MELBOURNERoger Federer, 36 anni passatiha vinto gli Australian Open, primo torneo stagionale dello Slam. Lo svizzero ha battuto in finale al quinto set il croato Marin Cilic con il punteggio di 6-2, 6-7,6-3, 3-6, 6-1 dopo poco più di tre ore di gioco. Per ‘King Roger’ si tratta del sesto trionfo a Melbourne e del 20° Slam in carriera.

Eccolo felice nel selfie che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook.

di Marco Lombardo
Quella volta io c’ero, appollaiato in una cabina della tribuna superiore del campi centrale di Wimbledon, praticamente il punto più verde del Pianeta Terra. Più sotto, tra i colpi ovattati di un tennis d’altri tempi, Roger Federer prendeva educatamente a pallate l’australiano Mark Philippousis: era praticamente lo scontro tra una sciabola e una clava, e la notizia fu che quella volta vinse la sciabola. Vinse Federer. Il suo primo Slam. Nel 2003.

Roger era un predestinato, nessuno sapeva ancora quanto lo fosse. La sua scalata per diventare un’icona mondiale, non solo del tennis, cominciò tra le lacrime. E se ci pensate quel giorno c’erano un sacco di cose strane: uno svizzero tennista, uno svizzero campione, uno svizzero che piangeva. Nessuno di noi lo conosceva bene, più tardi avremmo capito. Avremmo conosciuto uno degli sportivi più grandi di sempre. Sicuramente il più grande nel cuore di chi ama lo sport delle racchette.

E’ inutile entrare nei paragoni della storia, chiedersi se Rod Laver abbia fatto di più o se Donald Budge fosse meglio di entrambi (Laver e Budge sono gli unici due tennisti della storia ad aver fatto il Grande Slam, ovvero ad aver vinto nello stesso anno i 4 tornei più importanti). E’ una questione di sentimenti, quella che ti fa decidere il confine tra il campione e la leggenda. E Roger Federer è sicuramente leggenda.

Da quel giorno in poi gli Slam sono diventati 20, in un crescendo che ha toccato l’anima di tutti noi appassionati dei suoi gesti così eleganti, in campo e fuori. La rivalità con Nadal che ha tolto qualcosa ad ognuno dei due ma ha prodotto uno dei duelli più immensi dello sport. La vittoria di Parigi, che sembrava il torneo impossibile per Federer, bagnato dalle lacrime  di tutti noi federiani. E ancora il pianto che non gli ha lasciato finire il discorso del trionfo di Melbourne, il ventesimo appunto, quello appena arrivato.

In tutto questo tempo Roger Federer da ragazzo è diventato un uomo e si è sempre accompagnato ai suoi valori: la gentilezza, la sportività, l’amore per la sua famiglia. Per quella moglie, Mirka, conosciuta su un campo alle Olimpiadi di Sidney, diventata la sua compagna di successi. Per quei figli, due coppie di gemelli (una di femmina, l’altra di maschi), per i quali Roger non ha più voglia di girare il mondo tutto l’anno. E’ passato da tutto questo, l’uomo Federer: vittorie (tante), sconfitte (poche e per questo più dolorose), infortuni che segnano l’inizio della sua vecchiaia. Eppure, a 35 anni, ha deciso che non fosse finita e nel giro di 12 mesi ha vinto ancora, due volte in Australia e una volta a Wimbledon. E l’ha fatto con determinazione feroce ma con l’eleganza che ha dentro. E che non è da tutti, forse di nessuno.

Perché è per questo che Roger Federer è un mito: il campione che nessuno vuole avere per nemico su un campo da tennis ma che tutti vogliono per amico fuori. L’uomo normale diventato qualcosa di sovrannaturale: l’esempio che anche in questo mondo ormai così rude, esiste qualcuno come lui. Qualcuno da portarsi sempre accanto.

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