A 7 anni imparano il Braille per parlare con la loro compagna di classe

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AGRIGENTO – In seconda elementare hanno imparato anche il Braille per poter parlare con la loro compagna di classe, cieca dalla nascita. Se ci fosse il premio della solidarietà andrebbe proprio a loro ai bambini della seconda elementare di Acquaviva, un piccolo paese nell’entroterra siciliano.
Cristina ha sette anni e non vede fin dalla nascita. E’ iscritta alla scuola pubblica dove incontra tre maestre speciali che si mettono in testa di insegnare ai compagni di classe di Cristina il Braille, durante le ore del doposcuola. Ora hanno imparato tutti a leggere e scrivere i segni. Così per il compleanno di Cristina le hanno consegnato a sorpresa le letterine in braille con i loro auguri. E Cristina da parte sua ha cercato così di far conoscere ai suoi amici il suo mondo. Cristina in compenso ha sviluppato moltissimo l’olfatto e il tatto: riconosce i suoi compagni solo dall’odore che hanno.

Che cos’è il Braille? E’ un sistema di scrittura e lettura per i non vedenti. E’ fatto da puntini in rilievo, fino a un massimo di sei: a seconda di come sono disposti indicano lettere o numeri. Toccando con le dita i puntini in rilievo si riesce a leggere. Invece per scrivere serve un punteruolo. Ad esempio la lettera A è un puntino in alto a sinistra.


Perché si chiama Braille? Il nome deriva dal suo inventore, Louis Braille nato nel 1809 e morto a Parigi nel 1852. A tre anni il piccolo Braille giocando con gli attrezzi mentre si trova nella bottega del padre artigiano si fa male a un occhio tanto da perdere completamente la vista. In quegli anni non ci c’erano ancora le medicine adatte, così l’infezione si allarga anche all’altro occhio facendolo diventare completamente cieco. A dieci anni entra all’istituto dei ciechi di Parigi dove prima studia poi diventa anche insegnante. Un giorno riceve la visita di un soldato e gli parla del sistema che ha escogitato per trasmettere informazioni di notte nelle trincee: usare dei punti che rappresentano suoni. Da quest’incontro Braille costruisce il suo sistema che ancora oggi viene usato. Braille ha 20 anni quando diffonde il nuovo metodo che per la prima volta dà la possibilità ai non vedenti di scrivere. Fino ad allora era infatti possibile solo leggere. Lo applica subito con i suoi studenti ma dopo pochissimo tempo viene diffuso in tutto il mondo.

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  Prova anche tu – Ecco qua numeri e lettere. Per fortuna si trovano dappertutto adesso. Sulle scatole delle medicine       come nei nuovi ascensori. Accanto al numero dei piani puoi “sentire” con i polpastrelli i numeri. 

   A Milano da molti anni l’Istituto dei ciechi organizza “Dialogo al buio” un percorso di un’ora e un quarto che ha    riscosso un grande successo anche con i ragazzi delle scuole. E’ un’iniziativa che ha un grande coinvolgimento emotivo adatta ai bambini un po’ più grandicelli. Con la guida di un non vedente si esplora ambienti che  riproducono situazioni reali. E si scoprono tante cose che “vedendo” a volte dimentichiamo. Per esempio di  quanto è  importante sapere prestare aiuto ma anche saperlo accettare.  

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