Addio a Maradona, genio (in campo) e sregolatezza (nella vita)

«Ma che vuoi fare? Non sei mica Maradona!» Quante volte lo avete sentito ripetere sui campetti di calcio, quando magari vi è venuta voglia di fare un po’ i “veneziani”. Dribbling, scarti, e via avanti e avanti tra un avversario e un altro per arrivare alla porta da soli. Lui ci riusciva. Diego Armano Maradona è morto il 25 novembre per un arresto cardiaco nella sua casa di Tigre, un quartiere di Buenos Aires. Aveva appena compiuto 60 anni.  Il presidente Alberto Fernandez ha annunciato tre giorni di lutto nazionale in Argentina.

Maradona, una leggenda

Maradona non è stato un calciatore. È stata una leggenda. Soprannominato El pibe de oro (il ragazzo d’oro) era il numero 10: centrocampista offensivo dotato di grande carisma e personalità estroversa. Giocava di sinistro,  aveva visione di gioco, un controllo pazzesco della palla, precisione nei passaggi e un’abilità eccezionale nel dribbling. Praticamente aveva tutto. E lo faceva vedere in campo. Secondo Johan Cruijff, la maestria di Maradona era tale da dare l’impressione che la palla gli restasse incollata al piede.

Non era alto, appena 1,66 centimetri  con una struttura fisica compatta, quasi tozza. Ma con quel suo baricentro basso, era in grado di resistere alla pressione fisica avversaria durante la sua corsa col pallone tra i piedi

Genio e sregolatezza

Genio in campo e vita sregolata. Ha avuto 5 figli da 4 donne diverse. La sua vita è stata segnata dalla passione per il calcio ma anche dalla dipendenza dalla droga.

Nella sua autobiografia pubblicata nel 2000, ammise di aver iniziato a fare uso di cocaina dal 1982, quando giocava nel Barcellona. A Napoli il consumo divenne una vera e propria tossicodipendenza, che condizionava anche  la sua capacità di giocare a calcio.

Negli anni successivi al suo ritiro, a causa degli eccessi con alcol, cibo e cocaina la sua salute peggiorò progressivamente, costringendolo a diversi ricoveri ospedalieri, interventi chirurgici, oltre a piani di riabilitazione e disintossica

Il piccolo Maradona

Diego Armando Maradona era nato a Lanus il 30 ottobre 1960 sotto il segno dello Scorpione.

«Non avevamo la televisione e a casa lavorava solo mio padre. Speravo sempre che potesse prendere un pallone e giocare con me, ma non poteva, si alzava alle quattro per andare in fabbrica. E dormivamo tutti nella stessa stanza, non avevamo spazio per vivere liberi», racconterà a Maurizio Costanzo, nel 2017. «Non ho avuto giocattoli ma amore. Ero il quinto dei fratelli: eravamo in 10 a mangiare».

«Il mio vecchio mi lucidava gli scarpini prima di ogni partita. Si prendeva cura di loro, li metteva del bitume, li lavava. Uscivo sempre che erano lucidi mentre gli altri li avevano sempre sporchi. Mio padre mi aiutava a brillare», rivelerà in un’intervista al sito argentino Infobae.

Della mamma invece racconterà sempre un altro aneddoto: «A cena diceva sempre di avere il mal di pancia, per farci mangiare di più». Nel 1976 Maradona esordisce in prima squadra. Dieci,  giorni prima di compiere sedici anni. È il più giovane esordiente nella prima divisione argentina.

Le tappe

Ha debuttato a 16 anni in Argentina con l’Argentinos Juniors (1976-81) per poi passare al del Boca Juniors, la squadra del cuore del suo papà (1981-82). Si è poi trasferito in Europa (1982), nel Barcellona . Ingaggiato dal Napoli (1984), è diventato il simbolo dell’intera città, guidando la squadra alla conquista di due scudetti (1987, 1990) e una coppa UEFA (1989). Campione del mondo con la nazionale argentina nel 1986, in Messico, ha segnato nei quarti di finale con l’Inghilterra una delle reti più belle della storia del calcio. Ingaggiato dal Siviglia nel 1992, è poi tornato a giocare in Argentina, nelle fila del Boca Juniors. Nel corso della sua carriera è stato squalificato per doping nel 1991 e nel 1994. Nel dicembre 2000 la FIFA gli ha conferito il titolo di miglior calciatore del 20° secolo a pari merito con il brasiliano Pelé.

I gol pazzeschi

Il dribbling per eccellenza, culminato in quello che tutti hanno definito il gol del secolo, venne “confezionato” da  Maradona il 22 giugno del 1986 allo stadio Azteca di Città del Messico. La partita
era Argentina-Inghilterra. Al decimo minuto del secondo tempo, Diego ricevette la palla nella propria metà campo, spalle alla porta. Si liberò con facilità di due inglesi e cominciò a correre puntando verso l’area avversaria. Con un paio di cambi di accelerazione, evitò altri due inglesi che stavano recuperando terreno, concluse lo slalom su Fenwinck e Butcher e quando stava per cadere scartò il portiere Shilton in uscita bassa realizzando il gol del momentaneo 2-0. Una rete che consentì all’Argentina di approdare in finale e conquistare poi il Mondiale sulla Germania.

Per raccontarla con i numeri (da paura) quella giocata di Maradona durò 10 secondi appena:

  • 60 furono i metri percorsi
  • 6 gli avversari superati,
  • 15 i tocchi di palla, tutti rigorosamente col piede sinistro.Appena cinque minuti prima, il Pibe de Oro aveva realizzato l’altro gol, anche questo passato alla storia e ricordato come la Mano de Dios.

Per saperne di più

  • Cliccando qui trovate un elenco di film selezionato da Tgcom 24 che raccontano la sua vita

1 commento su “Addio a Maradona, genio (in campo) e sregolatezza (nella vita)”

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