7 aprile… et voilà il metro! (è francese…)

7 aprile 1795 – La Francia adotta il metro come unità di misura e istituisce il sistema metrico decimale. 

Da quando è scoppiata l’emergenza del coronavirus (qui 10 cose da sapere sul coronavirus) sappiamo quanto è importante stare almeno a un metro di  distanza.

Ma il metro non esiste da sempre come unità di misura. E’  frutto della Rivoluzione francese. Ogni paese fino al 1790 adottava unità di misure diverse. E questo era un bel problema per gli scambi internazionali.

A Torino ad esempio era il braccio corrispondente a un terzo dell’impronta del corpo di Cristo sulla Sindone. A Londra la yarda, il cui valore era pari alla distanza tra la punta del naso e il pollice della mano di Enrico I. Da altre parti il miglio romano che corrispondeva a mille passi di una legione in marcia. Solo a Parigi c’erano 800 diverse unità di misura. (Se avete voglia di saperne di più qui un divertente articolo del Politecnico di Torino La misura di tutte le cose)

Così L’Assemblea Nazionale incaricò l’Académie des Sciences di studiare qualcosa per rendere le cose più facili per tutti.

Et voilà… madame e monieur (siamo in Francia…) il metro!
Cioè la decimilionesima parte del quarto del “meridiano di Parigi”, il meridiano terrestre che collega Il Polo Nord con l’Equatore.

Federico Peiretti nell’articolo “La misura di tutte le cose” racconta che:

L’Assemblea legislativa francese  incaricò due astronomi, Pierre Méchain et Jean-Baptiste Delambre, di procedere alla misura di quello che venne battezzato il Meridiano, nella parte che correva tra Dunkerque e Barcellona. I due scienziati, con i loro assistenti, partirono nelle due direzioni opposte, Méchain verso il Sud e Delambre a Nord. Tempo sette mesi, dichiararono fiduciosi, e sarebbero tornati con le misure esatte.

Peccato però che si trovarono a fare i conti con la Rivoluzione francese.

I due scienziati viaggiavano a bordo di due carrozze ramate speciali, con i sedili che si potevano trasformare in un letto a due piazze, le pareti disseminate di nicchie in cui si trovavano termometri, orologi a pendolo, igrometri, compassi, cannocchiali e altri strumenti il cui funzionamento era noto soltanto ai due scienziati. Inoltre affermavano di voler misurare la Terra, anzi di voler trovare una misura, il metro, che non esisteva nella realtà, ma soltanto nei loro pensieri e questo insospettiva ovviamente gli abitanti delle cittadine in cui si fermavano, procurando parecchi guai. Le loro carte vennero distrutte, furono incarcerati, presi a botte, inseguiti da contadini che, eccitati dal clima rivoluzionario, avrebbero voluto vederli alla ghigliottina.

Alla fine riuscirono nell’impresa. Sette anni dopo invece di sette mesi.

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