1995 Dopo 20 anni un italiano vince la coppa del mondo di sci alpino: è Alberto Tomba.
E’ stato un grande campione! Volete sapere come si fa a diventare un numero 1?
Ecco cosa scrive di sé, Alberto Tomba,  sul sul sito ufficiale www.albertotomba.com

Sono nato a Bologna in pieno inverno, poco prima del periodo natalizio, il 19 dicembre 1966, sotto il segno del Sagittario. Chi se ne intende, dice di riconoscere in me tutte le caratteristiche principali di questo segno: sono combattivo, vitale, energico, e non ho mai mollato anche quando i tempi erano duri ed ero solo agli inizi.

La famiglia mi è sempre stata molto vicina durante questi anni, da mio padre Franco a mamma Maria Grazia, ai miei due fratelli Marco e Alessia. Ed era proprio insieme a papà Franco ed a mio fratello Marco, di un anno più grande, che ho mosso i primi passi sugli sci. Pensate che mio padre mi portava in spalla giù per le piste quando ero ancora molto piccolo e che per la prima volta ci ha messo gli sci ai piedi quando avevamo solo 4 e 5 anni. Ma non è mai stato pressante. Non ha mai esagerato né con l’entusiasmo, né con i troppi allenamenti: sapeva che per noi doveva essere sempre un divertimento. Per mio padre era fondamentale che praticassimo sport all’aria aperta: non solo era salutare, ma ci avrebbe insegnato il rispetto per la natura, ma anche la disciplina e la lealtà verso l’avversario.

Cominciò portandoci sugli appennini durante i weekend, iniziandoci allo sci. E coglievamo anche ogni occasione per buttarci giù con gli sci: era nevicato? Bene, via sulle colline intorno a casa con sci e bob a provare l’ebbrezza della velocità e subito dopo la faticaccia per una salita a piedi. Ma eravamo piccoli e spesso non ci era permesso uscire dal cancello e così la sera, nel giardino di casa, buttavamo acqua sui dossetti, così alla mattina li trovavamo belli ghiacciati per le nostre “acrobazie”. E poi quando la neve si scioglieva, continuavamo a correre  o andare in bicicletta. Insomma delle vere e proprie pesti. In estate ci si muoveva verso il mare, che mi piaceva quanto la montagna, e lì mi divertivo con gli sci d’acqua e belle nuotate.

Di lì a poco arrivarono gli allenamenti importanti. Dissero che avevo una particolare sensibilità e talento per lo sci ed era giunta l’ora che apprendessi l’impostazione corretta per mettere a frutto le mie potenzialità. Da giovane mio padre aveva stretto una fraterna amicizia con un maestro di sci di Cortina, Roberto Siorpaes, e a 7 anni venni portato da lui per i primi veri allenamenti. E qualche anno dopo cominciarono le prime garette proprio sugli appennini Emiliani. Non nego che avessi veramente poco tempo per la scuola, da cui spesso “bigiavo” per allenarmi o gareggiare, e anche se adesso un po’ mi dispiace, non sarebbe stato possibile fare bene tutte e due le cose.

Così scelsi lo sci. Ricordo molto bene le prime gare, le vittorie, le sconfitte, gli allenamenti, mi sembrava tutto un gioco. Fino a quando le cose non cominciarono a farsi serie. Mio fratello ad un certo punto scelse una vita più “normale”, io continuai per la mia strada, ed era più il tempo che passavo in montagna che quello a casa.

Ma la mia famiglia, quando ero lontano, e anche dopo, quando i viaggi sono diventati intercontinentali, non ha mai smesso di essere il mio porto sicuro, un punto di riferimento nei momenti difficili ed in quelli di gioia.

 

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