Al Polo nord c’è un buco (dell’ozono) da record!

Le_punte_degli_alberi Al Polo Sud il buco dell’ozono è sempre meno… bucato! . Posto a circa 20 chilometri dalla superficie terrestre l’ozono ha il compito di filtrare i raggi che arrivano dal sole (ultravioletti), proteggendo così gli organismi viventi, gli uomini, ma anche le piante e gli animali. Un’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti non solo può creare gravi malattie alla pelle (melanomi) ma può inibire la fotosintesi e fitoplancton, alla base della catena alimentare marina.

Invece gli ultimi dati forniti dalla Nasa e dal Noaa (l’ente sull’atmosfera e gli oceani degli Stati Uniti) dicono che il buco dell’ozono al Polo Sud si è ridotto del 60% nel corso dell’ultimo anno: ora si estende per 9,3 milioni di chilometri quadrati, in pratica è più piccolo dell’Europa, Russia compresa, che è di circa  10 milioni di chilometri quadrati, mentre  l’anno scorso era di 22,9 milioni.

buco ozono

Perchè il buco dell’ozono

Il buco si era aperto negli ultimi decenni del secolo scorso soprattutto a causa dell’utilizzo dei gas contenenti fluoro, bromo e cloro (Cfc, Hfc e alogenati) utilizzati nei frigoriferi, negli estintori e come propellenti nelle bombolette spray, messi al bando con il Protocollo di Montreal entrato in vigore nel 1989.  Secondo gli studiosi la  riduzione in un solo anno è una buona notizia ma solo a metà perché dovuta soprattutto al caldo anomalo negli strati superiori dell’atmosfera.

E al  Polo Nord?

All’altro capo del mondo al Polo Nord, invece quest’anno il buco è … più bucato. Anzi, il più grande buco dell’ozono finora registrato sull’Artico. Ne dà notizia la rivista Nature sul proprio sito. “È grande circa tre volte la Groenlandia – scrive Nature – e rivaleggia con il più noto buco nell’ozono antartico che si forma nell’emisfero meridionale ogni anno”. I livelli di ozono sono stati misurati dal gruppo di ricercatori dell’Istituto tedesco Alfred Wegener di Potsdam, coordinati dal fisico dell’atmosfera Markus Rex. Le misure sono state condotte grazie a palloni sonda partiti da diverse stazioni osservative intorno all’Artico.

“Abbiamo osservato alla fine di marzo 2020 una diminuzione dell’ozono di circa il 90% a 18 chilometri di quota. Un valore – rileva Rex – che non avevamo mai visto prima al Polo Nord”. Secondo gli esperti, questa falla nell’Artico, data la sua collocazione, non è pericolosa per la salute degli esseri umani, ed è destinata a rompersi nel giro di poche settimane.

Lo strato di ozono si estende nella stratosfera, all’incirca tra 10 e 50 chilometri, e protegge dalle radiazioni ultraviolette. Per tutelarlo, nel 1987 è stato firmato il Protocollo di Montreal per ridurre progressivamente l’uso dei gas che distruggono l’ozono, i cosiddetti clorofluorocarburi (Cfc). Senza questo protocollo, precisano gli esperti, la situazione sarebbe peggiore, soprattutto in Antartide dove il buco nell’ozono è ai minimi storici , anche se ci vorranno decenni prima che questi gas scompaiano del tutto dall’atmosfera.

Una riduzione stagionale

«Sono stati già individuati in passato dei piccoli buchi nel Polo Nord, ma quest’anno la riduzione è molto più sostanziosa rispetto al solito. Con il suo milione di chilometri quadrati, il buco in Artico è comunque molto ridotto rispetto alla voragine del Polo Sud, che si estende per circa 20-25 milioni di chilometri quadrati con una durata media di 3-4 mesi», prosegue il ricercatore. «Sebbene in entrambi i poli si verifichino perdite di ozono durante l’inverno, l’esaurimento in Artico è significativamente inferiore rispetto a quanto avviene in Antartide».

Buco dell’ozono, effetto serra, ma che pasticcio! Si potrà mai bucare l’aria? Che c’entra la serra come quella dei fiori sul terrazzo, con i gas? E poi quali gas? Se avete voglia di capirci qualcosa partiamo! Anche perchè oggi sappiamo che le nostre azioni possono provocare effetti sul cambiamento del clima.

Che cos’è il  “buco dell’ozono” ?

