie di Primo Levi. A compiere la traduzione, un poeta americano, Harry Thomas, e un grande studioso e traduttore italiano, Marco Sonzogni che insegna e vive a Wellington. Il libro si intitola The Occasional Demon. Quindi quest’autore rifiutato a Torino, adesso addirittura viene celebrato in Nuova Zelanda, agli antipodi della nostra Italia. Ci piace pubblicare una delle bellissime poesie contenute nell’opera di quest’uomo scomparso nel 1987. Levi muore nella sua Torino cadendo dalla tromba delle scale. Secondo alcuni fu suicidio.

 

Approdo

Felice l’uomo che ha raggiunto il porto,

Che lascia dietro sé mari e tempeste,

I cui sogni sono morti o mai nati;

E siede e beve all’osteria di Brema,

Presso al camino, ed ha buona pace.

Felice l’uomo come una fiamma spenta,

Felice l’uomo come sabbia d’estuario,

Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte

E riposa al margine del cammino.

Non teme né spera né aspetta,

Ma guarda fisso il sole che tramonta.

(10 settembre 1964)

Carlo Piano

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