Esploriamo una parola: coraggio!

L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.

(Giovanni Falcone)

L’emozione da esplorare oggi è: coraggio!

Dopo la libertà e la paura abbracciamo il coraggio! E lo facciamo proprio oggi, a distanza di 24 ore dalla giornata che ricorda la strage di Capaci, “per non dimenticare”  i nostri eroi moderni, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i giudici che hanno vissuto le loro vite con grandissimo coraggio, nonostante l’altrettanto grandissima paura.

Che cos’è il coraggio?

Una virtù. Anzi. La virtù delle virtù, potremmo dire!

Lo sosteneva ben 2500 anni fa, il filosofo Aristotele nell’Etica Manichea (una raccolta di suoi appunti..). È lui che  indica nel coraggio la prima delle virtù umane. La prima perché rende possibili tutte le altre.

È un’arma da sfoderare che viene dal cuore. Già, perché  la parola «coraggio» viene dal latino e mette insieme le parole  cor cioè cuore e habere = avere,  oppure cor-agere (agire col cuore). Il coraggio è avere un cuore … in azione! Per essere coraggiosi occorre avere un cuore che “spinge” all’azione.

Avere coraggio significa mettersi in ascolto del proprio cuore, capire cosa vuole e trovare proprio lì la forza per agire.

Che forza ragazzi!

Il coraggio quindi è quella forza d’animo che ci viene quando facciamo le cose a cui davvero teniamo. Quella “forza segreta” che ci fa affrontare le paure e i pericoli.
“Metterci il cuore” nelle cose che facciamo, rende possibile avere una forza in più! Lo diciamo spesso. Forza d’animo, non perderti d’animo, forza… se andate a cercare dentro di voi lo avete, ce l’abbiamo… forza e coraggio.

(Ma ce l’abbiamo tutti-tutti? Perché io non mi sento proprio un cuor di leone…
Se vi è venuta questa domanda, niente paura…! andate avanti nella lettura e troverete qualche risposta!

Quel che è certo è che il coraggio non è assenza di paura. Il giudice Falcone nelle sue parole lo spiega bene: «senza paura sarebbe incoscienza, non coraggio».

Coraggio e paura vanno a braccetto. Anzi, la paura è la conditio sine qua non  del coraggio (frase latina… a proposito seguite il nostro latino quotidiano? domani abbiamo la seconda puntata!)

Il coraggio

  • sorge e si manifesta sempre e solo al cospetto del timore
  • ha come obiettivo tentare di disciplinare il timore, o vincerlo o anche solo arginarlo per qualche tempo.
  • è affermazione e negazione della paura: la paura prima è riconosciuta poi è superata.
  • coraggio è attraversare la paura, proprio come fosse un fiume. Ovviamente non in modo incosciente, altrimenti non è più coraggio!!! E ci si finisce dentro… al fiume (e alla paura)!

La balla!

Quindi è una grande balla che il coraggioso non ha paura.  Paura l’abbiamo tutti e il coraggio possiamo averlo tutti lo stesso (anche se magari non allo stesso modo)! 

Se dare una definizione a questa forza dell’animo è difficile, è più facile farlo parlando di persone super coraggiose. Gli eroi, per esempio. Già il militare Lachete, interrogato da Socrate, confessa di non saper dire «cosa» sia il coraggio, benché sia avvezzo a darne prova sui campi di battaglia.

Gli esempi

La nostra cultura è ricca di eroi. Falcone e Borsellino, per esempio, come vi abbiamo detto qui. L’eroe infatti è  il coraggioso che affronta imprese e si sacrifica per il bene comune. Ma ci sono diverse sfumature e tanti gradi del coraggio. Dai grandi eroi della storia ai piccoli eroi del quotidiano come ognuno di noi può essere…

Coraggiosi sono stati per esempio Martin Luther Kink o Rosa Park che hanno combattuto per un ideale

Coraggiosa è stata Silvia Romano, la giovane cooperante rimasta per due anni nelle mani dei suoi rapitori in Africa:  è stata molto coraggiosa per molti motivi, primo fra tutti perchè è… sopravvissuta!

Coraggiosi sono stati i medici e e gli infermieri che hanno continuato il loro lavoro nonostante la paura di prendere il Covid

Coraggioso è chi persegue un sogno, una strada dove il  tracciato non è già fatto…  facile ricalcare le orme di qualcuno! Uomini-imprenditori come lo è stato ad esempio Steve Jobs che si prendono dei grossi rischi e si  buttano in un’impresa.

Coraggioso è chi ha una passione, chi ha avuto il coraggio di essere tenace. Chi ha allenato la perseveranza e ha avuto il coraggio di aspettare  come gli sportivi,  Bebe Vio o Alex Zanardi. Coloro che mettono in gioco tante cose, anche i fallimenti.

