Sara, il capovaccio che ha volato per 4mila chilometri

capovaccio Sara

Ha percorso ben 4mila chilometri, attraversando mari e deserti.  Sara, una femmina di capovaccio, è partita dal Niger, in Africa,  il 18 marzo scorso ed è tornata nei giorni scorsi in Italia. Era stata rilasciata cinque anni fa nell’Oasi Lipu Gravina di Laterza, in provincia di Taranto, dove i volontari della Lipu sperano possa tornare nei prossimi giorni per nidificare.

È una bella storia  quella che la Lipu, (la Lega di protezione degli uccelli)  ha raccontato alla vigilia della Giornata mondiale degli uccelli migratori (World migratory bird day).

Il capovaccio Sara

Il capovaccaio, come Sara, è una delle specie migratrici più a rischio di estinzione: ne restano solo 10 coppie nel Sud Italia ed è classificato dalla lista rossa italiana come “Critically endangered”, ossia in una specie in “pericolo critico”.  Nel 2015  Sara è stata rilasciata nel canyon della Gravina di Laterza per poi tornare in Africa per quattro anni, fino al 2019 quando, dopo un periodo di spostamenti in varie regioni del Sud Italia, è rientrata nuovamente nel Niger.

Un anno speciale

Ma il ritorno di quest’anno è speciale, perché i capovaccai nidificano solo dal quinto anno di vita: Sara ha cinque anni e quindi potrebbe fare tanti… capovaccini!! Almeno questa è la speranza di ornitologi e appassionati, che tengono le dita incrociate perchè Sara possa fare il suo nido nell’oasi della Lipu e rafforzare così l’esigua popolazione nidificante italiana.

Gli uccelli migratori

Il capovaccaio è solo una delle 185 specie di uccelli migratori (metà delle quali transahariani) che, raggiungeranno l’Italia entro la primavera. Come le  cicogne bianche e nere, i fenicotteri, i rapaci, le rondini e altri passeriformi. Il 34,5% di loro sono a grosso rischio, mentre per il 33% lo stato di conservazione è inadeguato.

E a stare peggio – almeno la metà delle specie migratrici a lungo raggio – sono quelle che attraversano , il  deserto del Shara,  rispetto ai migratori del Paleartico, ossia Europa, parte dell’Asia fino agli Urali, Medio oriente e nordafrica.

Però, la buona notizia è che una su 5 infine, ossia il 26% del totale delle 185 specie, gode di buone condizioni di salute, frutto anche degli studi e dei tanti progetti di conservazione realizzati nel corso degli anni e della legislazione ambientale migliorate nel corso del tempo.

Il viaggio

«Come ogni anno, fedeli alle loro abitudini, gli uccelli migratori tornano tra noi – spiega Claudio Celada, direttore Area Conservazione natura della Lipu-BirdLife Italia – Hanno già attraversato la nostra penisola molti rapaci veleggiatori. Ad esempio  i limicoli, gli anatidi e gli uccelli canori, che migrano in prevalenza di notte. Altri stanno arrivando proprio in questi giorni, dopo un viaggio colmo di minacce vecchie e nuove che li mettono a rischio. Tra queste, la distruzione degli habitat, ostacoli antropici di varia natura, il bracconaggio e adesso anche i cambiamenti climatici».

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