Esploriamo una parola: “paura”.

La paura è la cosa che mi fa più paura
(Michel de Montaigne)


La parola da esplorare oggi: la paura

La paura solo a nominarla… fa paura!  La vorremmo scacciare, allontanare il più possibile. Qualcun magari adesso ha un po’ di paura a mettere il naso fuori casa.  Invece… proviamo a guardarla più da vicino.  Dopo la “LIBERTÀ”  affrontiamo la paura. Esploriamola, come si fa con un Lego o con il cubo di Rubik. Potrebbe riservarci delle sorprese! Magari un pezzetto alla volta. Potete tornare a rileggere tra queste righe quando ci sarà qualcosa che vi spaventa!

  • La paura è un’emozione che nella gerarchia delle emozioni fa… più spavento!
  • La paura è universale: non esiste qualcuno che non ce l’ha.  Lo abbiamo capito bene in questo momento con il coronavirus. Non capita spesso. Anche i genitori che di solito tranquillizzano, li avete magari visti preoccupati, impauriti per la salute dei nonni o di qualcuno che si è ammalato. Gli adulti di solito hanno meno paura perché sanno-come-si-fa (non sempre e non su tutto ovviamente, ma hanno solo vissuto di più, hanno fatto esperienza). Invece in questa occasione ci siamo trovati tutti in un grande non sapere, tutti disorientati. Forse non era mai successo. Beh, comunque con questa paura siete entrati nella storia... una paura da raccontare, dopo, quando sarà tutto finito.

La paura  è naturale  ma è anche scomoda da provare. È come un vestito troppo stretto che non vediamo l’ora di togliercelo via da dosso.

Di cosa si ha paura?

Proviamo a fare un elenco:

  • un forte rumore
  • un lampo
  • i mostri
  • le streghe
  • la puntura di un’ape
  • il nostro corpo che cambia
  • il bullo che fa il prepotente a scuola
  • il giudizio degli altri
  • l’interrogazione
  • il brutto voto
  •  la paura di restare soli
  • essere timidi
  • di diventare rossi
  •  di essere senza parole per esprimere ciò che proviamo
  • di non essere capiti
  • di non essere all’altezza
  • del futuro… cosa farò da grande?
  • le malattie...

Potremmo andare avanti e avanti. Vorremmo farne proprio a meno di queste paure.

Eppure serve..
  • Ma a cosa? Serve ed è servita per l’evoluzione dell’uomo. Da sempre l’uomo, grazie alla paura, è riuscito a sopravvivere.
    La paura ti mette in allarme quando ci sono delle minacce e ti sprona a tirare fuori una soluzione, a creare strategie per una… fuga o un attacco! In questo uomini e animali sono uguali. Nell’uomo cosa cambia? Intanto il tipo di paura: quella  degli animali è per i pericoli reali, come di essere mangiato! Per l’uomo anche di quelli immaginari… irrazionali, che non esistono o che esistono solo nella nostra mente. E poi perchè l’animale reagisce d‘istinto, l’uomo può ragionare.
  • A volte invece siamo anche affascinati da ciò che ci spaventa… Alzi la mano chi non ha mai voluto vedere un film dell’orrore che fa accapponare la pelle o leggere un libro di paura? Questo è come fare una prova di paura: provare quell’emozione sapendo che è solo finzione, contemplare le cose che ci terrorizzano in modo sicuro senza pericoli è come sperimentarsi per vedere l’effetto che fa ma senza rischi…
Ci fa paura che cosa, quindi?

Sicuramente la cosa nuova. Quello che non conosciamo perchè  non sappiamo come affrontarlo.  Per esempio:  entrare in una nuova classe, conoscere nuovi amici, i nuovi professori… ci fa paura perchè non sappiamo cosa succederà. Ma ci fa paura anche quello che non si comprende, la cosa sconosciuta. Perchè? La novità vuol dire che non hai ancora vissuto, non sai niente, non hai ancora pensato a una soluzione. A come cascare in piedi. E cascare con una sonora sederata non fa davvero piacere a nessuno…

 La conoscenza infatti aiuta a arginare la paura.

Lo abbiamo sperimentato con il Covid:  non sappiamo ancora bene troppe cose. Come si è diffuso, il pipistrello o il laboratorio? Quando sarò sconfitto? Poche certezze, tante domande. Non sappiamo ancora con esattezza quando potremmo uscire, quando andare al parco con gli amici, ricominciare la scuola.

Ok Ok Ok OK Ok….!!!!!

 

Però qualcosa sì che lo sappiamo già!  Sappiamo che non siamo soli. Magari non siamo nella stessa barca magari ma sicuramente siamo tutti quanti nella stessa tempesta.

Sappiamo che c’è la famiglia che ci protegge
Sappiamo che ci sono gli amici che ci sostengono
Sappiamo che ci sono gli insegnanti con cui possiamo dialogare
Sappiamo che ci sono medici e infermieri che ci curano
Sappiamo che ci sono scienziati che si stanno dando da fare per trovare la soluzione del problema
Sappiamo che tutti grandi e piccini abbiamo paura insieme, come quando giochiamo a nascondino: sai che tutti hanno paura di essere presi!