Coraggioso è chi si allena e non molla nonostante le difficoltà, ed ha il coraggio di rialzarsi dopo i mille fallimenti. inciampi cadi e ti rialzi e il coraggio di crederci e di ricrederci. Come la Pellegrini che  non arriva prima e insiste e arriva prima. Il coraggio è anche dire «calma, proverò di nuovo domani». Darsi tempo e avere il coraggio di non avere tutto subito.

E se fallisco?

Ok, gli eroi come Falcone e Borsellino hanno affrontato il male perché credono sia giusto combatterlo e non perché sanno che vinceranno e si salveranno. Che cosa ci insegna questo? A non essere  troppo attaccati al risultato… quotidiano e piccolo. Pensiamo in grande. Ad esempio: con il compagno di classe che ti ha fatto il dispetto, puoi anche decidere di perdonarlo, perché pensi che sia giusto farlo e anzi pensi di essere contento di avere questo valore. Il filosofo Aristotele diceva che  «il grande uomo è colui che sta davanti agli incidenti della vita con dignità e grazia facendo il meglio nelle circostanze».

Nella nostra vita di tutti i giorni?

Il coraggio non riguarda quindi solo i grandi personaggi, o le grandi cose. Lo possiamo sfoderare nei gesti quotidiani. È il coraggio di continuare nelle difficoltà,  o viceversa il coraggio di cambiare se capiamo di essere una strada sbagliata.

Bastano piccoli gesti coraggiosi per stupirsi di se stessi, scoprendo capacità che magari fino ad ora non conoscevamo e non pensavamo magari di avere!  Nello studio, all’interrogazione, ad avvinarsi a un ragazzo, o a una ragazza per fare amicizia. Non ce la faccio, non ce la farò mai. Coraggio!

Il poeta americano Robert Frost dice: «abbi coraggio e un po’ di volontà di avventurarti e di essere sconfitto».  Sbagliare, cadere ma rialzarsi,  fa parte del percorso, della crescita. Di più: dovrebbe essere il bello! In questo percorso il  coraggioso ha uno sguardo più lungo, non vede i piccoli/grandi fallimenti lungo la strada. Sa che gli inciampi sono delle tappe indispensabili. Churchill  diceva che  «il successo non è mai definitivo. Il fallimento non è mai fatale. È il coraggio di continuare che conta». Questo non vuol dire che l’inciampo non faccia male, non ferisca che non ci sia da piangere! o demoralizzarsi.

Ma

come diceva un altro filosofo, Kirkegard,  «osare è perdere solo momentaneamente la propria strada. Non osare è perdere se stessi». Ecco che il coraggio sprona a mettersi in viaggio, senza scansare le zone d’ombra e la fatica. Senza coraggio non c’è cambiamento, non si cresce.

È il passaporto per il cambiamento.

Deve essere un alleato, te lo devi portare dietro…

La vita ci domanda continuamente atti di coraggio e ci chiede di non arrenderci. Coraggio della crescita, della consapevolezza, del guardarsi intorno e credere in se stessi. Ci chiede di abbandonare le nostre certezze per affrontare l’imprevisto, e misurarci con l’insicurezza.

… e qui un altro «Ma» gigantesco…

 

Il coraggio di non essere… stupidi!

Il coraggio non deve servirci per fare follie o imprudenze.  Bisogna stare attenti! Perché il coraggio non è esagerare, superare certi limiti, non è in alcune sfide… quando di parla di coraggio si parla di virtù, quindi si parla di bene per se stessi e per gli altri.

Il coraggioso non sfida un limite così tanto per fare, o per dimostrare qualcosa a qualcuno.

Il coraggioso non accetta stupide prove di coraggio… se non bevi tre birre di fila sei un cagasotto. Se non salti quel muretto, se non accetti la sfida…

Il coraggioso non è chi ignora il metro di distanza, chi va in giro senza mascherina, chi si accalca…Quello comincia sempre per «C», ma è un Cretino!

Nella testa deve sempre risuonare il campanello che coraggio va a braccetto con virtù=bene per se stesso e per gli altri=non fare cose stupide! In certi casi è coraggioso non-fare. 

Ma come si diventa coraggiosi?

Il coraggio può essere appreso? Un modo pratico per alimentare il coraggio? L’esercizio.
Il termine “virtù”, deriva dal latino virtus, che significa forza. E come tutti i tipi di forza, le virtù si perfezionano con l’allenamento. Il coraggio, come tutte le virtù, si acquisisce e si perfeziona mediante l’esercizio e la sperimentazione.

Cosa puoi fare tu per allenarti?

Quale sarà la prossima occasione per mettere in campo il nostro coraggio? Possiamo pensare a delle situazioni semplici, quotidiane, in cui abbiamo la possibilità di sviluppare ed irrobustire il nostro coraggio, alimentando la fiducia in noi stessi. Magari semplicemente  cercando il bello e il positivo nelle persone intorno a noi.

