Boldi: “Ragazzi non scherziamo, state a casa!”

Massimo Boldi

Massimo Boldi ci parla dalla sua casa in provincia di Milano, epicentro della pandemia. Ci aspettavamo d’intervistare un mitragliatore di battute e sbagliavamo. Certo il re dei cinepanettoni scherza sempre, ma oggi anche per lui è diventato faticoso sorridere.
Cosa sta facendo?
«Dovevo cominciare le riprese di un film con Pupi Avati da presentare fuori concorso al Festival di Venezia, ma questo coronavirus ha bloccato tutto».
Boldi che interpreta un film di Pupi Avati?
Guardi che ho già lavorato con Pupi Avati, abbiamo fatto “Festival” nel 1996 che si ispirava alla figura di Walter Chiari e io impersonavo un comico che, dopo aver sperperato tutti suoi guadagni, sogna il riscatto».
Ed è drammatico anche il nuovo film?
«Diciamo che non è del genere “Vacanze di Natale”. S’intitola “Lei mi parla ancora” e racconta con poesia un amore durato 65 anni, quello tra Rina e Nino che erano i genitori di Vittorio Sgarbi. Io sono il padre e la madre sarà Stefania Sandrelli. Un’opera delicata e sentimentale. Lo sa che erano entrambi farmacisti a Ferrara e la figlia Elisabetta è ancora titolare della farmacia?»
Non lo sapevo, perché me lo chiede?
«Perché in questo momento, oltre ai medici e agli infermieri, dobbiamo ringraziare i farmacisti che sono in trincea nella lotta contro il virus».
Si trova a suo agio nel personaggio di Nin0?
«Perfettamente, solo che quando provo le battute serie si mettono tutti a ridere. Sa perché? Non ci sono abituati a vedermi che non faccio il pirla, ma le assicuro che vi sorprenderò».
Sgarbi è soddisfatto?
«Faccia un po’ lei: mi telefona e mi chiama papà. Somiglio moltissimo a suo padre, entrambi pelati e con la faccia
da Cipollino».
Secondo lei la comicità può aiutare a superare questa situazione?
«Ci sono studi che dimostrano che farsi una risata è terapeutico e innalza le difese immunitarie. Però se devo essere sincero non ho voglia di scherzare, lo trovo fuori luogo quando sento ogni sera il bollettino mortuario della Protezione civile. Mi pare forzato sdrammatizzare perché purtroppo siamo in un dramma. Avevo fatto un post sui social ma poi l’ho cancellato».
Cosa aveva scritto?
«#iorestoacasa ma davvero però».
Lei osserva le restrizioni?
«Una volta sono uscito, lo confesso. Sono andato al cimitero a trovare la mia povera moglie Marisa, non riesco a stare lontano da lei troppo tempo. E poi ne ho approfittato per fare un sopralluogo».
Un sopralluogo dove?
«Beh, ormai ho 74 anni e volevo vedere se c’erano ancora dei posti liberi al camposanto. Allora ho chiesto alle mie tre figlie Micaela, Manuela e Marta: le tombe sono tutte occupate e io adesso dove vado?»
Cosa le hanno risposto?
«Mi hanno mandato a quel paese. Hanno ragione, ma volevo essere solo surreale.
Lei è molto conosciuto non dà un buon esempio uscendo…
«Guardi, io rispetto le regole perché ho tanta e tanta paura, al massimo faccio due passi in giardino per una boccata d’aria. Un giorno sono andato in farmacia, i miei nipotini li saluto dalla finestra e abitano qui accanto a Milano 3. Sono terrorizzato da questo virus, appena incontro una persona penso che sia uno che mi vuole ammazzare… Quindi, amici miei, non fate idiozie. Vorrei aggiungere una cosa sul molto conosciuto…»
Prego…
«Io sono famoso aldilà dei miei meriti e questo è certo, non può immaginare quante persone fino quindici giorni fa mi fermavano per strada per un autografo o un selfie. La gente mi vuole bene, dai bambini ai nonni.
Quindi?
«Quindi sto ripensano in questi giorni difficili alla mia vita e sono contento, i film che ho fatto con Christian De Sica non passeranno alla storia del cinema ma sono nel cuore degli italiani. Non sono volati via senza lasciare
traccia, sono rimasti».
Girerà ancora cinepanettoni?
«Dovevo cominciarne uno subito dopo “Lei mi parla ancora”, per essere nelle sale a Natale ma a questo punto non so se ce la faremo».
Chi sarà il regista?
«Se ci fosse ancora Carlo Vanzina sarebbe lui, ma potrebbero farlo Neri Parenti, Claudio Risi o Enrico ».
Ci sarà anche De Sica?
«Con Christian ne faremo un altro il prossimo anno, l’idea è riproporre un “Vacanze di Natale” ma finora i copioni non ci hanno convinto.»
C’è qualcosa che vorrebbe dire agli italiani?
«ta-ta-ta tachicardia».
Vede che scherza ancora…
«Cosa vuole che le dica, è più forte di me. Ho cominciato negli anni Sessanta al Derby di Milano e da allora non ho più smesso».
Che film consiglia di guardare agli italiani segregati in casa?
«Quello che preferiscono, però sarei onorato se fosse uno dei miei: ne ho girati 70 e la scelta non manca. “Yuppies”, “Amici come prima”, “La fidanzata di papà”, fate vobis…»
A proposito di fidanzate, vede la sua giovane fiamma?
«Come faccio a vederla che non ci si può muovere? Ci incontriamo sullo schermo del telefonino perché lei è a Lucca e mi manca molto…»
È una donna che ha 34 anni meno di lei…
«Chiamiamola col suo nome: Irene. Una persona profonda ed eccezionale, non immaginavo di potermi innamorare a questa età. Ad un certo punto è complicato, anche sono ancora un giocherellone. Ricominciaredall’inizio comunque è molto bello».
Che libro ci consiglia di leggere?
«Il Vangelo, ma nel nuovo testo come faccio io».
Come chiudiamo l’intervista?
«Matteo 11:28: venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, io vi darò riposo».

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