Allarme Vespa Velutina, il killer delle api

vespa velutina
La Vespa Velutina e a destra il Calabrone

Sembra un calabrone. Invece è la Vespa Velutina,  il killer degli alveari. È arrivata  dall’Asia, ma  dal 2012 ha cominciato a fare danni anche in Italia, cominciando da Liguria e Toscana.

Come è fatta la Vespa Velutina

Simile al nostro calabrone (Vespa crabro, a destra), ma di dimensioni inferiori, la specie asiatica (a sinistra) si distingue anche per essere più scura, per avere una banda giallo-arancione verso il pungiglione e una stretta linea gialla più chiara vicino al vitino di vespa. Le estremità delle zampe sono colorate di giallo

È un efficientissimo e pericolosissimo cacciatore di api. Le cattura davanti agli alveari e le uccide per nutrire le numerose larve nei suoi nidi. A differenza dell’ape asiatica (Apis cerana), la nostra ape (Apis mellifera ligustica) non riesce a difendersi.E si mettono in quarantena! 

Quando questo predatore tiene sotto assedio gli alveari le api smettono di uscire per raccogliere il cibo (nettare e polline) necessario per nutrire la famiglia. E quindi la colonia si indebolisce pericolosamente.

Dove è stata avvistata

È arrivata alcuni anni fa in Francia in un carico di bonsai dalla Cina e da lì migrato nel nostro Paese, dove ha iniziato a fare strage di arnie, soprattutto sulla riviera ligure di ponente. Ma l’avanzata non si è fermata sconfinando anche in Toscana. Solo qualche settimana fa la rete fra scienziati dell’Università di Firenze e Pisa e alcune associazioni apicoltori, hanno registrato nuove segnalazioni del terribile predatore. E la diffusione, se non fermata, potrebbe avere effetti devastanti non solo sull’apicoltura ma anche su ecosistema e biodiversità.

Come viene catturata

La primavera è uno dei periodi cruciali per fermare l’avanzata dell’insetto attraverso le trappole-cattura-regina che gli apicoltori hanno già iniziato a posizionare nelleo arnie. Nei giorni scorsi, ben cinque regine, le «mamme» delle vespe operaie che insidieranno gli alveari nei mesi estivi, sono state catturate. L’ultima solo pochi giorni fa a Massa. Eliminare una regina significa difatti eliminare la formazione di nuove colonie con migliaia e migliaia di cacciatrici. «Già cinque avvistamenti a inizio stagione non sono un bel segnale», spiega all’Agi la professoressa Rita Cervo, etologa nel Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze e professore associato di Zoologia, punto di riferimento della rete Stop Velutina.  «Cerchiamo di sensibilizzare la gente comune al problema perchè ci aiuti a controllare la diffusione di questa specie aliena attraverso segnalazioni che possono avvenire sul nostro sito Stop velutina o ai numeri di telefono indicati».

Se la avvistate quindi fate la segnalazione!

Il pericolo per le api

La Cervo spiega inoltre che la velutina è così pericolosa per le nostre api perchè «essendo una specie aliena, e quindi un predatore che le nostre api “non conoscono”, queste non hanno ancora evoluto una strategia di difesa. Così finiscono per uscire sempre meno dal nido, impaurite, e la colonia senza scorte di cibo si indebolisce». «L’apiario, si può dire, è il supermercato delle velutine – spiega ancora la biologa – che hanno bisogno delle proteine contenute nei muscoli delle api per nutrire le larve e allevare nuove regine. Le operaie velutine si posizionano in volo statico pattugliando gli alveari e aspettano il ritorno delle api bottinatrici, stanche e cariche di polline, per ghermirle, staccar loro testa e addome e sventrarle per strappare i muscoli del torace».

I nidi

«Questo – prosegue Rita Cervo – è un momento di poca pressione predatoria perchè siamo nella fase in cui la regina sta costruendo il nido primario, di solito posizionato a bassa altezza su manufatti umani. Inizia come una piccola arancia e arriva a dimensioni impressionanti, anche di un metro, dopo che i calabroni lo hanno spostato a notevoli altezze spesso nascosto tra le fronde degli alberi. Tutto inizia difatti da una regina fecondata, che si è accoppiata sul finire dell’estate e sverna da sola in un luogo protetto. È lei che dà origine a tutto e per questo è importante catturarla».

Mentre in Cina e in Corea esistono altre specie di calabroni che tengono testa alla velutina e ne limitano la diffusione, in Italia per ora non ha rivali: «Come il primo esemplare è arrivato in Francia dalla Cina sui container – commenta la professoressa Cervo -, così potrebbe avvenire, in modo casuale, anche saltando dalla Toscana alla Calabria, per esempio. Perciò è importante sensibilizzare la gente comune sul problema e invitarla a segnalarci eventuali presenze sospette».

velutina
Come riconoscerla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su