Cosa puoi fare tu?

Quindi al di là di non uscire, lavarsi le mani e starnutire nel braccio che cosa possiamo fare davanti alla paura? Davanti a un imprevisto di questa natura come ci è capitato? Intanto abbiamo imparato che non sempre tutto quello che accade, ragazzi, è sotto i nostro controllo. L’imprevisto fa parte della nostra vita. Dobbiamo essere allenati a cercare nuove idee e soluzioni partendo dal punto in cui siamo. Bello o brutto che sia.

E a noi cosa ci fa passare la paura?

Un abbraccio di mamma o papà? Un dolce buonissimo, la telefonata con il migliore amico, una giocata a pallone, la nuova serie in tv, parlarne… condividere la paura  per esempio con gli adulti  o con qualcuno di cui ci si fida. Oppure semplicemente scriverla (magari su un diario) la alleggerisce.

Parlando magari non troviamo la soluzione ma facciamo più chiarezza.
Parlando un po’ si scioglie perchè ci fa capire che non si è soli davanti alla  paura.
Parlando il più delle volte ti accorgi che di fronte ad alcune cose tutti i ragazzi della tua età provano le stesse paure.

La paura si amplifica se sei solo.

Il nostro superpotere

Quindi la paura è nemica quando ci paralizza ma è amica perchè ci fa stare attenti a ciò che per noi è importante. È un’emozione ingombrante ma va abbracciata, solo così può farci crescere e andare avanti. Non c’è da vergognarsene. “La paura guardata in faccia diventa coraggio” dicevano gli antichi.

Cosi anche noi abbiamo un superpotere:  il coraggio!   il coraggioso non è colui che non ha paura, ma chi riesce a guardarla in faccia e ad affrontarla con fiducia.
Ma del coraggio ne parliamo un’altra volta!!!
Intanto… voi cosa ne pensate di queste esplorazioni nelle parole? Parlemo di coraggio, ma anche di stupore, empatia, rabbia… Ce n’è una in particolare che vorreste scoprire? Scriveteci!  Ilmioprimo@gmail.com


Pensare le parole

Fin da piccoli impariamo a fare qualcosa. Impariamo ad andare in bicicletta, a giocare a carte,  a suonare uno strumento. Impariamo un passo di danza,una poesia a memoria, un nuovo skill nel calcio, ma anche a rispettare lo spazio degli altri e a fare rispettare il nostro. Ma si può imparare a pensare? Non solo si può Ma si deve!

ALLENIAMOCI INSIEME

«Pensiero»  viene dalla parola latina pensum, cioè «peso», participio passato del verbo «pendere» cioè pesare. Il pensum latino indicava, infatti, un certo quantitativo di lana che veniva pesata, per poi essere passata alle filatrici che la trattavano. Era la materia prima, quella più grezza che doveva essere lavorata, elaborata per avere una nuova forma.

Così è il pensiero. All’inizio un groviglio di idee da sciogliere, dipanare, proprio come dei fili di lana per poi intrecciare tra loro e dopo con quelle degli altri per formare così un’opera unica e originale: il nostro pensiero. Per fare questo bisogna avere cura e passione delle parole che usiamo. «Parola» infatti deriva da «parabola», cioè è  un suono che va da te a un altro.

Le parole sono il ponte tra te e gli altri: ci aiutano a comunicare.
Le parole hanno un peso: bisogna usare attenzione su quali e come usarle
Le parole creano mondi: ci portano in posti che non conosciamo

Il pensiero si traduce in parole. Immaginate: le parole hanno attraversato secoli. Dentro ogni parola ci sono mille mondi. Ecco perché  entrare dentro le parole, «aprirle», esplorarle, investigarle proprio come dei detective, senza accontentarci di un solo significato è importante (oltre che essere un bel gioco…) perchè ci permette poi di usare proprio quelle ci piacciono, le nostre, perché alla fine siamo quello che diciamo.

Anche quando si tratta di emozioni. Diamo voce alle emozioni, e attraverso le parole alleniamoci al pensiero e alla riflessione. Per avere consapevolezza. In fondo se sai cosa provi (e cosa dici) cresci più forte.

Il Mio Primo Quotidiano lo fa con Eleonora Mocenniconsulente filosofica, che organizza laboratori di pensiero e dialogo con i ragazzi. Il suo motto?

La filosofia aiuta a fare domande quando qualcosa stupisce o non torna

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2 commenti su “Esploriamo una parola: “paura”.”

  1. Sono insegnante, e in questo periodo di assidue video lezioni, sento più forte la necessità di fare attenzione alle parole che utilizzo con gli allievi. Mi allenerò a considerare le tre definizioni di Parola: sono un PONTE, hanno un PESO, creano MONDI…
    Grazie e buon lavoro!

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