Benigni e l’Inno di Mameli, c’è il video

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SANREMO – Chissà quante volte avete canticchiato l’Inno di Mameli prima di una partita di calcio della Nazionale. Ma chi era questo Scipio? Perché la co(o)rte?
Ci voleva un appassionato Benigni  sul palcoscenico dell’Ariston a Sanremo per raccontare l’Inno come non lo avete mai sentito. E da lì una “lezione” sulla storia del nostro Risorgimento con tutta l’energia, il divertimento e la profondità che lui è riuscito a mescolare così bene. Una forza prorompente per smuovere cuore e cervello delle persone e dire: ma sai quanto è bello essere italiani?

Lo show è stato così pieno di fervore “memorabile” (una parola che Benigni ha ripetuto più volte parlando della nostra storia) che il Quirinale lo avrebbe contatto per realizzare un video da diffondere nelle scuole.

Il giovane Mameli

Sai che Mameli ma sì… proprio quello che ha scritto le parole dell’Inno (e non la musica che invece è stata composta da Michele Novaro) non era un vecchietto con la barba come ci si potrebbe immaginare oggi ma era un giovane di appena venti anni. All’epoca (eravamo nel 1861 appunto) significava non essere ancora maggiorenni. Sarebbe come dire un diciassettenne di oggi. E proprio come un diciassettenne di oggi era pieno di energie, di speranze, di voglia di cambiare il mondo. Per lui era l’Italia tutta unita il sogno da realizzare. A costo della sua stessa vita. In una delle sue imprese da patriota fu ferito ad una gamba. Una ferita leggera ma che presto fu colpita dall’infezione. Allora non c’erano gli antibiotici. Morì a solo 21 anni. “Tutti questi ragazzi, voi non potete sapere quanti ne sono morti per noi”, ha detto Benigni. Ecco qualche punto del suo discorso.

La felicità

“Siate felici e se qualche volta la felicità si scorda di voi voi non vi scordate di lei. Se è cara la felicità non è di buona qualità”.

La libertà

“Churchill l’uomo che ci ha liberato dal nazismo. Quando andò alle elezioni, in Inghilterra perse con i laburisti. Glielo annunciò sua moglie, la mattina dopo mentre si faceva la barba. Gli disse: “Abbiamo perso”. E lui rispose:  “No abbiamo vinto, ci siamo battuti per questo, anche per perdere”. Aveva vinto anche perdendo.

La bandiera

Raccolgaci un’unica bandiera … “Sapete da dove viene la bandiera? Venne trovata, scelta da Mazzini in un verso di Dante Alighieri. Trentesimo canto del Purgatorio, appare Beatrice sopra un candido vel, (bianco)  cinta d’uliva donna m’apparve sotto verde manto, vestita di color di fiamma viva” (rosso). Trovatemi un altro popolo che ha un i colori del poeta più grande del mondo”.

L’elmo di Scipio

“Ha vinto una battaglia che ha cambiato le sorti del mondo e ha dato la cultura a tutto l’Occidente: se Scipione perdeva con Annibale tutti noi eravamo di cultura fenicia, mediorientale. Nessun altro luogo al mondo ha avuto un’avventura impressionante, scandalosamente bella come la città di Roma”

La canzone

Benigni ha cantato l’Inno senza strumenti. Immaginando come avrebbe potuto intonarla un ragazzo di venti anni che sta sul campo, in una notte di 250 anni fa e se lo canta da solo sapendo che il giorno dopo può essere davvero l’ultimo.

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