… Ma io non  mi sento un gran coraggioso…

Ma ce l’abbiamo tutti questo coraggio?

Don Abbondio nei Promessi Sposi è un gran fifone e dice che «il coraggio uno non se lo può dare!»
In realtà oggi le ultime ricerche lo smentiscono! Se infatti il coraggio parte dal cuore, poi coinvolge anche il cervello. È il cuore che si scatena e va a bussare al portone del cervello: ehi! Muoviti! Sveglia! Fai qualcosa…

Il dottor Stanley Jack Rachman, professore ed investigatore dell’Università British Columbia, in Canada, è uno dei massimi esperti dei disturbi dell’ansia. Nel suo libro Fear and Courage (paura e coraggio) ci spiega infatti che il coraggio, in realtà, è una qualità della mente. Tutti lo possediamo, è innato.
Tuttavia, non sempre riusciamo ad attivare quel meccanismo interno che radica nella parte più intima del nostro essere. Proprio lì, dove una voce ci sussurra continuamente: “fallo, devi andare avanti”.

Il coraggio è nel cervello, ecco come abbiamo «fegato»

Siete dei cuor di leone? Dipende da un’area del cervello che si attiva quando intraprendiamo scelte e azioni coraggiose. Il “cuore” del coraggio è stato scoperto da Yadin Dudai della Weizmann Institute of Science a Rehovot in Israele in un lavoro pubblicato sulla rivista Neuron.
Si tratta della «corteccia cingolata subgenuale anteriore» e si accende quando compiamo un’azione coraggiosa vincendo una nostra paura. Il fatto che sia “cingolata” come un carro armato ci fa capire che quando si mette in moto non la ferma più nessuno!

Gli esperti hanno coinvolto un gruppo di volontari e sondato la loro paura dei serpenti. Poi li hanno messi di fronte alla  loro paura: un serpente vero! E hanno chiesto loro se avevano il coraggio di avvicinarsi.

La scoperta è stata che, nonostante la paura dichiarata, nel cervello dei coraggiosi che accettano di avvicinarsi al serpente, si attiva la corteccia cingolata (subgenuale anteriore). La scoperta potrebbe aiutare nella cura delle fobie: un’ipotesi terapeutica potrebbe per esempio essere di stimolare l’area del coraggio per renderla più forte contro le paure.

Insomma per dirla con il filosofo tedesco Goethe «un giorno la paura bussò alla porta il coraggio andò ad aprire e non trovo nessuno».

E siccome un’altra delle caratteristiche del coraggio è di essere contagioso speriamo di avervi… contagiato un po’!

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PENSARE LE PAROLE

Fin da piccoli impariamo a fare qualcosa. Impariamo ad andare in bicicletta, a giocare a carte,  a suonare uno strumento. Impariamo un passo di danza,una poesia a memoria, un nuovo skill nel calcio, ma anche a rispettare lo spazio degli altri e a fare rispettare il nostro. Ma si può imparare a pensare? Non solo si può Ma si deve!

ALLENIAMOCI INSIEME

«Pensiero»  viene dalla parola latina pensum, cioè «peso», participio passato del verbo «pendere» cioè pesare. Il pensum latino indicava, infatti, un certo quantitativo di lana che veniva pesata, per poi essere passata alle filatrici che la trattavano. Era la materia prima, quella più grezza che doveva essere lavorata, elaborata per avere una nuova forma.

Così è il pensiero. All’inizio un groviglio di idee da sciogliere, dipanare, proprio come dei fili di lana per poi intrecciare tra loro e dopo con quelle degli altri per formare così un’opera unica e originale: il nostro pensiero. Per fare questo bisogna avere cura e passione delle parole che usiamo. «Parola» infatti deriva da «parabola», cioè è  un suono che va da te a un altro.

Le parole sono il ponte tra te e gli altri: ci aiutano a comunicare.
Le parole hanno un peso: bisogna usare attenzione su quali e come usarle
Le parole creano mondi: ci portano in posti che non conosciamo

Il pensiero si traduce in parole. Immaginate: le parole hanno attraversato secoli. Dentro ogni parola ci sono mille mondi. Ecco perché  entrare dentro le parole, «aprirle», esplorarle, investigarle proprio come dei detective, senza accontentarci di un solo significato è importante (oltre che essere un bel gioco…) perchè ci permette poi di usare proprio quelle ci piacciono, le nostre, perché alla fine siamo quello che diciamo.

Anche quando si tratta di emozioni. Diamo voce alle emozioni, e attraverso le parole alleniamoci al pensiero e alla riflessione. Per avere consapevolezza. In fondo se sai cosa provi (e cosa dici) cresci più forte.

Il Mio Primo Quotidiano lo fa con Eleonora Mocenniconsulente filosofica, che organizza laboratori di pensiero e dialogo con i ragazzi. Il suo motto?

La filosofia aiuta a fare domande quando qualcosa stupisce o non torna

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