Gioele (13 anni), a scuola è il mediatore che fa riappacificare i compagni

Si chiama Gioele Barletta, ha 13 anni, e da tre è uno dei 30 mediatori all’Istituto Antonio Ugo della Noce a Palermo. Cosa fa? Aiuta i ragazzi della scuola che litigano a fare pace. Come? Quando c’è qualche battibecco si chiude con i compagni-litiganti in una stanza dove c’è un tavolo triangolare (la vedete nella foto) e non si esce da lì finché non hanno firmato un trattato di pace.

Il Mio Primo Quotidiano ha parlato con Gioele. Ecco cosa ci ha raccontato.


Gioele, come hai iniziato a fare il mediatore?

«In prima media la scuola ha fatto un test ai ragazzi e ha scelto quelli che erano più predisposti, cioè quelli che potevano essere in grado di far finire una lite tra compagni».

Che caratteristiche deve avere un mediatore?

«Deve saper socializzare bene con gli altri e soprattutto non essere un giudice, perché una delle regole è di non mettersi mai dalla parte di uno dei due litiganti».

Come si svolge la mediazione?

«In primis si chiede ai due litiganti se vogliono partecipare. Devono volersi riappacificare. Poi andiamo nella stanza della mediazione dove c’è il  tavolo triangolare. Il mediatore si siede alla base del triangolo, i due litiganti ai due lati. Nella stanza c’è anche un altro mediatore che fa da testimone. Il mediatore espone le regole di discussione. Poi uno dei due litiganti esprime la versione dei fatti dal suo punto di vista, alla fine anche l’altro espone la sua versione  e il mediatore chiede ai due se hanno idea su come risolvere il conflitto. La soluzione non parte mai dal mediatore».

Quali sono le regole della mediazione?

«Intanto quello che succede nella stanza non lo può sapere nessuno, se non le 4 persone presenti. Poi non si deve mai alzare la voce perché in quel caso  si interrompe la mediazione. Ascoltare l’altra persona senza interromperla.
Nella stanza non entrano mai gli adulti: gli adulti provano a risolvere le questioni cercando chi ha ragione e chi torto tra due persone in conflitto. Non è così. Il mediatore cerca delle soluzioni per risolvere il problema che vada bene a tutte e due. Il mediatore deve avere self control e non deve mai schierarsi da una delle due parti.

Un  caso che hai risolto?

«Il litigio tra  due ragazze alle quali una prof aveva dato un compito da fare in coppia, un cartellone, ma quando lo hanno presentato una delle due si è presa tutti i meriti, fregandosene dell’altra». Ne hanno parlato e si è risolto. La mediazione poi finisce con un trattato di pace firmato da tutti e tre che deve essere rispettato».

E tu hai mai avuto bisogno della mediazione?

«Sì. Una volta sono stato buttato fuori dalla classe da una prof  perché mentre lei spiegava io stavo dicendo una cosa a un mio compagno. Essendo un po’ testardo mi sono arrabbiato e così abbiamo chiesto la mediazione».

Perché è importante mediare?

«Parlare è sempre meglio piuttosto che andare a finire col prendersi a botte. L’arte della mediazione, potrebbe servire anche per evitare le guerre. Tutti gli insegnanti dovrebbero anche semplicemente parlare con i ragazzi, senza  fermarsi al guscio esterno e senza guardare ai loro sentimenti. I prof quando uno è giù aggravano le situazione del ragazzo».

Farai il giudice da grande?

«No, il mio sogno sarebbe quello di fare il cardiologo o il neurologo. non mi attrae fare il giudice. Il mediatore non giudica».

Ecco i 3 consigli da mediatore per risolvere il litigio

1 –  autocontrollo: in una lite se si perde il controllo, se si è arrabbiati è più difficile arrivare a fare la pace. se si è più freschi di mente è più facile arrivare a un punto di incontro

2 – non alzare mai la voce Tenere il tono della voce basso aiuta a trovare una soluzione

3 – cercare di capire l’altra parte – rispettare quello che pensa l’altro litigante

4 – rispettare gli accordi dati durante la mediazione, accettano di farla duraturea.


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