AI GIARDINETTI CON… la scrittrice Lodovica Cima

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“7+7+7  Tre storie lunghe una settimana”

di Lodovica Cima (Rizzoli Editore)

Lucia e le sue vacanze. Le prime col papà, in un viaggio emozionante in motocicletta, tra imprevisti e incontri insoliti. Le seconde a Parigi, a casa degli zii e dei cuginetti, per la prima volta da sola, alla scoperta della Tour Eiffel, del Louvre e del Centre Pompidou.Ma anche del cibo e dei modi di dire francesi. E le terze… Tre settimane per gonfiare di racconti il diario, insostituibile compagno di viaggio di Lucia.

“E’ stato molto interessante chiacchierare ai giardinetti con Lodovica Cima del suo libro. 

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Ci ha raccontato un sacco di cose… che cosa fa uno scrittore, come nasce un libro. Questa è la nostra intervista. Buona lettura ragazzi!”

Rebecca, Carlotta e Sofia
(eccoci nella foto con Lodovica Cima!)

 

 

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– Perché 7+7+7 è ambientato in Francia?

 “Perché è un paese vicino al nostro che ha molte cose in comune con l’Italia e… anche perché ho un marito mezzo francese”.

Si legge velocemente…

“Ci sono momenti in cui hai voglia di leggere un libro grosso come “Le cronache di Narnya”, altri invece in cui vuoi leggere una cosa veloce ma che ti trasmette lo stesso emozioni. Non bisogna avere paura di dire: oggi voglio leggere qualcosa di più leggero!”

A chi ti sei ispirata per il personaggio di Lucia?

“Un po’ a me quando ero bambina, con la mia voglia di raccontare e un po’ me lo sono inventato. La costruzione di un personaggio è una cosa importantissima. Ad esempio anche la mamma di Lucia è una parte di me, come figura un po’ “perfettina”. Così come un po’ di me c’è anche nel personaggio della zia.

Perché hai scelto un diario?

“Ho pensato che a una bambina dell’età di Lucia (10 anni) possa amare il diario…”

E’ vero a noi piace molto leggere e scrivere un diario!…

“Ecco! Io cerco sempre di mettermi nei panni dei bambini. Cerco di diventare piccola, di provare  le vostre emozioni. Poi a me piacciono molto i quaderni. Mi sono sempre piaciuti. Anzi, direi che ho sempre avuto la mania, fin da quando ero piccola. Scrivevo sui quaderni, ne ho sempre comprati tanti e di tutti i tipi. Poi quando sono cresciuta il quaderno si è trasformato in agenda su cui scrivevo pezzi di emozioni. Sapete, scrivere è davvero importante”

– Perché?

“Ad una bambina come Lucia serve per schiarirsi le idee, a mettere ordine nella testa perché prima di scrivere bisogna pensare. E’ bello,  perché è un modo privilegiato per comunicare le emozioni”

– Ci sarà un seguito?

“Perché no, se il libro avrà successo. A me piacerebbe”

Ci sono un sacco di parole francesi nel libro. E’ perché volevi insegnare il francese?

“Oh no! Non voglio davvero insegnare niente. Non sono una maestra. Voglio solo far giocare con le parole! Il compito di uno scrittore non è quello di insegnare delle cose ma di emozionare: far vivere a chi legge un qualcosa di bellissimo. Io scrivo in modo diverso da come vi insegna la maestra. A scuola vi insegnano le regole, uno scrittore invece le rimescola un po’.  Ad esempio voi imparate le diverse tipologie di testo, descrittivo, narrativo, informativo… Invece nei romanzi moderni il testo descrittivo non esiste quasi più. Lucia la scopri piano piano nella storia: capisci che è un po’ imbranata perché ha paura di fare i tuffi. Non lo dico io! Voi imparate a scuola la punteggiatura. Punto, virgola e punto e virgola. Invece nel linguaggio moderno c’è anche il bianco della pagina che per voi ragazzi ha un vero significato. Andare a capo spesso, uno spazio tra le righe significa una pausa più ampia”.

– Come nasce un libro?

“Tutto parte da una piccola idea che hai avuto, poi la “vesto”, la faccio crescere costruisco i personaggi. Sul mio quaderno li descrivo tanto tanto come se diventassero veri… ci metto tante cose che quasi me li vedo! Quando ho finito di scrivere la storia c’è la fase di revisione che è la cosa più difficile. Faccio come se non avessi scritto io. Devo essere molto attenta e non mi devo mai accontentare. Poi lo porto all’editore. Una volta pubblicato va ancora “accompagnato”. Se entrate in libreria ci sono tantissimi titoli…”

Quanto tempo ti ci è voluto per scrivere “7+7+7”?

“La prima settimana l’ho buttata giù in 2-3 giorni, scrivendo un paio di ore al giorno. La seconda settimana d’estate. La terza nelle vacanze di Natale, quando ho deciso per la collezione di parole. Siamo in un momento in cui perdiamo le parole per strada. Siamo sempre più catturati dalle immagini. Ecco, io ho pensato di fare una collezione di parole così come su Facebook facciamo una collezione di immagini. Ci ho messo un bel po’ a sceglierle…”

Perché hai scelto di fare la scrittrice?

“Mi è sempre piaciuto scrivere, fin da quando ero bambina. Ancora oggi nella nostra casa sul lago abbiamo un “Quaderno della casa” dove chiunque può scrivere quello che vuole, anche gli ospiti che arrivano.

Qual è il prossimo libro che scriverai?

“A dire il vero l’ho già cominciato. Questa volta è la storia di un ragazzo, Giorgio che si troverà faccia a faccia niente di meno che con l’Uomo nero! Ma ora non vi svelo altro…”

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