È stato scoperto nella prima metà degli anni ’80, quando un gruppo di ricercatori, analizzando i dati raccolti dal satellite in tanti anni, si accorsero della rapida diminuzione della concentrazione del gas nella stratosfera antartica. Era infatti crollata del 40 per cento tra il 1975 e il 1984. Si iniziò a parlare di “buco”, anche se in realtà si tratta dell’assottigliamento dello strato che l’ozono forma ad alcuni chilometri di altezza, svolgendo un ruolo di equilibrio per la biosfera. Gli scienziati si resero conto che la colpa era soprattutto dei CFC i Clorofluorocarburi, sostanze artificiali utilizzate dall’uomo a partire dagli anni ’30 del secolo scorso. Si trovavano soprattutto nelle bombolette spray e anche nei cicli di raffreddamento… Nel giro di pochi anni si arrivò al Protocollo di Montreal (1987) per limitare l’uso dei Cfc e di altre sostanze similari e poi all’inizio degli anni ’90 si decise la la messa la bando.

E l’effetto serra?

Gli scienziati oggi pensano che che il riscaldamento del clima sia dovuto alla maggiore concentrazione di gas ad effetto serra che intrappola il calore nell’atmosfera. E noi uomini siamo i responsabili.

Come funziona l’effetto serra?

I raggi del Sole riscaldano la superficie della Terra. Dalla Terra poi il calore si diffonde di nuovo risalendo. I raggi (quelli che risalgono dalla Terra si chiamano “infrarossi”) attraversano l’atmosfera che si comporta proprio come una serra: lascia passare la luce e trattiene parte del calore. È un effetto naturale (dovuto soprattutto al “vapore acqueo”) grazie al quale la temperatura  media del pianeta è di 15 gradi circa. Se così non fosse saremmo sempre al freddo: 18 gradi sotto zero, dicono gli esperti. Ma tutte le attività dell’uomo stanno aggiungendo all’atmosfera i “gas” che aumentano l’effetto serra e di conseguenza riscaldano il pianeta. Più di quanto servirebbe!

 

Un piccolo-grande grado in più

Nell’ultimo secolo in Europa la temperatura è aumentata di 1 grado. Che sarà mai? direte voi… Invece un gruppo di esperti che sta lavorando a questo problema per le Nazioni Unite prevede che entro il 2100 se non riusciamo a cambiare le cose la temperatura aumenterà fra 1,8 e 4 gradi, che possono diventare 6,4 nella peggiore delle ipotesi. Beh, pensate che nell’era glaciale (ben 12mila anni fa) la temperatura era di soli 5 gradi inferiore a quella di oggi e l’Europa era ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio. Cosa succederà dunque  al nostro pianeta se la temperatura si alza ancora?

Cosa sta già succedendo

– I ghiacciai dei Poli si sciolgono – Gli esperti ritengono che il 75 per cento dei ghiacciai situati sulle Alpi svizzere scomparirà entro il 2050
– i mari si alzano: nel corso dell’ultimo secolo si sono già innalzati di 12-22 centimetri
– la natura si scatena, alluvioni, ondate di calore, siccità, bombe d’acqua
– la natura è minacciata: animali e piante non riescono ad adattarsi al cambiamento del loro habitat

COSA PUOI FARE TU per il pianeta?

  • Abbassare di appena un  grado il riscaldamento in casa può ridurre drasticamente il calore nell’atmosfera 300 chili di Co2
  •  Spegni le luci quando non ti servono. Pensa, solo 5 lampadine possono evitare l’immissione di 400 chili di Co2 ogni anno. Computer e tv non devono stare in stand by
  •  Riciclare i rifiuti, fare la raccolta differenziata. Quando fai la brutta copia gira i fogli usati: sai che per ogni tonnellata di carta riciclata si saranno salvati 17 alberi!
  •  usate mezzi pubblici o camminate a piedi

Per saperne di più

C’è un libretto facile e veloce da leggere. Si intitola “L’atmosfera e l’effetto serra” di Valérie Masson-Delmotte e Marc Delmotte (ed. Dedalo). Un nonno scienziato spiega ai due nipotini curiosi Carlo e Giulia tutti i segreti dell’aria, dei gas…

ATTENZIONE!!! Ti sei accorto che abbiamo parlato di due diversi tipi di raggi: ultravioletti e infrarossi. Sono raggi entrambi ma non sono la stessa cosa… Hai capito la differenza?

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