Perchè tanti cantanti sulla mano hanno la scritta «Ddl Zan»?

 

Il cantante Fedez ne ha parlato sul palco del concertone del 1 maggio. E si è scatenato il finimondo… Ma già da un po’ di tempo molti artisti si sono fotografati con la mano aperta e la scritta «Ddl Zan». Che cos’è il Ddl Zan e perché il discorso di Fedez ha fatto così discutere? Proviamo a rispondere partendo dall’inizio. Cercheremo di spiegarvi i punti principali.

Che cos’è il Ddl Zan

Intanto srotoliamo il nome: Ddl sta per disegno di legge. Zan è il nome anzi il cognome del deputato (che di nome si chiama Alessandro) che ha  firmato e presentato la proposta. Il disegno di legge è quindi una proposta perché venga fatta una legge. Questa «proposta» è stata già approvata alla Camera (il 4 novembre 2020), uno dei due rami del Parlamento. Poi è arrivata in Senato e qui sta aspettando di essere discussa perché non tutti i partiti sono d’accordo.

Di che cosa tratta questo disegno?

Il titolo esatto è questo: «Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità». In buona sostanza, è una legge per combattere l’omofobia, cioè contro chi discrimina o aggredisce persone gay, transessuali, ma anche la misoginia cioè l’atteggiamento di odio e disprezzo per le donne ma anche per i disabili.

Cosa c’è quindi tanto da discutere? penserete..
È ovvio che nessuno-ma-proprio-nessuno può negare che sia giusto punire e anche pesantemente episodi di bullismo verso i gay, le aggressioni fisiche ma anche le parole di odio dette verso una persona perché è omosessuale o perché è un disabile.  E infatti su questo sono tutti d’accordo.

Cosa prevede il Ddl Zan?

In Italia ci sono leggi che puniscono tutte le aggressioni sia verbali che fisiche. Ma attualmente il codice penale italiano considera come un’aggravante l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o di nazionalità (con la legge Mancino). In Italia oggi l’omofobia non è considerata un’aggravante al reato di lesione personale (articolo 582 del Codice penale).

Quindi se una persona viene aggredita a causa del suo orientamento sessuale, il giudice non potrà applicare una sanzione più severa di quella base, diversamente da quanto accade se dietro a un reato  ci sono  discriminazioni razziali, etniche o religiose.

L’intento della legge Zan è quello di far sì che vengano puniti allo stesso modo (e quindi considerati più gravi) anche i reati di discriminazione fondati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Dentro il disegno Zan

Il disegno di legge quindi prevede:

  • contro la discriminazione: pena da 6mila euro di multa a 18 mesi di carcere per chi compie atti discriminatori che riguardano l’orientamento sessuale di una persona o la disabilità.
  • contro la violenza: carcere da 6 mesi a 8 anni per chi commette violenza o spinge altri a commetterne sempre per gli stessi motivi.
  • sensibilizzazione: è prevista l’istituzione di una Giornata nazionale contro l’omotransfobia  ed è previsto un fondo di 4 milioni per politiche che riguardano le pari opportunità.

Giornata indicata nel 17 maggio perché  il 17 maggio 1990 è il giorno in cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha eliminato l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Perché c’è chi dice sì e chi dice no

Molti artisti (come anche Fedez) si sono schierati a favore dell’approvazione di questa legge e per questo si sono fatti fotografare con la scritta sulla mano Ddl Zan: l’intenzione è di fare parlare di questo argomento e accelerare la discussione in Senato.

Ma alcuni partiti del centro destra e del mondo cattolico non sono d’accordo ad approvarla così com’è. Per diversi motivi, uno tra questi è che non ritengono necessaria una legge specifica in merito, ma secondo loro basterebbe soltanto modificare la legge Mancino, che punisce i reati e le discriminazioni basate su nazionalità, etnia e credo religioso.


Qui, per chi vuole approfondire, il testo integrale del decreto


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