Niki Lauda
Niki Lauda

di Alfredo Arduino

È morto all’età di 70 anni Niki Lauda, tre volte campione del mondo, corridore leggendario del mondo della Formula 1. L’ex campione è mancato in una clinica svizzera a causa di complicazioni renali.

La carriera di Niki Lauda

Lauda iniziò a correre prima di compiere vent’anni. Proveniva da una ricca famiglia di banchieri viennesi, la quale non vedeva bene il suo interesse per le automobili e la velocità, quindi dovette arrangiarsi. Nel 1968 iniziò nelle gare riservate a vetture Mini, piccole e poco costose. Per arrivare in Formula 2 fu costretto a farsi prestare soldi e a dare come garanzia una polizza di assicurazione sulla propria vita. Entrò a far parte del team March e nel 1971 debuttò per lo stesso team in Formula 1, dove corse alcune gare. Nella sua doppia avventura in Formula 1, vissuta prima tra 1971 ed il 1979 e poi dal 1982 al 1985, Niki Lauda vincerà tre titoli mondiali (due in Ferrari, ’75 e 76 uno in McLaren ‘84). Riuscirà nell’impresa di riconfermarsi pilota vincente dopo un primo ritiro dalle corse. La sua sensibilità di guida straordinaria unita alla dote del saper adeguare le proprie caratteristiche di guida a mezzi di epoche così diverse lo faranno diventare uno dei piloti considerato tra i più forti di tutti i tempi.

L’incidente al Nürburgring

Si ferì gravemente nell’incidente sul circuito del Nürburgring, in Germania, il 1 agosto 1976, che lo lasciò sfigurato in volto. All’epoca al Nürburgring si correva su una pista di 22,8 chilometri piena di curve, in cui erano morti 131 piloti di diverse categorie in meno di cinquant’anni. Poco prima della gara la pioggia aveva bagnato buona parte del circuito, cosa che aveva indotto la maggioranza dei piloti a usare gomme da bagnato. Dopo il primo giro (erano necessari quasi sette minuti per farne uno) la pista si era relativamente asciugata e ci fu grande concitazione ai box per cambiare le ruote alle auto e mettere quelle da asciutto. Poco dopo Lauda iniziò il suo secondo giro. Percorse diversi chilometri poi sbandò in una curva a sinistra. L’auto colpì in pieno una roccia a lato del circuito e si fermò in fiamme in mezzo alla pista. Lauda, privo del casco saltato via durante l’impatto, fu tamponato dalle auto di due piloti in arrivo. A causa dell’incendio riportò numerose ustioni al viso, che non era protetto né dalla tuta né dal casco. Nei primi giorni, quando i medici erano molto scettici sulle sue condizioni, un prete gli diede l’estrema unzione.

Il ritorno in pista

Dopo solo 40 giorni, fasciato e con le ferite ancora vive, tornò in pista a Monza per riprendere la lotta al titolo con il suo rivale James Hunt. La sua impresa creò gran parte della sua leggenda. Lauda riuscì a rivincere il Mondiale nel 1977 e, dopo essersi ritirato per un paio di stagioni, nel 1984, ma con la McLaren. Nel 1985 si ritirò per la seconda volta, quella definitiva. In seguito, oltre a occuparsi delle sue due compagnie aeree, non lasciò mai il mondo della Formula 1, o come commentatore televisivo o in qualità di consulente e manager di diverse squadre, tra cui la Ferrari e la Jaguar. Si sposò due volte: nel 2005 la seconda moglie gli donò un rene per salvarlo da una malattia di cui soffriva da anni, probabilmente come conseguenza dell’incidente del 1976. Aveva cinque figli.

L’amico e rivale James Hunt

Lauda e Hunt
Lauda e Hunt nel film “Rush”
Hunt e Lauda amici e rivali
James Hunt e Niki Lauda

Fu protagonista di una delle più iconiche rivalità nella storia degli sport motoristici con il pilota britannico James Hunt, raccontata da Ron Howard nel film Rush. Hunt e Lauda furono quasi da subito molto amici, ancor prima di gareggiare in Formula 1. Durante i loro primi anni condivisero un piccolo appartamento a Londra e fecero amicizia. In pista c’era grande competizione, ma come spiega Lauda: “Potevi guidare a due centimetri dalle ruote della sua auto ed essere certo che non avrebbe mai fatto una cazzata. Era un grande pilota”. Rimasero in contatto e si frequentarono anche quando lasciarono entrambi le corse, in anni diversi, e fino alla morte di Hunt nel 1993 per un infarto.

Le sue frasi famose

“Tutti quelli che hanno corso e che corrono in macchina hanno questa consapevolezza: quando si vince, il 30 per cento di merito va alla macchina, il 40 per cento al pilota, il restante 30 per cento alla fortuna”.

“Mi sembra esagerato definirmi gelido, o come un computer. Sono solo un uomo preciso, controllato, che fa un mestiere preciso e pericoloso, un mestiere che non consente errori”.

“La Formula Uno è uno sport per ricchi, in parte è vero, ma sono i poveri i veri appassionati. Con grande spirito di sacrificio molti meccanici sono diventati grandi piloti. Chi ha passione arriva comunque, certo però i ricchi hanno più chances”.

 

 

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